Bagnati, Piss and Love - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Domenica, 14 Giugno 2015 

Dal 3 al 15 giugno. Dopo il successo di Portami in un posto carino, Assassine e La mia massa muscolare magra, l’ormai consolidato duo artistico Tobia Rossi-Manuel Renga torna a Teatro Libero per parlarci nuovamente di sessualità e scoperta di sé con Bagnati, una commedia che indaga le perversioni dei figli della “Milano bene” nell’estate dell’EXPO.

 

Produzione Teatro Libero Liberi Teatri presenta
BAGNATI
PISS AND LOVE
di Tobia Rossi
regia Manuel Renga
con Alex Cendron, Paola Giacometti, Federico Lotteri, Giulia Merelli, Claudia Negrin, Daniele Pennati
scene Stefano Zullo
costumi Nicole Leonardi
luci e video Aurelio Colombo
coreografie Alessandra Costa
tecnica Alessandro Tinelli
assistente alla regia Nicoletta Ceaglio
spettacolo consigliato ad un pubblico di etá superiore ai 14 anni

 

Beati gli attori che recitano in Bagnati, perché di essi sono gli schizzi d'acqua previsti dal copione, che alleviano il corpo dall'ammorbante canicola di questo primo scorcio di estate milanese. Gli spettatori si accontentino dell'aria condizionata in sala, ma non solo, perché il buon testo partorito dal valevole Tobia Rossi è una gradevole boccata d'aria fresca.

Scrittura ariosa, regia dinamica, cast ben amalgamato, coreografie particolari e giochi di luci financo avveniristici. Il prodotto nel suo insieme è degno di lode. Con qualche piccola, fisiologica sbavatura che andremo a segnalare, sperando nella clemenza dei lettori. Bagnati è il graffio di un felino con le unghie discretamente affilate. L'obiettivo dell'autore non è distruggere la società dell'opulenza bensì canzonarla, con un'ironia in perfetto equilibrio tra tenerezza e causticità.

La trama è originale, perché originale è la disinvoltura con la quale gli adolescenti di oggi hanno scoperchiato il “vaso di Pandora” della sessualità. Una coppia della “Milano bene” scopre, come un fulmine a ciel sereno, che il figliolo tanto bellino e tanto caruccio non risponde ai canoni erotici dei suoi coetanei. Se si trattasse di banale omosessualità questi “sepolcri imbiancati” dell'alta società meneghina avrebbero poco da obiettare, perché un ragazzo gay oggidì è trendsetter, e spopola perfino nel meraviglioso e rutilante mondo di Twitter.

Dunque i coniugi Dazeri, protagonisti di questa storia, in tal caso si sarebbero messi l'anima in pace, dal momento che il loro unico obiettivo, inseguito pervicacemente, è di essere accettati nella borghesia che conta, senza dare nell'occhio. Il problema che si trovano ad affrontare però è più insidioso: il giovinetto che hanno messo al mondo ama il pissing, ovvero una pratica sessuale che consiste nell'orinare addosso al proprio partner. Sostanzialmente questo pissing funziona così: uno dei due generosamente fornisce il fluido e l'altro, riconoscente, accetta con cuore lieto questo prezioso cadeau. Poveri Dazeri, che brutta tegola in testa. Che sconquasso in una routine quotidiana dove la massima trasgressione è la pacchianeria. Per di più il ragazzo in questa estrosa performance amorosa riveste il ruolo dell'annaffiato, e l'annaffiatore è il figlio della colf rumena da loro assunta. La rivolta degli schiavi, insomma: il piccolo Spartacus dell'Europa orientale, impossibilitato a salire i gradini della scala sociale, si vendica sottomettendo, nell'intimità, il rampollo del padrone. Massima onta per chi, come i nostri eroi, è educato a un certo modo di pensare.

Per i sessuologi una bella gatta da pelare: è amore mingere sopra un essere umano consenziente? Gli studiosi, in netta maggioranza matusa affezionati alle categorie novecentesche, sentenziano che no, non si può incasellare dentro la categoria amore una consuetudine così bizzarra. E a poco serve che anche il sottoscritto, da buon provinciale, osservi con estrema diffidenza queste novità così azzardate, perché alla fine i giovani - soprattutto i giovanissimi - da che mondo è mondo hanno sempre fatto di testa loro. L'unica maniera intelligente di accostarsi a un adolescente è ascoltarlo, provare a comprendere i moti del suo animo, per quanto inverosimili possano apparire. Beninteso, la stragrande maggioranza dei fanciulli di oggi non arriva a questi estremi di cui parla lo spettacolo, però è indubbio che il vaso di Pandora di cui sopra è stato scoperchiato, e l'estrema naturalezza con cui i quindicenni di oggi infrangono i tabù è sorprendente.

Tobia Rossi, uomo aperto di mente, si schiera apertamente dalla parte della libertà di pensiero. Del pissing in sé, giustamente, non gliene può fregare di meno, mentre gli interessa molto che ognuno gestisca la propria vita come meglio ritiene. Con questo spettacolo l'autore si fa ambasciatore della diversità, coi mezzi creativi di cui dispone, e questo gli fa molto onore. Ha la fortuna poi di avere attorno a sé dei complici in gamba. Manuel Renga ha un merito mica da ridere: sa come tenere desta l'attenzione del pubblico con le sue regie pimpanti, prive di tempi morti. Bisognerebbe anzi che alcuni docenti universitari lo assumessero come consulente: coi suoi saggi consigli, l'effetto abbiocco dell'uditorio verrebbe definitivamente scongiurato.

Capitolo attori. Claudia Negrin e Alex Cendron insieme? Chi lo avrebbe mai detto. Così lontani eppure così vicini. L'yin che si unisce a nozze - in senso artistico - con lo yang, due primattori che non gigioneggiano e non si sovrappongono l'un l'altro. In un articolo recente lamentavo la carenza di dive nei palcoscenici. Ebbene Claudia, a mio personale avviso, è una delle ultime dive: personalità da vendere, femminilità pazzesca. “Svapa” la sua Fiamma anziché fumare il bocchino come Greta Garbo, però è una questione che riguarda la forma e non la sostanza. E Alex? Ben pochi sanno essere sopra le righe come lui. L'eloquio agitato, la parlantina a mitraglia fanno di lui - non esagero - il nostro piccolo Walter Chiari.

Paola Giacometti, qui nei panni della colf, si distingue come interprete per la poliedricità enorme. Comprimaria di lusso in Bagnati, non spalla (anche perché una volta in un articolo ho utilizzato il termine “spalla” pensando di fare un complimento a una collega di Paola, e mal me ne incolse perché l'attrice in questione, che tra l'altro ha recitato più volte al Teatro Libero, da allora non mi può vedere). Le “voci di dentro” di Paola sono tante: in questo spettacolo è il turno della simpatia contagiosa di una donna semplice, dalla mentalità rustica, ma Dio solo sa quante sorprese questa ragazza mantovana ci riserverà in futuro. Tra i più giovani è Giulia Merelli, nel ruolo di una spiona ingenua più che maliziosa, a rimanere maggiormente impressa nella memoria.

Le coreografie di Alessandra Costa sono molto suggestive, ma anche molto misteriose. Può essere che sia un limite del qui presente, ma non ho capito bene come si incastrano dentro il racconto. Giuro che non è una critica negativa, chiedo semplicemente lumi al riguardo. Un discorso simile riguarda le luci e i video di Aurelio Colombo: perché sul finale sembra di stare sul set di Guerre stellari? Intrigante, non c'è che dire, ma anche in questo caso mi sfugge la cinghia di trasmissione col monologo finale del personaggio di Claudia.

Queste comunque sono piccole cose. L'unico neo visibile a occhio nudo è il finale della storia. In tutta onestà, l'impressione è che richiedesse un attimino più di cura nella stesura. Sulla confessione a cuore aperto della signora Dazeri niente da ridire, perché è in linea con la volontà dell'autore di costruire un racconto edificante, seppur pregno di sarcasmo. Non si capisce piuttosto per quale motivo il signor Dazeri venga abbandonato così miseramente al suo destino di cinico senza speranza. Sembrava recuperabile nel corso della vicenda, un minimo di afflato umano qui e là emergeva. Invece niente. Mostro spietato, vita natural durante.

Al di là comunque di questi innocui appunti a margine, avercene di spettacoli come Bagnati. Più si persevera nel criticare la grossolanità di certi abbienti, e più questa grossolanità sarà sotto gli occhi di tutti. A quel punto essi stessi saranno costretti ad abbattere quelle enormi zanzariere viste a inizio spettacolo, utilizzate per non contaminarsi col resto del mondo, e finalmente scenderanno in strada. Scopriranno, alla buon'ora, che c'è solo la strada su cui puoi contare / La strada è l'unica salvezza.

 

Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a domenica ore 21, riposo 14 giugno
Biglietti: intero € 21, under 26/over 60 € 15, allievi scuola Teatri Possibili con tessera associativa € 10, altre scuole di teatro € 13, prevendita € 1,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

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