Bisbetica - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Domenica, 06 Dicembre 2015 

Dall' 1 al 20 dicembre. Una riscrittura, quella della Bisbetica Domata di Cristina Pezzoli, che tramite l’espediente metateatrale si concede di interrogare il testo e le sue possibilità interpretative. Un’operazione pop capeggiata da Nancy Brilli per proporre al pubblico anche uno sguardo sui “rapporti tragicomici che si generano tra gli attori durante le prove di uno spettacolo”.

 

La Pirandelliana presenta
BISBETICA - La Bisbetica Domata di William Shakespeare messa alla prova
regia Cristina Pezzoli
traduzione e drammaturgia Stefania Bertola
con Nancy Brilli, Matteo Cremon, Federico Pacifici, Gianluigi Igi Meggiorin, Gennaro Di Biase, Anna Vinci, Dario Merlini, Brenda Lodigiani, Stefano Annoni e nel ruolo del “dr. Jolly” Valerio Santoro
scene Giacomo Andrico
costumi Nicoletta Ercole realizzati dalla Sartoria Tirelli
musiche Alessandro Nidi
luci Massimo Consoli

 

Una delle commedie di Shakespeare più rappresentate, ma che, essendo stata scritta, come più volte ci viene ricordato durante lo spettacolo, “per spiegare agli uomini come tenere a bada le proprie mogli”, o meglio come ammansirle, addomesticarle, subordinarle all’ordine maschile, suona retrograda ai nostri giorni, o quantomeno ambigua. Se per lo più a metterla in scena è una donna, Cristina Pezzoli, difficilmente può sfuggire ad un adattamento, sebbene alla regista non interessasse, la chiave strettamente femminista.

L’adattamento che la Pezzoli ha scelto è funzionale. Come già l’opera originale suggeriva, sul palcoscenico non abbiamo i personaggi della Bisbetica Domata, ma gli attori un po’ guitti della compagnia che sta cercando di metterla in scena, tra litigi, tagli al copione ed un regista che ha abbandonato la nave. O meglio è stato spodestato, prendendosi un candelabro in fronte, peraltro scagliato dalla prima attrice (Nancy Brilli, ovviamente) che ne ha preso il posto.

Ne deriva che la trama del genio di Stratford arrivi al pubblico filtrata dalle dinamiche interne alla troupe al lavoro: quello delle prove è un pretesto per proporre al pubblico soluzioni interpretative sui generis, alcune simpatiche, altre dubbie, tutte puntualmente redarguite da un intervento ad hoc del personaggio-regista/produttore. L’espediente offre inoltre ai personaggi-attori la possibilità di esibirsi in riflessioni sulla natura del teatro, sull’interpretazione dei classici, sulle dinamiche lavorative degli attori; peccato però che questi intermezzi non vengano sfruttati per dire cose interessanti o almeno un po’ più originali.

Interessante è senza dubbio il gioco di fusione che ad un certo punto si innesca e che porta lo spettatore a perdere di vista i confini tra il personaggio-attore ed il personaggio-personaggio, come accade ad esempio per i rapporti di forza tra la giovane attrice che interpreta Bianca e la più adulta capocomica-Caterina, o tra la stessa Bianca ed il bel Lucenzio.

In alcuni momenti si ha l’impressione di assistere non alle prove di una “compagnia x” ma proprio a quelle della compagnia capeggiata dalla Brilli (per esempio si ironizza in più punti sull’età della Brilli/capocomica, di certo troppo adulta per interpretare Caterina). La quale fa bella mostra delle sue capacità, canta, si arrampica, si mette in gioco, ma non raggiunge la potenza, il brio, l’energia che il suo personaggio (la Bisbetica, superfluo segnalarlo) richiederebbe.

Lo spettacolo sembra pensato per essere trasversale, per coinvolgere più gente possibile. La regista stessa lo definisce un’opera pop. Da lì derivano incursioni degli elementi più diversi, dal neomelodico al rap al musical, senza tralasciare l’elettronica. Ma pop cosa vuol dire? Il carattere didascalico di questa messa in scena è abbastanza evidente, sembrano suggerircelo anche le scenografie, enormi scritte luminose. In più di un momento ci si vede sciorinare una serie di massime, in particolare - sul finale - riguardo gli aspetti ostici della vicenda raccontata e come la figura della donna ne esca avvilita, ma non ci si spinge mai troppo più in là dei luoghi comuni. Viene da chiedersi perché il pubblico sia così sottostimato da alcuni teatranti.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17; giovedì 3, mercoledì 9 e mercoledì 16 dicembre ore 17
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-sabato pomeriggio platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); venerdì-sabato-domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata: 2 ore senza intervallo

Articolo di: Sabrina Fasanella
Foto di: Federico Riva
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

TOP