Blackbird - Piccolo Teatro Studio Expo (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 04 Maggio 2011 
Blackbird

Dal 26 aprile al 29 maggio. In “Blackbird” si affronta un tema drammatico, l’amore di un uomo adulto per una bambina, da una prospettiva diversa. “Mettere in scena Blackbird – spiega il regista Lluis Pasqual – significa portare in evidenza un tema che tutti conosciamo nella sua realtà quotidiana, per guardarlo in modo più profondo, al di fuori di ogni significato scandalistico”. Può la violenza di uno stupro confondersi con l’amore di un corpo fragile, bambino o adulto che sia? “Blackbird”, vietato ai minori di 18 anni, tocca il cuore e il corpo, il cervello e l’animo. Lascia impietriti. Da vedere assolutamente, per capire come l’arte possa impossessarsi dell’essere umano e meravigliarlo.

Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa presenta

BLACKBIRD

di David Harrower, versione italiana Alessandra Serra

regia Lluís Pasqual

scene Paco Azorin

costumi Chiara Donato

luci Claudio De Pace

con Massimo Popolizio e Anna Della Rosa

e con Silvia Altrui

 

Sono stato a teatro e mi hanno stuprato.

Violentemente, in silenzio, non potevo ribellarmi o andarmene via a cercare aiuto. Potevo solo guardare le facce della gente intorno a me, impietrite, che non reagivano ma assistevano allo spettacolo.

Poi mi sono innamorato.

Follemente, perdutamente, progressivamente. Di quell’amore che si mischia veloce a un disperato senso di protezione, alla necessità di sentirsi un corpo dentro a un altro corpo per ufficializzare quella simbiosi unica, il cui riparo vorrei potesse non finire mai.

Poi ho iniziato a sanguinare.

BlackbirdSentivo che ogni parte del mio organismo veniva brutalmente sfondata, senza pietà. E – non importa che io sia maschio o femmina – sanguinavo dal centro delle gambe, toccavo con le mani ma non capivo, piangevo, mi asciugavo le lacrime e sporcavo le mie guance e le mie labbra con il mio stesso sangue. Macchiavo la poltrona dello spettatore accanto a me, macchiavo le lenzuola dove mi avevano trasportato con la drammaturgia, macchiavo tutte le due cose contemporaneamente.

Ancora, mi sono eccitato. Irrefrenabilmente. Sentivo il desiderio di tirarmi giù i pantaloni, di sentire crescere quell’organo voglioso, per patire poi un rifiuto, in nome dell’amore, in nome di uno stupro.

Cos’ero dunque, l’altra sera, a teatro? L’attore o lo spettatore, il corpo o il cuore, una violenza carnale o un’emozione positiva?  Mise en scene o storia vera? (Blackbird, di fatto, è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. Nel 2003 un ex marine americano viene incarcerato per il rapimento di una ragazzina di undici anni conosciuta dopo che tra i due ci fu un breve scambio di messaggi erotici on line. I due scapparono insieme per cinque giorni fino a quando l’uomo non fu arrestato ed estradato, accusato di abuso sessuale, rapimento, espatrio di minori a scopi sessuali e detenzione di materiale pedopornografico).

Cos’ero io – e tutti gli altri spettatori – ancora non si sa. Una macchia grigia, un non colore che non prende posizione. Che lascia impietriti quando le parti in questione sono due: violenza sessuale e sentimento del cuore. Così opposte, così delicate. Così grigie appunto, come la cruda e puntigliosa regia di Pasqual ha saputo dimostrare: grigie le scale, grigia la porta, grigi i vestiti, grigio il pavimento, il lampadario, il bidone della spazzatura di quell’esterno di un ufficio in cui è avvenuto il doloroso rincontro tra una bambina ora cresciuta e un uomo.

Tutti indecisi e increduli – e meravigliati dall’estrema competenza degli attori sulla scena – a tal punto da applaudire a lungo alla fine. Ma tra i battiti delle mani si riusciva a sentire perfettamente un assordante silenzio, qualcosa di tombale. Fastidioso e significativo. La gente batteva le mani e restava a bocca aperta, non credeva a quello che aveva appena assistito. Attoniti così, si acclamava e ci si chiedeva com’era possibile.

Il testo del fenomeno scozzese David Harrower è scomodo e scandalistico da trarne uno spettacolo teatrale vietato ai minori di 18 anni. È qualcosa di travagliato e ridotto all’essenza, difficile da affrontare, come se fosse un’operazione a cuore aperto.

BlackbirdCosì magistralmente confusionario da sembrare scioccante. Il testo di Harrower – più volte ripreso da vari palcoscenici in diverse edizioni in giro per il mondo – è assolutamente poetico.

Le scelte studiate del regista, poi, lo rendono indispensabile dal punto di vista teatrale, sociale, culturale. Illuminano – pur essendo tutto grigio – sulla capacità e sul fascino di una sceneggiatura, su quanto si possa valere mettendo in scena, o assistendo, dei sentimenti. Quella magia tra la creatività e la ragione, di credibilissime illusioni, di magistrali storie della strada messe alla ribalta. Belle o brutte che siano.

Il rapporto tra un uomo adulto e una bambina è sicuramente un tema pesante; affrontato con questo linguaggio teatrale, qui è trattato con estremo rigore morale, quasi con idilliaco distacco, senza giudicare, ma semplicemente proponendo uno sguardo altro sulle cose. Diventando quasi un amore sbagliato, di cui si portano le conseguenze per quelle inguaribili ferite. Da qui lo shock: non tanto per l’argomento, orripilante e purtroppo terribilmente attuale, quanto per lo sguardo, appunto, con cui si presenta.

La sofisticata coppia Pasqual-Harrower mescola la sofferenza fisica di una bambina vergine e innocua – che altro non ha da offrire se non il suo corpo intatto – con l’infatuazione di chi non è ancora in grado di capire. Miscelano il desiderio di un carnefice con il senso di protezione.

L’abominio si fonde in una grande storia d’amore che lega indissolubilmente, in maniera unica e crudele, due esseri umani. Il risultato? Una discesa agli inferi.

L’ex ragazzina piomba vent’anni dopo dall’uomo uscito dal carcere, lo costringe all’inevitabile resa dei conti, alle rimembranze del passato, alle sfumature. All’assopimento che – tra desideri e incomprensioni esterne – prova a risvegliarsi ma poi il vituperio si fa di nuovo troppo forte e poi ancora l’ambiguità che affascina e lacera.

Cos’è, si diceva, lo spettatore di fronte a questo capolavoro, ancora non si sa. Lo stato di trance in cui Anna Della Rosa (fredda, schizofrenica, nevrotica, quasi artificiale, segnata, desiderosa, confusa, insomma, tutte queste cose, completamente calata, è in bilico tra lo stupro subito e l’amore provato, insomma, sublime) e Popolizio sanno condurre è indescrivibile.

Strano e straniante.

Cos’è dunque, il Blackbird? Un merlo, forse, come nel suo significato originario. Scuro, minaccioso, nero, solitario. Da temere, da soffrire.

Una ragazzina, come nello slang inglese si usa tradurre con il termine che dà il titolo all’opera. Con tutto quel che ne consegue.

Oppure, come lo stesso regista vuole dichiarare, potrebbe essere il titolo di una canzone. Blackbird è un singolo di Paul McCartney, e The White Album dei Beatles è una colonna sonora perfetta per una fuga d’amore.

E se Blackbird fosse Satana? Il merlo corrisponde anche al travestimento adottato da Lucifero per indurre in tentazione un santo – San Benedetto, secondo alcune fonti iconografiche – spingendolo a desiderare una fanciulla. Insomma, anche questo calza a pennello.

Di una recensione teatrale non si dovrebbe mai indicare qualcosa di apprezzato, o non condiviso, con dei termini assoluti. È sempre opportuno giustificare, parlare di emozioni, criticare appunto. Però le eccezioni esistono e, concedetemelo, Blackbird di Harrower per la regia di Lluis Pasqual è, semplicemente, bellissimo.

 

Teatro Studio - via Rivoli 6, 20121 Milano

Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, per chi chiama dall'estero +39 02.42.41.18.89; da lunedì a sabato 9.45-18.45, domenica 10-17, festività (solo nei giorni di spettacolo) 10-17

Teatro Strehler - da lunedì  sabato 9.45-18.45 continuato, domenica 13-18.30, festività chiusa

Biglietti: platea intero € 33,00 (ridotto card Gio/Anz € 21,00), balconata intero € 26,00 (ridotto card Gio/Anz € 18,00)

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Sul web: www.piccoloteatro.org

 

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