Bestie di scena - Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 04 Marzo 2017 

In prima assoluta, dal 28 febbraio al 19 marzo, al Teatro Strehler “Bestie di scena”, il ritratto di un’umanità in fuga senza via d’uscita. La prima regia di Emma Dante per il Piccolo Teatro, una coproduzione con Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo e Festival di Avignone. Nel girone dell'inferno un gruppo di anime espia la colpa: camminano in cerchio, avvinghiati gli uni agli altri, nudi, lenti; prigionieri delle convenzioni, dei tic, delle nevrosi collettive, non riescono più a uscire di scena.

 

BESTIE DI SCENA
ideato e diretto da Emma Dante
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli, Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara
elementi scenici Emma Dante
luci Cristian Zucaro
direttore di palcoscenico Gabriele Gugliara, assistente di produzione Daniela Gusmano
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
coproduzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa,
Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo, Festival d’Avignon
foto di scena Rosellina Garbo e Masiar Pasquali

 

Reduce dai successi de “Le sorelle Macaluso” e “Operetta Burlesca”, Emma Dante torna a Milano con “Bestie di scena”, uno spettacolo nuovo in cui si riconosce la cifra stilistica della regista palermitana: la sua attenzione all’uso del corpo dell’attore in scena, al movimento attraverso coreografie ben disegnate; mentre manca quella sottile e acre ironia che aveva accompagnato le sue regie insieme ad un’attenzione per l’elemento carnale e passionale.

Si muove, invece, sul territorio della performance l’ultimo lavoro di Emma Dante al Piccolo Teatro di Milano, “Bestie di scena”, tracciando il percorso di un individuo alla ricerca di sé che passa attraverso la perdita di tutto, della parola, del costume dietro al quale nascondersi, fino a raggiungere uno stadio in cui è il corpo a pensare.

Sul palco quattordici attori, sette uomini e sette donne, in abbigliamento sportivo eseguono un vero e proprio training: movimenti a corpo libero, corse a perdifiato, vere e proprie coreografie mentre il pubblico prende posto in sala. Dopo pochi minuti formano una schiera, quasi una piccola folla che si muove in modo ondivago. È tutto calibrato: una manciata di minuti e la marcia si interrompe, la schiera si rompe e gli attori iniziano gradualmente a mostrarsi al pubblico e a denudarsi, a piccoli gruppi e con piccoli gesti. Si spogliano dei loro indumenti sudati e consegnano agli spettatori i loro corpi, mostrati con pudore e vergogna, coprendo in un primo momento i genitali con le mani fino all’esibizione di un nudo integrale che non ha nulla di erotico, anzi forse qualche tratto grottesco e di cui non si coglie nemmeno l’elemento disturbante.

I quattordici corpi nudi disegnano una coreografia che, più che di vergogna e di peccato come suggerirebbe il loro aspetto adamitico, parla di pena e di spaesamento. Dell’Eden non c’è nessuna traccia nei loro gesti, nei loro movimenti e nemmeno nei loro corpi ora flaccidi ora muscolosi, corpi naturali in una dimensione primordiale. Il loro silenzio è carico di smarrimento, eppure c’è in loro il desiderio di trovarsi lì, in una scatola nera, in un territorio buio e per nulla rassicurante ma pronto ad accogliere la loro passionalità, il loro sudore, il loro amore, insomma la loro umanità. La scatola nera non è semplicemente il palcoscenico del teatro, ma quello del mondo. Da questo luogo indefinito piovono oggetti che creano ora paura ora pericolo, a volte confusione.

A fare l’ingresso sulla scena è dapprima un bidoncino d’acqua dal quale a turno gli attori bevono, poi sputano, eseguono altre coreografie. Dalle quinte arrivano degli stracci e gli attori puliscono minuziosamente il pavimento. Poi è il turno di una bambola, inquietante oggetto che invita una delle attrici ad eseguire gesti meccanici. Infine sulle note di “Only you” dei Platters si svolge un delicato e grottesco balletto. L’atmosfera idilliaca è interrotta da una rissa consumata con dialetti meridionali. Piovono pop corn e alcuni attori regrediscono allo stato di uomini primitivi. Infine dall’alto arrivano delle scope e gli attori ancora una volta si dedicano alla pulizia del loro spazio.

Non c’è una trama e nemmeno una storia in “Bestie di scena”, non ci suono ruoli e nemmeno personaggi, anche se forse ci si potrebbe sforzare di leggere a grandi linee la Storia dell’umanità: dalla piccola comunità che marcia senza sapere bene dove andare in cui si riconosce l’uomo non solo delle origini, ai vari movimenti che portano alla passione, alla rissa e poi alla regressione. Ci sono un sudore e un affanno che sono umanissimi e in cui si riconoscono non solo e non tanto la storia dell’attore, il suo lavoro, la sua passione ma l’epopea umana del mondo, impegnato in un training di cui non afferra il senso e la direzione, avvolto dagli affanni della vita e con elementi che creano paura, pericolo, confusione a scandirne l’esistenza. L’uso di oggetti di scena è, infatti, un gesto artistico che evoca il mondo contemporaneo in cui terremoti, violenze sulla donna, attentati fanno parte della cronaca quotidiana.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 75 minuti senza intervallo

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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