Blackout - Manifatture Teatrali Milanesi, Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Lunedì, 17 Aprile 2017 

Il Teatro Litta ha ospitato dal 9 al 19 marzo in prima nazionale uno spettacolo diretto da Antonio Syxty e tratto dal poema di un suo vecchio amico, Nanni Balestrini, intitolato “Blackout”. Avevo creduto di scovarvi una parte attuale invece lo spettacolo è essenzialmente un inno al passato, curioso e appassionante ma forse eccessivamente retorico. Ci si chiede se ‘lo spirito del ’68 sia tornato’ e questa dozzina di giovani, di età compresa tra i 20 e i 27 anni, tenta di rispondere. Il regista li ha scelti su internet tra centinaia di candidati per poi sottoporli a dei provini; sconosciuti, sorridenti, entusiasti, hanno dato colore e allegria allo spettacolo, il cui testo però appare poco convincente e troppo ancorato ad una celebrazione enfatica del passato.

 

Manifatture Teatrali Milanesi presenta
BLACKOUT
un poema di Nanni Balestrini
regia di Antonio Syxty
aiuto alla regia Pietro De Pascalis
con Tiziano Eugenio Bertrand, Eleonora Cicconi, Maria Caggianelli Villani, Filippo Geri, Luciano Nikko Maggioni, Gaia Magni, Leo Merati, Susanna Russo, Gabriele Scarpino, Claudia Veronesi, Alessandra Viganò, Nicole Zanin
disegno luci e video Fulvio Melli
staff tecnico Ahmad Shalabi, Marco Meola
scene Guido Buganza
costumi Giulia Giovanelli
foto di scena Angelo Redaelli
direzione di produzione Elisa Mondadori
si ringrazia Francesco Tagliabue
prima nazionale

 

Se penso che il prossimo anno sarà trascorso mezzo secolo dal ’68 mi domando perché farne uno spettacolo epico come questo, ma temo che ne vedremo numerosi altri ancora. Qui il ’68 appena rievocato viene dichiarato morto e sepolto, eppure offre ancora spunti per un sogno rivoluzionario che aggrega e produce amore, relazioni e critiche. I giovani, insofferenti verso le autorità, ora gridano: “Il ’68 non finirà più!” perché quelle spinte si sono radicalizzate. Gli slogan enunciati attraverso piccoli megafoni da questi ragazzi che corrono avanti e indietro tra il palco e la platea parlano di operai della Fiat che devono scioperare, che non sanno ribellarsi e, mi scuso, ma penso che oggi la Fiat non è nemmeno più italiana e gli operai darebbero chissà che per poterci lavorare come un tempo. Ascoltare queste voci appare l’eco di secoli or sono, non di decenni fa. Comunque, c’è anche una bella messa in scena, molto ritmo, brani di musica splendida che Syxty affianca ai dialoghi e che da soli fanno restare seduti in attesa di capire cosa succederà.

Il testo propone una seconda parte che vede l’ingresso di nuovi personaggi: sono tutte presenze dall’aspetto piacevolissimo, ognuno rappresenta un pezzetto di gioventù, sono appassionati, sorridono e le ragazze sono davvero carine e si scambiano battute che purtroppo somigliano tanto agli slogan e agli stereotipi delle cose che si dicevano i giovani cosiddetti impegnati dell’epoca. Oppure si raccontano eventi accaduti a Milano e a New York, parlano dei furti nei supermercati chiamati ‘spesa proletaria’, degli attacchi ai negozi razziati e alle banche, delle persone finite in ospedale, delle fiamme che bruciavano nei luoghi saccheggiati. E nel frattempo si tolgono le magliette, si passa a quel grande momento che fu la scoperta dell’amore libero, del femminismo, partono grandi abbracci e baci anche prolungati un po’ ovunque, sul palco o in platea nei corridoi. Non viene in mente a nessuno di ricordare che fin da allora si suggeriva moltissimo l’uso dei preservativi e che la diffusione di malattie gravi fu in gran parte favorita dalla disattenzione dei ragazzi che scoprivano nuove emozioni ma non imparavano nulla da adulti incapaci di insegnare loro qualcosa sul sesso.

Sul palco del Litta svetta una struttura molto alta in tubi Innocenti su cui i nostri giovani si arrampicano, vanno su e giù, ballano, cantano, si abbracciano, si saltano addosso, uno ha la chitarra e la suona bene, eppure sembra di vedere un vecchio documentario in bianco e nero. Aggiungo che ho trovato discutibile la scelta di mantenere sempre accese le luci in sala, come se lo spettacolo non fosse mai iniziato ma ottenendo un effetto straniante ed eccessivamente invasivo. Lo sforzo del regista è comunque encomiabile: la sua scelta di 12 tra ragazzi e ragazze che hanno inviato brani video su sua richiesta gli ha permesso di costruire una incredibile compagnia di giovani bravissimi, dotati di fascino e allegria, oltre a coraggio e spudoratezza. Solo che alle rievocazioni preferisco di gran lunga chi racconta la realtà di oggi; c’è così tanto da dire sui giovani d’oggi che a mio avviso sono ben poco interessati a quanto accaduto mezzo secolo fa.

Come si possono ascoltare questi discorsi che puzzano di antiquariato nominando Negri, Scalzone e Autonomia Operaia? Oggi ci troviamo a combattere contro razzismo, schiavismo, femminicidi, l’ignoranza di massa, le bufale digitali e le nuove paure. Chi ha voglia di sentir parlare di rapimenti avvenuti nel secolo scorso, di temi che riguardano i proletari e la politica che si trasforma in violenza? Certo, è necessario ricordare il passato ma è utile solo quando lo utilizziamo per capire il presente. Insomma, bellissima questa dozzina di giovani che sembrano essersi divertiti come matti: hanno corso, saltato, ballato, cantato e recitato forse senza neppure comprendere fino in fondo gli argomenti da loro toccati.

Grazie anche all’ottima musica che ha fatto da sottofondo costante, la serata è scivolata via finché si è scoperto che i temi superavano il ’68 e si è parlato di quel gigantesco blackout che colpì la città di New York per ben tre giorni consecutivi, mandando in tilt metà degli Stati Uniti nel gennaio del 1979. Ci viene ricordato che l’unica fiamma rimasta sempre accesa fu quella della torcia della Statua della Libertà, che possiede un alimentatore autonomo. Tutti i treni del metrò si fermarono e si dice che nacquero moltissimi figli, nove mesi dopo: la gente senza luce elettrica torna alla vita delle caverne, a quanto pare. Grandi applausi per tutti dopo il vero blackout finale.

 

Manifatture Teatrali Milanesi, Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.30, domenica ore 16.30, lunedì riposo
Biglietti: intero 24€, under35 16€, over65 e under18 12€
Durata: 1 ora e 30 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Maddalena Peluso, Ufficio stampa MTM
Sul web: www.mtmteatro.it

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