Biglietti da camere separate - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Domenica, 03 Marzo 2013 

Dal 28 febbraio al 10 marzo. Un romanzo intimo, che racchiude il Tondelli più segreto, posto di fronte ai misteri dell’amore e della morte: tutto questo è Camere separate, storia bruciante e autobiografica pubblicata due anni prima della scomparsa del suo autore, avvenuta nel 1991. E proprio a vent’anni dalla morte di Tondelli, enfant terrible della letteratura italiana degli anni ‘80, Adriatico ha deciso di rendergli omaggio con uno spettacolo che nasce da quel romanzo: due uomini in scena per raccontare la storia di Leo, scrittore omosessuale che deve fare i conti con un lutto importante nella sua esistenza. Sarà l’occasione per inseguire le tracce di sé disseminate nel tempo di una vita, dall’adolescenza inquieta in un paese della provincia padana ai viaggi per l’Europa - mentre la geografia politica ed emozionale di un intero continente cambia pelle.

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Teatri di Vita presenta
BIGLIETTI DA CAMERE SEPARATE
uno sguardo di Andrea Adriatico su Pier Vittorio Tondelli
con Maurizio Patella in Camera 1, Mariano Arenella in Camera 2
musiche originali Massimo Zamboni
cantate da Angela Baraldi
luci, scene e costumi Andrea Cinelli
cura artistica Saverio Peschechera
fotografia Raffaella Cavalieri
supporto tecnico creativo Roberto Passuti e Gianluca Tomasella

 

 

Quando la storia ci regala un patrimonio culturale universalmente prezioso, questo, inevitabilmente, è considerato come qualcosa di unico e insostituibile. Vale per i grandi poeti del passato, per i pittori, per gli scrittori come Pier Vittorio Tondelli. Esiste però la possibilità di rendere omaggio a questi grandi tesori. A volte un ricordo, una rievocazione, una messinscena viene talmente tanto bene da riuscire a sfiorare il senso del lavoro dell’artista che si omaggia, e questo è un complimento superlativo, è come dire che si riesce quasi a raggiungere l’infinito. Per Camere Separate di Tondelli ci riesce in musica Vasco Brondi, con Le Luci della Centrale Elettrica, citando il titolo in un brano, Cara Catastrofe, pieno di suoni così piacevolmente tormentati come le parole di quel romanzo.
Ci riesce molto bene anche Andrea Adriatico, con i suoi Biglietti da camere separate a teatro. Una pièce senza troppi artifici ma intelligentemente espressa. Due camere, due microfoni, la scelta delle parole più giuste, non ce ne vorrebbero altre. Un saliscendi musicale che accompagna gli stati d’animo, degli attori e degli spettatori, un lungo filo bianco da una parte all’altra della sala, da sfruttare. Può dare un senso intimo di casa e servire per stendere i panni, può essere anche l’oggetto erotico di un’adrenalinica fuga sessuale sfociata poi nel senso di colpa. Può essere quella sottilissima linea che divide due persone e pone loro in quel concetto di camere separate, universi opposti e paralleli a tal punto che a sentir parlare ancora di unione sembrerebbe di essere presi in giro.
Un tourbillon emotivo vorticoso, lo stesso dell’opera di Tondelli, quello a cui si assiste. Il bacio dell’amore puro, il sesso, i corpi nudi. La malattia, il senso di solitudine, la consapevolezza del non essere mai percepiti appieno da parte di chi appartiene a un orientamento sessuale differente. Poi il dolore, l’amore, l’abbandono, l’eccesso. Maurizio Patella e Mariano Arenella comunicano tutto questo fissando negli occhi lo spettatore, a volte a distanza ravvicinata. Soggezione, imbarazzo, incapacità di reagire, stupore, commozione, inaspettato battito cardiaco accelerato. Quando chi osserva prova le stesse sensazioni di chi recita, anzi no, di chi vive sul palco, allora lo spettacolo è riuscito. E così è stato.
Quello che più colpisce sono gli occhi lucidi dei due artisti, che riportano le parole di Camere Separate con la voce o con il loro corpo, uno da una parte e l’altro sul lato opposto. Ancora, il movimento delle loro mani mentre parlano, così frenetico, forse neanche se ne sono accorti i due, ma era instabile come la reazione di chi racconta per davvero di una storia d’amore, in questo caso omosessuale, tormentata, storia di una malattia, di un abbandono, di morte fisica ed emotiva, di un senso di solitudine estrema. Come se fossero davvero Leo e Thomas in carne e ossa, e voce e musica. Il merito più grande è proprio questo. Quello di aver dato purezza – nel senso di trasparenza – e carnalità a Pier Vittorio Tondelli, in un susseguirsi di scene affatto invadenti ma comunque pressanti, viscerali e inaspettate.
Non si avverte, tra personaggio e interprete, quel filo che c’è in scena e che trasporta Leo e Thomas in due universi separati. Si spalancano gli occhi, invece, per quel processo di immedesimazione estrema che suscita qualcosa, inevitabilmente. Chi è direttamente coinvolto, in qualche modo scopre di essere meno solo poiché ha assistito a qualcuno in grado di rappresentarlo, almeno, questo eterno e indisturbato senso di solitudine soffocante. Chi non è coinvolto affatto, invece, ha l’occasione per avvicinarsi sempre di più a quella realtà emotiva instabile, ma quanto realistica, che regista e attori hanno espresso in maniera eccelsa attraverso questi brevi biglietti in scena.

 

Teatro Litta (Sala La Cavallerizza) – corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: intero €13, ridotto €9
Durata: 60 minuti



Articolo di: Andrea Dispenza
Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

 

TOP