Augenblick, L’istante del possibile - Teatro Studio Uno (Roma)

Scritto da  Giovedì, 15 Ottobre 2015 

In apertura di stagione ad inaugurare il nuovo anno di spettacoli del Teatro Studio Uno di Roma torna in scena dal 1 all’18 ottobre “Augenblick - L’istante del possibile”, l’esperienza immersiva della compagnia Amaranta/Orma Fluens che, dopo il successo della scorso anno, trasforma nuovamente gli spazi della Casa Romana del Teatro Indipendente nella misteriosa e affascinante Residenza Sogol.

 

AUGENBLICK - L’ISTANTE DEL POSSIBILE
Un'esperienza immersiva
coprodotta da Amaranta/Orma Fluens - Teatro Studio Uno
drammaturgia Emiliano Loria, Riccardo Brunetti
allestimento Amaranta/Orma Fluens
performer Adriana Gallo, Adriano Saleri, Alfredo Pagliuca, Anna Maria Avella, Carolina Bevilacqua, Chiara Capitani, Elisa Poggelli, Emiliano Trimarco, Mario Migliucci, Paola Caprioli, Paola Scozzafava, Riccardo Brunetti, Sandra Albanese, Sebastiano Valentini, Silvia Ferrante, Ursula Mainardi, Valeria Marinetti
foto Luisa Fabriziani
tecnica Cristiano Milasi
costruzioni speciali Leonardo Mian
strategie di comunicazione Amaranta
webmaster Alfredo Pagliuca
social networks Paola Scozzafava
illustrazioni Eugenio Sicomoro
fotoritocco Luca Iuliano, Paolo Scarfone
staff Fabiana Reale Felice David Ascanio Modena Altieri
con l'insostituibile supporto di famiglia Ferrante/Chiarolanza, famiglia Amoruso/Sbordoni Angelotti, famiglia Toscani, Irina Mian
regia Riccardo Brunetti

 

L'istante, in questo caso “del possibile”, è il tedesco Augenblick. L'istante in cui tutto può ancora accadere, o può ancora essere interpretato. Dal 2000 è in azione una compagnia inglese che si chiama Punch Drunk e porta in scena qualcosa di realmente diverso dal solito: nessun palcoscenico, niente teatri, solo appartamenti o vecchi magazzini dove gli spettatori, armati di una maschera bianca, non si siedono, ma vagano come testimoni silenziosi di una drammaturgia soggettiva tutta in divenire. Lo chiamano “teatro immersivo” questo nuovo modo di catapultare lo spettatore dentro la performance rendendolo responsabile dell'interpretazione. La storia si sparpaglia in uno spazio non unitario, si diluisce e si dirama in due, tre, dieci prospettive diverse che il pubblico può scegliere o meno di seguire.

La compagnia Amaranta/Orma Fluens ha preso ad ispirazione gli amici inglesi e ha portato per la prima volta in Italia questo esperimento. A questo scopo i locali del Teatro Studio Uno sono stati rivoluzionati e trasformati in un appartamento borghese di fine anni '40. Gli spettatori sono invitati ad una cena, o ad una veglia funebre, o ad una spedizione alla ricerca di Pierre Sogol, scienziato scomparso alla ricerca della verità.

La curvatura dello spazio, la teoria della relatività, l'idea che possa esistere una traiettoria precisa per il raggiungimento della sapienza onnisciente e che questa passi per la scalata di un monte. Tutto questo porta Pierre ad affrontare una spedizione dalla quale non tornerà più. Eppure la moglie Lisa percepisce ancora la sua presenza fra le mura della casa, sa che deve raggiungerlo e che l'unico modo per farlo è seguire gli insegnamenti che Pierre ha lasciato alla sua allieva Marie. Da questo la riunione, alla quale sono invitati anche il prof. Peeters, amico e compagno di studi di Pierre, e Julie, la sua amante. Un viaggio sta per cominciare, ma non sappiamo ancora dove ci porterà, specialmente dato che ci viene interdetta la parola. Possiamo seguire i personaggi, ascoltare le loro confessioni, spiarli, toccarli, ma non possiamo fare domande.

Gli spettatori “premium” hanno però un vantaggio: entrano in casa prima degli altri e possono conoscere Sophie, una chiromante che offre loro da bere e che li introduce alla storia rivelando particolari fondamentali. In più, possono tornare da lei quando vogliono per togliersi la maschera e farsi chiarire qualunque dubbio su ciò che sta avvenendo in casa. E non è poco, considerato che l'azione collettiva si slabbra quasi subito e che nel pedinamento di un singolo personaggio ci si perde, inevitabilmente, parte della trama. È vero che l'azione si ripete due o tre volte, praticamente identica, e che quindi questo meccanismo permette di aggiungere pian piano pezzi di storia alla trama generale, ma il tema scientifico, alchemico e onirico al tempo stesso rende ostica l'interpretazione del dramma.

Non occorre raccontare i dettagli della ricostruzione storica minuziosa e particolareggiata, né i segreti di ogni personaggio che a poco a poco vengono a galla, per dire che il clima in cui lo spettatore viene “immerso” è sicuramente suggestivo e straniante, surreale ma credibile al tempo stesso. Quasi come anime in pena, questi sconosciuti nascosti dietro una maschera si aggirano per l'appartamento prima molto timidamente, poi sempre più affamati di nuovi dettagli, di nuovi segreti bisbigliati all'orecchio, di indizi e tracce lasciati distrattamente da uno dei protagonisti. Odori e musiche e pannelli semitrasparenti, cassetti da aprire, biglietti sparsi, fotografie nascoste e oggetti inquietanti rendono questa esperienza una caccia al tesoro macabra e stimolante.

La storia prende spunto da “Il monte analogo”, romanzo incompiuto di Renè Daumal all'interno del quale è contenuta la leggenda degli uomini cavi e della rosa amara. La storia anche di due fratelli alla ricerca del fiore della verità che fa bruciare la lingua al bugiardo che lo mangia. La storia di due fratelli costretti a riunirsi in un'unica entità per sopravvivere.

Purtroppo, a meno che non si riesca a vivere questa esperienza da spettatori premium, è difficile comprendere appieno l'aura mistica della performance. Certamente ci si lascia suggestionare, ma il meccanismo di comprensione della trama andrebbe probabilmente semplificato in favore di una completa partecipazione anche cognitiva dello spettatore. Il cast è, in questo senso, chiamato direttamente in causa visto che purtroppo, la credibilità estrema delle donne protagoniste si pone alla pari con l'interpretazione di uno solo degli uomini in scena, il regista Riccardo Brunetti.

L'idea del teatro immersivo è sicuramente un colpo di genio in un momento di forte bisogno del “nuovo” e dello “sperimentale”, specialmente nell'ottica potenziale di avvicinare un pubblico non necessariamente abituato al teatro in senso stretto. Anche il più scettico degli spettatori troverebbe un buon motivo per rimanere più di due ore in questa sorta di parco divertimenti magico e interattivo. E, probabilmente, vorrebbe ancora più tempo per analizzare ciò che non è riuscito a comprendere fino in fondo.

 

Teatro Studio Uno - via Francesco Baracca 52, Roma (zona Torpignattara)
Per informazioni: telefono 349/4356219 - 328/3546847, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: ingresso 15 euro, ingresso premium 25 euro

Articolo di: Lou Andrea Dell'Utri Vizzini
Grazie a: Eleonora Turco, Ufficio stampa Teatro Studio Uno
Sul web: www.teatrostudiouno.com

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