Audiodays: La Gentile Clientela - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Sabato, 09 Novembre 2013 

Bella invenzione al Teatro Elfo Puccini: all’ingresso della Sala Fassbinder consegnano una cuffia che, indossata a luci ancora accese, ci fa sentire un pianoforte che suona, diciamo così, alla Bollani. Un bel swing che vola liberamente sulle note di ‘Marinella’ di De Andrè per cambiare poi in un jazz ritmato, cool. Qui dentro fa caldo e pure le cuffie scaldano la testa, fanno molto inverno, ma la musica è assai gradevole. Tromba dal sound splendido, ottima la band che l’accompagna, a cui segue uno xilofono con fisarmonica; mi spiace non identificare i musicisti, autori di tanta armonia. C’è anche un’arpa, il genere è sudamericano, forse musica argentina ed ecco che nelle cuffie entra la voce di un Andrea Bajani che presenta "La Gentile Clientela" da lui scritto, diretto e adattato da Sergio Ferrentino, con Marco Baliani, Gabriele Calindri, Alessandro Castellucci, Linda Caridi, Giuseppe Salmetti e Deborah Morese in scena. Ci spiega, la voce, che la produzione è della Fonderia Mercury. La quale, aggiungo, con "Audiodays", ripropone la formula già collaudata in due precedenti stagioni con "AutoreVole": testi originali, scritti da Bajani, Bucciarelli, Carlotto, Dazieri e Lucarelli e adattati da Sergio Ferrentino, nuovamente allestiti per tutti quegli spettatori, muniti di cuffie, che vogliono conoscere una "radio da vedere".

 

 

Produzione Fonderia Mercury presenta
AUDIODAYS: LA GENTILE CLIENTELA
scritto da Andrea Bajani
adattamento e regia di Sergio Ferrentino
con Marco Baliani, Gabriele Calindri, Alessandro Castellucci, Linda Caridi, Giuseppe Salmetti, Deborah Morese

 

 

In realtà il progetto prevede cinque serate diverse: il 6 novembre si comincia con "L'etica del parcheggio abusivo" scritto da Elisabetta Bucciarelli, il 7 c’è "Il giardino di Gaia" scritto da Massimo Carlotto, l’8 "Le madri atroci" scritto da Sandrone Dazieri e sabato 9 conclude Carlo Lucarelli col suo "Radiogiallo". Io però racconto ciò che ho visto, ovvero come la sera del debutto Andrea Bajani, dopo aver presentato il progetto, chieda che tutti facciano il silenzio più assoluto. Lo faranno. Entra Gabriele Calindri e si pone davanti a un microfono, simile ad altri che riempiono l’ambiente di fronte agli spettatori e annuncia la chiusura della Casa di Anna Frank, un museo di Amsterdam. Sono le dieci di sera e la folla deve uscire, tra richiami e avvisi pronunciati in più lingue. Sono entrati gli altri ‘parlatori’, Marco Baliani, Alessandro Castellucci, Linda Caridi, Giuseppe Salmetti e Deborah Morese. Sentiamo, grazie all’ottimo lavoro di un tecnico alla consolle posizionato a un lato della scena, suoni e rumori; c’è gente che parla, chi cammina. “I visitatori sono pregati di uscire” ripete l’invisibile altoparlante. Il pubblico è lentamente trascinato in questa curiosa schizofrenia, per cui vedi le persone che parlano nei microfoni ma ascolti ciò che direbbero altre persone, in luoghi differenti, ed è quello che percepisci, molto più di quanto dicano gli occhi. Si direbbe la dimostrazione che l’udito è molto più potente della vista…!!!

 

Le porte si chiudono e un uomo con la sua bambina restano chiusi dentro perché si sono attardati in bagno e si perdono nei corridoi dalle porte chiuse. “Papà, è tutto buio” frigna la bimba, interpretata da una bravissima attrice capace di esprimersi col tono di una bambina per tutto il tempo. “C’è nessuno?” chiama l’uomo, leggermente preoccupato, “siamo qui, ci vedete?”. La bimba ha paura: “Ci hanno dimenticati?”, chiede sol pianto in gola. “No, Isabel. Non piangere”. “Ci hanno dimenticati…” esclama disperata la piccola. Il padre cerca di far fare un gioco alla figlioletta e propone di cercare gli altri. “Dove andresti se dovessi nasconderti, tu? Dai, cerchiamo gli altri!” e si dirigono di nuovo verso la toilette, forse da lì sarà possibile trovare un varco, una finestra… Ma, una volta dentro, sentono voci all’esterno e si zittiscono.

 

La voce è di Calindri: ora interpreta il padre di Anna Frank che si aggira per ‘la casa’. Racconta: “Ho trovato solo il diario… non c’era più nessuno, nè mia figlia, nè gli altri. Nessuno”. Una voce femminile legge brani del diario della ragazza scomparsa ai tempi della Guerra e si sente musica yiddish. L’uomo continua: “Si può leggere per togliersi la paura? Si può. Prima ci hanno chiusi in casa, poi nel ghetto, ora sto chiuso nel diario di mia figlia…”. Sergio Ferrentino, pure lui con le cuffie ma posizionato di fronte agli attori e di fianco alla console dei due tecnici, somiglia a un direttore d’orchestra e fa in modo che tutto si svolga in modo fluido, tra voci e suoni. Così sembra davvero che là fuori, fuori dalla porta del bagno in cui siamo rinchiusi, ci possano essere dei tedeschi, perché si sentono voci e l’inconfondibile rumore degli stivali che risuonano con pesantezza lungo i corridoi, tra voci soffocate.

 

Già, ora quella bimba e suo padre siamo noi e sobbalziamo quando ci si accorge, al buio, che c’è anche un’altra persona, in quel bagno. “Chi è?” dice con voce tremante il padre. “Chi sei?” domanda Isabel. Scopriamo che è un ragazzo, sfuggito volontariamente ai familiari per rintanarsi in bagno ad ascoltare musica dal suo iPod. Non sarà un incontro facile, scoppiano scintille tra la piccola e l’adolescente, tra questi e il padre della piccola, ma tutti sembrano unirsi nel terrore, più o meno camuffato, di chi potrebbe essere là fuori. Così, ogni volta che si sentono voci giungere dall’esterno, invece di gridare per farsi aprire, tacciono e restano nascosti, cercando di sopportarsi a vicenda in quel minuscolo luogo poco confortevole… Come accadeva a migliaia di fuggitivi durante l’ultimo conflitto mondiale? Forse, e direi come trascorrere una notte rinchiusi con le proprie paure, facendo rimbalzare tutte le identità di cui ci crediamo possessori per trasformarci in vittime, in fuggitivi, senza neppure sapere perché, senza colpe reali, solo per un caso della vita, come non aver raggiunto l’uscita di un museo per distrazione o per pigrizia…

 

La notte forse non finirà mai, i fantasmi potrebbero diventare esseri reali ma, all’improvviso, si percepisce una voce chiara e distinta: “Avanti signori, la visita al museo ha inizio, prego da questa parte…” mentre sentiamo le voci di due persone che si lamentano per non poter usufruire del bagno, che è chiuso a chiave. “Impossibile” dice un usciere, che si avvicina alle toilette e l’apre, restando a bocca aperta di fronte a un uomo, un ragazzo e una bambina che ne escono a occhi spiritati, senza dire una parola. Era una storia o la Storia? Fonderia Mercury ha saputo creare una operazione intelligente e originalissima con uno spettacolo insolito, fortemente evocativo e fantasioso per richiamare, senza mai mostrare o dichiarare, gli orrori che hanno segnato per anni il nostro continente e gran parte dei suoi abitanti. Splendido, quanto basta per far nascere il desiderio di assistere a tutte le altre sue opere.

 

 

Teatro Elfo Puccini (sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: per tutti gli spettacoli doppia replica, alle ore 19 e alle 21.30
Biglietti: intero euro 30.50, martedì biglietto unico euro 20, ridotto giovani e ridotto anziani euro 16

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

 

 

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