Avanim - Piccolo Teatro Studio (Milano)

Scritto da  Sabato, 31 Gennaio 2015 

La Compagnia israeliana Orto-Da Theatre Group nasce quasi vent’anni fa dalla specifica volontà dei suoi fondatori, Yinon Tzafrir, Yifat Zandani Tzafrir e Avi Gibson Bar-El, di creare e presentare eventi teatrali unici. Inoltre da sempre il gruppo studia e si impegna a fare in modo che tutti possano comprenderli; quindi utilizza il linguaggio internazionale del mimo, delle immagini evocative e della musica che accompagna gesti e situazioni, il tutto sempre declinato attraverso una lunga ricerca del comportamento umano e fisico. Il loro nome infatti contiene una parte della parola ‘ortodossia’, ciò che muove metà della gente a credere nelle tradizioni, e una parte della parola 'Dada', simbolo del movimento culturale che ha esplorato l’arte e il progresso attraverso gli occhi della fantasia. Sono in scena al Piccolo Teatro Studio dal 27 gennaio, Giorno della Memoria, fino a domenica 1 febbraio, con lo spettacolo intitolato "Avanim", che in ebraico significa ‘Pietre’.

 

AVANIM (PIETRE)
una creazione di Yinon Tzafrir
tratta da "The Warsaw Ghetto Uprising Monument" di Nathan Rapoport (1911-1987)
drammaturgia Yifat Zandani Tzafrir
regia Yinon Tzafrir, Daniel Zafrani
consulente artistico Avi Gibson Bar-El
scene Miki Ben Knaan
parrucche e attrezzeria Tova Berman
suono Daniel Zafrani, Yinon Tzafrir
luci Uri Morag
con Avi Gibson Bar-El, Mott Sabag, Hila Spector, Nimrod Ronen, Michael Marks, Yinon Tzafrir
produzione ORTO-DA Theatre Group
lo spettacolo è presentato a Milano in collaborazione con Ambasciata d'Israele in Italia

 

Sul palcoscenico si innalza una struttura alta e larga, costellata da figure scolpite: si tratta infatti della ricostruzione di un bronzo realizzato nel 1946 dallo scultore Nathan Rapoport e terminato due anni dopo. L’originale è alto 11 metri, tutto in bronzo e granito. Le luci qui da noi sono soffuse, la vista si lascia accarezzare da ombre e sensazioni; una voce fuori campo spiega che questa opera fu voluta per onorare il ghetto di Varsavia, che ebbe il coraggio di ribellarsi ai nazisti del Terzo Reich e difatti la scultura si trova esattamente dove l'insurrezione iniziò, in un punto preciso. Continua la voce ricordando che l’artista cercò il granito in Svezia e che trovò proprio quella lastra gigantesca che Hitler aveva ordinato per realizzare un monumento al suo Terzo Reich, i cui lavori erano stati però bloccati dalle denunce di sterminio in Europa.

Il ritrovamento permise di compiere una duplice vendetta: usare il blocco del dittatore tedesco per celebrare la mancata scomparsa di un popolo, gravemente ferito ma ancora vivo. Vivo come le sculture che appaiono sul palco, che iniziano progressivamente a muoversi: una figura maschile gira la testa, quello piegato sulle ginocchia si alza, una ragazza con un bimbo tra le braccia lo culla dolcemente. Tutti si muovono piano, senza parole, solamente suoni di spari, di mitra, urla, poi quiete, pianti. Silenzio. Ululati di cani, odore di talco che ricorda la cenere dei forni, fumo in sala nella penombra. Poi un vento, certamente gelido perché fa tremare tutti i personaggi ancora un po’ statue ma ormai rappresentazioni di chi vogliono ricordare. Così sorridono, qualcuno suona un piccolo flauto e sembra ancora possibile ridere e abbracciarsi.

Ora si gioca con l’illusione di potersi fare un bagno, ci si vorrebbe lavare, togliersi di dosso pulci, pidocchi e chissà cosa ancora, ma le docce non sono per l’acqua ma per il gas, non servono a pulire ma ad uccidere per poi bruciare i corpi senza vita. Altro buio e ora molte stelle gialle a sei punte, note come ‘le stelle di David’, poggiate sui petti dei nostri monumenti viventi si sollevano e si distinguono nel buio più totale perché sono fosforescenti. Appare anche nella notte una piccola luna che gioca con le stelle. Buio.

Altra scena: ora tutti stanno dietro a un filo spinato che li trattiene e finiscono per giocarci, tra gracidii di rane, finché la fantasia li porta a usare il filo spinato come fosse corde di strumenti, come un’arpa, un violino, e infine tutti cantano seguendo la melodia di Nicola Piovani creata per La vita è bella di Benigni. Quindi è la volta di una nave che li porterà via. La storia racconta che tutto finisce ma, in modo molto simbolico, ancora oggi ci sono tanti piccoli Hitler che tentano di ricreare nuovi stermini. Sarebbe possibile raccontare altri momenti magici, davvero insolito il gioco continuo tra orrore e poesia che questo spettacolo riesce a sostenere fino alla fine, ottenendo moltissimi applausi meritati.


Piccolo Teatro Studio - via Rivoli 6, Milano (M2 Lanza)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: recite serali - martedì 27, giovedì 29 e sabato 31 gennaio ore 19.30; mercoledì 28 e venerdì 30 gennaio ore 20.30; domenica 1° febbraio ore 16 / per le scuole - mercoledì 28 gennaio ore 15; venerdì 30 gennaio ore 10.30
Durata: 1 ora senza intervallo
Prezzi: platea 25 euro, balconata 22 euro; matinée per le scuole 10 euro

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

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