Bella e Fiera - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 02 Dicembre 2015 

Di sicuro non era prevedibile che il debutto in prima assoluta di "Bella e Fiera", andato in scena al Piccolo Teatro Grassi dal 17 al 29 novembre, si aprisse su una città, un Paese e un’intera Europa traumatizzati dagli eventi spaventosi del venerdì 13 di Parigi, tra cui un massacro in un celebre teatro del centro. Milano ha risposto uscendo di casa e affollando, fino ad esaurirne tutti i posti, lo splendido teatro del centro della nostra città: tutti eleganti, anziani e giovani, persone di ogni genere, felici e per nulla spaventati di essere venuti nel teatro nato proprio dalle ceneri della seconda guerra mondiale, una storia che questo magnifico spettacolo ideato e interpretato dalla bravissima Laura Curino avrà modo di raccontare in modo emozionante.

 

BELLA E FIERA
di Laura Curino
regia Emiliano Bronzino
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Claudio De Pace
con Pasquale Di Filippo, Sergio Leone, Bruna Rossi, Sara Zoia
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
in collaborazione con Fondazione Fiera Milano

 

Laura Curino ha dimostrato di essere un’artista anomala per oltre trenta anni: la sua capacità interpretativa fin dall’inizio è sempre cresciuta assieme alla voglia di compiere ricerche approfondite su personaggi realmente esistiti e tempi speciali che hanno cambiato il nostro Paese, osservandoli da più punti di vista. Ci ha così regalato indimenticabili monologhi, resi ancora più intensi grazie alla sua collaborazione col regista Gabriele Vacis che negli anni ’80 a Torino creava una vera ‘nouvelle vague’ teatrale. Sono cominciati a fioccare i premi finché la Curino ha saputo raccontare la saga della famiglia Olivetti in modo tale che ormai chiunque si farebbe interpretare da lei. Ha cominciato a collaborare una decina d’anni fa col Piccolo Teatro di Milano e oggi la vediamo in collaborazione col torinese Emiliano Bronzino che la dirige in quest' ultima avventura.

Ci sono immagini in bianco e nero, scritte sull’alto del palco, animato da pannelli mobili e personaggi in abbigliamento tipico del primo Novecento. Stanno leggendo dei quotidiani e sono sconvolti nell’elencare quanto avviene: “Venerdì 13 agosto, 56 bombardamenti, 1800 tonnellate di bombe fatte cadere su Milano… in quattro giorni 3240 tonnellate di bombe, almeno 2000 vittime… macerie, macerie” e leggiamo ‘La città morta, la città resuscitata 1943-1946’. Intanto le voci si susseguono e ci raccontano i drammatici tempi di quegli anni lontani e terribili: “Ci vorranno ancora due interminabili anni prima che la guerra finisca. Avevamo ballato, cantato… chissà se sarebbe stata davvero la libertà”. Di colpo scopriamo che non avremo necessariamente un racconto cronologico ma che vedremo immagini storiche autentiche mentre la narrazione, portata avanti assieme a quattro attori amatissimi al Piccolo, Pasquale Di Filippo, Sergio Leone, Bruna Rossi e Sara Zoia, viaggerà nel tempo allo scopo di proporre la storia della Fiera di Milano così come l’hanno vissuta grandi e piccoli, coi loro ricordi e i loro sentimenti.

“Nel ’31 mio nonno mi aveva portata alla Fiera a vedere la Balilla” racconta una ragazza. “Mi ha insegnato mio nonno a guidare e mi ha lasciato un mestiere con cui mi sono mantenuta: portavo via macerie, ma così tante da formare una montagna! Quando vidi la Scala… distruzione totale: 120.000 metri cubi di macerie”. Con queste immagini crude e verosimili si snoda il racconto che ricorda come, ricostruita la Scala a tempi di record, considerata simbolo della città e del suo diritto al potersi riunire, incontrare, provare piacere e orgoglio, ritorna a dirigerla Toscanini, che era stato esiliato dal duce quando si era rifiutato di suonare ‘Giovinezza’. Si ricostruisce perfino sulle macerie interrate della Scala per fare più presto e l’acustica non è più la stessa. Eppure il grande maestro si presenta senza neppure chiedere un compenso e arriveranno addirittura 24 inviati speciali dall’America per l’inaugurazione. Hanno scelto una debuttante per il ruolo di protagonista, una certa Renata Tebaldi.

“Tutti qui gridano ‘La Scala è Milano!’ ma pure la Fiera deve riaprire e così interviene De Gasperi”, ci ricordano i personaggi che snocciolano fatti di cronaca vera. A settembre del ’56 la Fiera riapre e resterà aperta per sei mesi invece delle solite due settimane. Scommessa vinta: in soli cinque mesi accorrerà un milione di visitatori: è un successo, un prodigio. Vi hanno lavorato cinquemila operai e si pensava che la Fiera avrebbe ricostruito l’Italia. Lo stesso accadde con la Scala, la cui serata inaugurale sarebbe stata trasmessa coi microfoni in Piazza del Duomo. Vennero migliaia di milanesi a sentire Toscanini quel maggio, riempiendo tutta la Galleria Vittorio Emanuele appena si era venuti a conoscenza dell’evento. Ma Laura Curino decide di trasportarci in un altro tempo, che leggiamo in alto: è il 1881 e qui è cominciato tutto con l’Esposizione Nazionale, che prosegue nel 1906 con la grandiosa Esposizione Universale di Milano, che segue quella più strepitosa di Parigi che ha segnato il passaggio del millennio.

L’Expo del primo Novecento invece si inventa una città d’acqua che si abbina al progresso portato dal traforo del Sempione, che vedrà la luce proprio nello stesso giorno. In città si costruiscono architetture d’avanguardia, 225 edifici, nasce l’Acquario, il tutto in sei mesi, e si vedono due palloni volare nel cielo. I milanesi si sentono proiettati nel futuro. Di pezzo in pezzo, "Bella e fiera" registra momenti straordinari, le due guerre, il fascismo e i cambiamenti della società e arriva a ricordare le 600.000 vittime dell'epidemia ‘spagnola’ che si sviluppò durante la prima guerra mondiale e fece morire più giovani delle baionette. Migliaia di orfani ricordano che Milano ha visto le sue famiglie decimate, eppure ancora si inaugura una fiera, che si chiamerà Campionaria perché vi si portavano i campioni, i migliori prodotti da esporre al pubblico. Fu una fiera magnifica ma poi tutto cambiò, anche i nomi, con l’avvento del duce che esigeva l’autarchia.

Di fiera in fiera ci rendiamo conto che passano gli anni e i tempi, portando sempre record di visitatori. In via Rovello un vecchio teatro in rovina fra le macerie con ancora un cartello ‘Off Limits’ alla porta viene visitato da tre ragazzi: Paolo Grassi, Giorgio Strehler e Nina Vinchi. Con un calcio sfondano la porta e guardano la platea devastata dai soldati, con ancora tracce di sangue in giro, un freddo pazzesco, quel 1 febbraio 1947. Non è possibile certamente rievocare ogni passaggio della rappresentazione, anche perché andare a vedere questo spettacolo è davvero un modo per ricordare i tempi terribili e i tempi magnifici, l’unità dei milanesi che si sono sempre stretti attorno alla cultura e alla ‘loro’ Scala come agli affari onesti che sentivano di produrre alla Fiera. Hanno amato i teatri, la musica e la modernità, il design, l’architettura e il magnifico boom economico ha visto mille invenzioni in ogni campo come i primi passi nello spazio. Si esce infine sentendosi confusi da quanto è stato vissuto finora, con la voglia di continuare sempre con questa energia, la stessa determinazione e onestà per una Milano e un mondo liberi e forti.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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