Ballata di uomini e cani - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Venerdì, 06 Febbraio 2015 

Paolini porta sul palco del Piccolo Teatro di Milano, dal 3 al 22 febbraio, “Ballata di uomini e cani”, il suo tributo a Jack London e alla sua immaginazione di uomo e scrittore. Egli intraprese nel 1897 un viaggio alla ricerca dell'oro. Arrivò in Klondike, e poi al di là delle montagne, fino a Dawson City in Canada percorrendo il lungo fiume Yukon; non trovò l'oro ma un mondo dove la natura sembrava imporre la legge del più forte; senza l'immaginazione, che gli permise poi di scrivere alcuni dei suoi capolavori, quel viaggio sarebbe stato solo un percorso in uno scenario di lotta spietata per la sopravvivenza. I tre racconti tratti da “Nelle terre del grande nord”, sono completati da ballate e musiche composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi, con Angelo Baselli e Gianluca Casadei.


BALLATA DI UOMINI E CANI
dedicata a Jack London
di e con Marco Paolini
musiche originali composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi
con Angelo Baselli e Gianluca Casadei
consulenza e concertazione musicale Stefano Nanni
animazione video Simone Massi
produzione Michela Signori, Jolefilm

 

Il teatro si sa, è una finestra sulla vita. Ma se a farlo è Paolini, più che una finestra avrete un caleidoscopio. O forse è lui stesso ad essere un caleidoscopio. Come questo semplice strumento ottico infatti Paolini, utilizzando un numero limitato di elementi, all'interno di uno spazio limitato, riesce ad offrire un numero illimitato di combinazioni. Con corpo, voce e parola, talvolta anche solo frammenti di essa o la stessa colorata dal dialetto, crea continuamente qualcosa di nuovo, sorprendente, multiforme.

Sulla scena bidoni vecchi ed arrugginiti, che arrivano a dare l'idea della quantità di alcol da lui consumato; un tavolo di legno e sullo sfondo, appese al muro, file di taniche di plastica bianca, come tasti abbandonati di una vecchia macchina da scrivere. Che, improvvisamente, tornano a vivere, sfiorati dalla potenza evocativa delle parole. Parole che indicano i titoli dei tre racconti, della durata di circa mezzora ciascuno, che Paolini ci narra, portandoci in viaggio verso il grande nord, quello della febbre dell'oro, di grandi deserti di neve, dove sembra imperare il concetto di darwinismo sociale, che sancisce la sopravvivenza del più forte sul più debole.

Macchia, Bastardo, Preparare un fuoco, tre cani, tre storie diverse, tre psicologie animali-umane. Con un accento molto “amerikano”, l'attore avverte all'inizio il pubblico che lo applaude: non sono io, cioè Paolini, ma sono l'altro, cioè London. Ma poi, alla fine dello spettacolo, ci si accorge che a raccontare non era nemmeno lui, cioè l'altro, intendo London, ma il cane, grande protagonista di questo “mondo di uomini e cani”, dove impera la lotta per la vita e la morte. Paolini rispetta così alla lettera lo spirito di “trasmigrazione” caro a London che in Zanna bianca fa diventare cane un lupo, e in Il richiamo della foresta, lupo un cane.

Insomma, ingredienti da frullare e concetti da amalgamare che a prima vista sembrerebbero opposti: quelli di permanenza e cambiamento, identità e differenza. E non è tutto: Paolini compie la trasmigrazione non solo da un corpo ad un altro, sia esso animale o umano, ma anche da dimensioni geografiche e temporali ad altre. Per esempio, in Bastardo, l'attore veneto racconta dello zingaro che sta per essere ingiustamente giustiziato per l'uccisione del socio, quando inaspettatamente compaiono i veri assassini dello stesso, due indiani; basta un leggero movimento del corpo, una modulazione della voce, un paio di pennellate in dialetto e il quadro della rabbia, dell'avversione di ieri verso il diverso si trasforma in quello di oggi verso gli extracomunitari. O mentre parla di gelo, slitte, cani da muta, corsa all'oro, casetta in Canada, ci mette Grotowski, Leopardi e il suo pastore errante, Boesendorfer con il suono cupo e corposo del suo pianoforte.

E poi, dal profondo e sperduto Klondike della corsa all'oro, si passa al profondo sud del mondo, all' Afghanistan, dove un ragazzo figlio di quella terra la lascia, per cercare non pepite d'oro, ma vita, pane e diritti. Comincia il suo viaggio, nascosto sotto i camion, nelle stive delle navi. Dall'Iran a Patrasso, a Venezia. E poi da qui, si attacca ancora al ventre di un camion, per andare ancora un po' più in là. Qualcosa però va male: perde la presa, scivola e muore schiacciato come un cane sull'autostrada. Ma nel suo diario è racchiusa tutta la sua immaginazione. Che non rende, probabilmente, “darwinianamente” più forti, ma aiuta a non ridurre il mondo a “uomini e cani”.


Piccolo Teatro Strehler - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30 (salvo mercoledì 11 febbraio ore 15 e 20.30); domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 50 minuti, senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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