Baal - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 19 Settembre 2015 

A sessant’anni anni dalla scomparsa di Bertolt Brecht, il Teatro Franco Parenti propone una rassegna - Brecht con altri occhi - attraverso la quale riscoprire le opere giovanili e meno note dell'artista tedesco. Artista sfrenato, crudele, violento, cinico, parassita e antisociale, il protagonista dell’ opera portata in scena da Giuseppe Isgrò, la prima scritta da Brecht, è Baal, un poeta irresistibile, che con la sua arte seduce uomini e donne, portando ogni relazione all'estremo delle sue conseguenze, oltre i limiti delle convenzioni borghesi.

 

BAAL
primo studio
di Bertolt Brecht
ideazione, regia e scene Giuseppe Isgrò
con Enrico Ballardini, Francesca Frigoli, Elia Moretti, Dario Muratore, Margherita Ortolani
musica dal vivo e suono Elia Moretti
voci off Astorritintinelli
aiuto regia e cura del progetto Francesca Marianna Consonni
assistente alla regia Paola Virgilio
assistente ai costumi Francesca Frigoli
produzione Teatro Franco Parenti/Phoebe Zeitgeist - progetto Cantieri Bavaresi e Goethe-Institut Mailand
in collaborazione con compagnia Odemà e ALTOfest Napoli

 

Baal - primo testo di Brecht (1918), composto a soli 19 anni - è la storia di un giovane poeta, bello e dannato, magnetico e irresistibile, follemente incespicante nella propria inquietudine, nel proprio vortice creativo. Trasudando birra e testosterone, incurante del potere borghese che vorrebbe domarlo e plasmarlo, Baal persegue la sua esistenza dionisiaca, danzando, suonando e poetando in luoghi infimi, tra i reietti e gli ubriachi, insieme a quegli scarti della società ai quali si sente così affine.

Quale opera migliore per Giuseppe Isgrò, giovane e talentuoso regista milanese, che con lavori come Adulto e Kamikaze Number Five ha già dato prova di una spiccata capacità nel riuscire a dar voce all'inquietudine, a rendere plastici e urlanti dei corpi doloranti e assopiti. Questa la bravura e l'originalità di Isgrò e di Phoebe Zeitgeist: un coraggioso lavoro di perdita, di eliminazione di strati sovrastrutturali, un diradamento dell'intreccio narrativo, per mostrare - meglio, per buttare addosso allo spettatore - l'essenziale, la carne, lo sguardo.

Baal - pulsante sotto la pelle di Enrico Ballardini, che non recita Baal ma è Baal - si muove a ritmo dei suoni sperimentali prodotti sulla scena da Elia Moretti, mentre dei fari fissi e monocromatici inseguono i contorni dei corpi posseduti dall'insaziabile dio/demone. “Non c'è poesia fuori dall'abisso”, dice Baal, non c'è rivoluzione che non sia agone, polemos, trasvalutazione di valori. Come l'Übermensch nietzschiano, Baal guarda gli abissi, solca il vuoto di un mondo senza Dio, senza speranze ultraterrene. Baal è umano, troppo umano, è carne che si fa pensiero, è pura pulsione di viscerale godimento - “godete anche del crollo”, sogghigna a un certo punto. È il crollo dell'ideale, della morale, il crollo di un sistema di valori soffocante, ma insieme protettivo, che Baal rifiuta per poter vivere hic et nunc, senza compromessi.

Sulla scena Baal non si muove, non cammina, ma beve, striscia, rutta, scopa, ama. Le sue mani prendono le donne - le bravissime Francesca Frigoli e Margherita Ortolani - le attraggono e le respingono, come se fossero i suoi gesti a farle esistere, come se fossero quelli delle ragazze a fare esistere lui. “Mi tremano le mani come se contenessero altri corpi”, dice. Ed è proprio questa la sensazione: che sia Baal a creare il mondo intorno a lui, sovrano assoluto dei propri desideri.

E invece no. Così come l'Übermensch non è sinonimo di pienezza, di totalità, di puro autosoddisfacimento onanistico, nemmeno Baal lo è. “Ora ho bisogno di un viso da mettere sopra l'amore”, sembra sussurrare - anche se Baal non sussurra, urla. Ma quel viso non può mai essere uno, non Sophie e nemmeno Eckart - performance magistrale di Dario Muratore. Bisogna sempre andare oltre, sfiorare il limite, camminare sul cornicione tra Eros e Thanatos, amare dannatamente, morire per chiunque. E “se non reggete all'amore non vi resta che vomitarvi addosso”.

Il Baal di Isgrò è un David Bowie strafatto e incazzato, che non vuole redimersi, che come il Duca Bianco volge il suo canto a quel cielo che, solo, “fa da coperta alla sua nudità”. Fino alla fine, con i gangli che scricchiolano e le ossa che arrancano - perché “ci si accorge con le ossa che la terra è rotonda”.

E quando tutto finisce, quando cala il sipario che non c'è, di Baal rimane una voce lontana, l'eco di una poesia mai scritta, o finita sul fondo di una bottiglia in una bettola scalcinata.

“Sto ancora ascoltando la pioggia, mi ha detto”.


Teatro Franco Parenti (Sala 3) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: sabato 12 e lunedì 14 settembre ore 19, domenica 13 e martedì 15 settembre ore 20.30
Biglietti: intero 25€, under26/over60 14€ (prevendita 1,50€)

Articolo di: Francesca Ruina
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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