Aulularia (La commedia della pentola) - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Giovedì, 25 Gennaio 2018 

Dal 29 dicembre al 4 febbraio. La “Commedia della Pentola” di Plauto (nota anche come “Aulularia”), in scena al Teatro Arcobaleno nell’adattamento di Vincenzo Zingaro (che ha attinto alla traduzione del latinista Ettore Paratore), è tra le opere più note del commediografo latino; pur essendo incompleta, ha ricevuto un finale nel XV secolo dall’umanista Urceo Codro. Così l’avaro Euclione nei secoli si è trasformato nell’Arpagone di Molière. Un’interpretazione provocatoria e originale quella di Vincenzo Zingaro, secondo cui «gli antichi meccanismi del teatro plautino sono il fondamento di una vis comica dalle forme e dai contenuti sempre attuali».

 

Produzione Castalia Compagnia Teatrale presenta
AULULARIA (La commedia della pentola)
di Tito Maccio Plauto
adattamento e regia Vincenzo Zingaro
con Ugo Cardinali, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Annalena Lombardi, Laura De Angelis, Piero Sarpa
musiche Giovanni Zappalorto
scene Vincenzo Zingaro
costumi Emiliana Di Rubbo
disegno luci Giovanna Venzi
organizzazione Barbara Gai Barbieri


Il primo autore della storia ad intuire la necessità di quello che noi definiamo "adattamento" di un testo classico è stato proprio Plauto. Del resto la tradizione greca della tragedia e della farsa, pur lavorando su modelli arcaici, dalle feste bacchiche in onore di Dioniso alle farse atellane, non poteva avere dei modelli definibili appunto "classici". In un certo senso i classici sono proprio loro, i Greci, e tutto quello che segue non è altro che la ripetizione e riadattamento dello stesso gruppo di opere - non solo teatrali come ad esempio dimostra il rapporto tra l'Odissea omerica e l'Ulisse di Joyce.

A partire da Plauto la drammaturgia comincia a percepire e a maturare l'esigenza della rilettura, della reinterpretazinoe, dell'adattamento e della riscrittura di modelli tragici o comici per dar loro la possibilità di continuare a funzionare, teatralmente parlando, in una società nuova e diversa come, nella fattispecie, quella romana. Il passaggio dalla tradizione greca all'innovazione latina consisterebbe allora proprio nella comprensione di un'esigenza elementare eppure vitale del teatro: farsi capire dal pubblico contemporaneo.

L' "Aulularia" plautina non sfugge a questa regola aurea della scena: pur rifacendosi a modelli aristofaneschi, Plauto recupera i personaggi che, dalla farsa atellana dell'Italia meridionale, furono travasati nella commedia attica ellenica (come nel caso del “Dyskolus” di Menandro). Tra questi personaggi, che ritroveremo ovviamente in Plauto, vi è anche Dossenus, il gobbo astuto, la cui evoluzione come maschera giunge attraverso la commedia dell'arte all'avaro Arpagone di Moliere e al Pantalone di Goldoni.

Questa breve introduzione mira comunque a sollecitare una riflessione sull'operazione compiuta da Vincenzo Zingaro che ha abilmente e chirurgicamente sviscerato e rimontato le membra del testo di Plauto. Da quanto detto appare di tutta evidenza che la farsa plautina, per essere proposta ad un pubblico contemporaneo non solo in chiave di rappresentazione storica, necessitasse di una vera e propria riscrittura che, pur mantenendo elementi dell'originale, la attualizzasse attraverso una serie di contaminazioni e varianti che suggerissero al pubblico una immedesimazione catartica.

Ne viene fuori allora una divertentissima e vorticosa nuova opera "zingaresca" - non me ne voglia Vincenzo Zingaro ma il personaggio di Tremulo, il servo furbetto che parla romeno, e dal quale tutto parte come un sogno teatrale, mi induce a pensare ad una lettura del testo intorno al fuoco di un accampamento Rom - che pur mantenendo il modello originale ed i tempi comici, la fa letteralmente impazzire portandola al parossismo vorticoso, come una tromba d'aria che assorbe e risputa in aria generi teatrali dal Brecht de “L'opera da tre soldi” al teatro nel teatro, dal pasoliniano “Accattone” (sottolineato anche dal romanesco un po' borgataro del vecchio taccagno) al genere del Bagaglino di Lionello e Pippo Franco.

Lo spasso e il godimento intellettuale sono assicurati. Tuttavia non bisogna credere fino in fondo a Vincenzo Zingaro quando si ritaglia un ruolo puramente registico; e quando sostiene di aver seguito solo la via della commistione drammaturgica con l'inserimento di pochi nuovi elementi, perché in questo caso si tratta a mio giudizio di un testo nuovo, fondato sì sul modello plautino, secondo una prassi teatrale che si ripete da millenni, ma con un'aspirazione ad una nuova dimensione drammaturgica che è nelle corde e nelle vene di Vincenzo Zingaro.

Può suscitare allora qualche incomprensione critica la dichiarazione di intenti di Zingaro che osa il massimo dell'ibridazione e della rielaborazione testuale e interpretativa, ma sul più bello esita a gettare il cuore oltre l'ostacolo: ad appropriarsi a buon diritto e pieno titolo del testo. Anzi Zingaro lascia in giro segnali, ad esempio nella struttura classica della scenografia con elementi riconducibili alla tradizione plautina, quasi a volersi autoimporre un "richiamo all'ordine" come se non volesse correre fino in fondo il rischio dello schianto e del disordine dell'assurdo della vita contemporanea. Insomma, molto piede sull'acceleratore con qualche colpo di freno nella curva più spericolata. Non è un limite per lo spettacolo, che resta sempre intelligente e divertente, ma per la decodificazione e interpretazione: si resta a cavallo, non a metà strada ma in bilico sì, tra la forma filologica più volte ribadita e l'intenzione dissacrante manifesta. La creatura di Zingaro però piace, ibrida come un Frankenstein della drammaturgia, e diletta - questo è probabilmente il risultato più significativo.

Gli interpreti vanno citati per la bravura: Ugo Cardinali, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Annalena Lombardi, Laura De Angelis, Piero Sarpa.

 

Teatro Arcobaleno - Via Francesco Redi 1/a, 00161 Roma (via Nomentana angolo Viale Regina Margherita)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4402719, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al mercoledì dalle ore 10,30 alle ore 13, dal giovedì al sabato dalle ore 10,30 alle ore 13, dalle ore 15 alle ore 19; la domenica (quando c'è spettacolo) dalle ore 16 alle ore 19
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero €19.00 + €1.00 prevendita; ridotti €15.00 (Metrebus, Bibliocard, Over 65, Cral e Associazioni) e €13.00 (Studenti) + €1.00 di prevendita

Articolo di: Enrico Bernard
Sul web: www.teatroarcobaleno.it

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