Beyond Vanja - Sala La Cavallerizza, Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Martedì, 06 Dicembre 2016 

E’ una rilettura in chiave contemporanea di “Zio Vanja” di Anton Cechov, quella che il Teatro del Simposio ha presentato con “Beyond Vanja” al Teatro Litta, Sala La Cavallerizza di Milano, nell’ambito della stagione 2016.2017 di Manifatture Teatrali Milanesi, con l’elaborazione drammaturgica di Antonello Antinolfi e Francesco Leschiera, la regia di Francesco Leschiera, ed in scena Sonia Burgarello, Ettore Distasio, Alessandro Macchi, Matteo Ippolito e Giulia Pes. Una rilettura che risulta quanto mai attuale, nella sua drammaticità e nei suoi spunti di riflessione.

 

Produzione Teatro del Simposio
in collaborazione con Manifatture Teatrali Milanesi presenta
BEYOND VANJA
elaborazione drammaturgica Antonello Antinolfi e Francesco Leschiera
regia Francesco Leschiera
con Sonia Burgarello, Ettore Distasio, Alessandro Macchi, Matteo Ippolito, Giulia Pes
scene e costumi Francesco Leschiera, Alice Manieri, Chiara Bartali e Alice Francesca Sabbadini/Mentozero
luci Luca Lombardi
assistente regia Edoardo Visentin
scenografie digitali Dora VisualArt
elaborazioni e scelte musicali Antonello Antinolfi



La rivisitazione proposta da “Beyond Vanja”, a partire dal classico letterario di Cechov, colpisce nel segno e regala preziosi spunti di riflessione allo spettatore che osserva lo svolgersi dell’opera intorno ad una tavola apparecchiata, centro e motore dello spettacolo.

Partiamo dalla trama: Vanja e sua nipote Sonja conducono vite monotone e operose. Improvvisamente nella loro casa di campagna arriva Serebrjakov, marito della defunta sorella di Vanja e padre di Sonja. Si presenta con Elena, moglie in seconde nozze, donna indolente, pigra e bellissima. Di lei si innamorerà Vanja ma anche Astrov, il medico di famiglia di cui però è segretamente innamorata Sonja. Un giorno Serebrjakov propone di vendere la proprietà e di investire il capitale in titoli. Vanja esplode di rabbia, il rancore covato negli anni affiora come un uragano e manifesta tutto il suo odio nei confronti del vecchio ed egoista Serebriakov, colpevole di avergli rubato gli anni migliori e di volergli togliere anche i futuri. La situazione supera la misura quando Vanja tenta di uccidere Serebrjakov e così lui e la moglie Elena partono, in gran fretta. La vita riprende il suo corso, lento e laborioso, la rabbia passa, le sofferenze si placano e tutto torna alla normale monotonia dei giorni che scorrono.

La rivisitazione che il regista Francesco Leschiera ha realizzato rende lo spettacolo più snello ed attuale ponendo l’accento sui temi dell’amore e del sopruso. Il primo tema emerge in tutta la sua drammaticità evidenziando il complesso intreccio in cui la bella Elena, moglie del professore e contesa dallo zio Vanja e dal dottor Astrov, si contrappone alla giovane e bruttina Sonja, destinata a soffrire in silenzio per un amore non corrisposto. Un giro di valzer tra chi ama e chi è amato si snoda intorno a quel tavolo, dove il cibo non manca mai ed è accompagnato sempre da vino, quel vino che scioglierà la lingua di Vanja e di Astrov, almeno in certi momenti. C’è poi il tema del sopruso, affrontato con rabbia ma anche con tanta fede. Sonja, la più giovane di tutti, è la più saggia e calma sempre gli animi perché ha fede.

Bisogna anche riservare la giusta e doverosa attenzione all’impianto scenico: lo spettacolo si svolge nella Sala La Cavallerizza del Teatro Litta, fiore all’occhiello del teatro più antico di Milano. Si tratta di quella che fu la scuderia del Palazzo, interamente rivestita di mattoncini a vista e travi di legno. Già l'ambiente ci proietta in quella casa di campagna. Lo spettacolo si svolge al centro della sala dove la tavola apparecchiata è circondata da pannelli in acciaio e vetro e gli spettatori, tutti seduti intorno, guardano gli attori muoversi all’interno di questo spazio, così vicini ma separati dai vetri, disposti in forma esagonale. Gli attori escono da questa “sala da pranzo” e vengono in mezzo al pubblico, occupando così l’intero ambiente: da un lato si trova un’altalena sulla quale salgono estraniandosi come per raccogliere le idee; dall’altro lato ci sono una sedia, due bicchieri di vino ed una valigia, altro spazio di silenzio e riflessione.

Gli interpreti della rivisitazione dell’opera riescono nel loro intento di emozionare e coinvolgere lo spettatore. In particolare l’interprete del personaggio di Sonja mostra una grande sensibilità nell’incarnare il suo dolore, che trasmette con la voce e la gestualità: colpisce e cattura gli applausi più vigorosi.

 

Teatro Litta (Sala La Cavallerizza) - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a sabato ore 21, domenica ore 17

Articolo di: Monica Landro
Grazie a:Ufficio stampa Raffaella Ilari
Sul web: www.mtmteatro.it

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