Attese I, II, III - Auditorium di Sant’ Apollonia (Salerno)

Scritto da  Mercoledì, 21 Dicembre 2011 
Attese

Il blu è il colore dell’attesa, in tutte le sue declinazioni. Ecco una voce che ci ricorda che siamo tutti, uomini e donne, in attesa di una verità. Ecco allora lo svolgersi di un lungo percorso. E la costruzione di una ragione di vita. Con forza.

 

 

Associazione Culturale L.A.A.V. Officina Teatrale e Comune di Salerno Natale in Fiera 2011

presentano

ATTESE I-II-III

drammaturgia contemporanea di Fabrizio Romagnoli "Una lunga attesa"

Valeria Francese "Della stessa sostanza della madre"

Itziar Pascual Ortiz "Le voci di Penelope"

regia di Licia Amarante

con Adriana Fiorillo, Francesca Severino e Antonella Valitutti

assistente di scena Sara Lisanti

costumi della locandina “NAMI”

costumi di scena Stefania Pisano e Adalgisa De Angelis “Sogni d’Arte”

disegno grafico Francesca Severino

fotografia Luigi Ruoppolo

organizzazione Antonella Valitutti

 

La specificità del linguaggio e l’intensità di un colore dominante, sono le basi su cui è stata costruita e modellata una rappresentazione curata nei dettagli e nella forma.

Il colore blu conosce nella storia alterne vicende e curioso è il suo percorso: nato dall'incontro tra luce e materia, è entrato nella nostra vita a poco a poco, fino a diventare il colore più amato ed utilizzato. Non è insolito che un colore venga posto al servizio di un arte che non è  solamente visiva.

Lo spettacolo è diviso in tre parti, caratterizzate dalla condivisione del senso dell’attesa.

In scena solo quattro sedie (blu) ed un tavolo. Scenografia scarna, certo, ma funzionale ad evidenziare la presenza di un unico colore, che permette di avanzare ipotesi interpretative dello spettacolo, che si fondano proprio sulla sua funzione.

Una partita a carte e momenti di spaccato quotidiano accompagnano lo spettatore nella vita di queste tre donne. Le loro storie parlano di una vita che non esiste più, fatta solo di attesa. Quasi come una domenica del villaggio che tarda ad arrivare.

Diversamente da Flaubert, che utilizza i colori per evidenziare l’antitesi tra le figure femminili, in “Attese I”, con le tre interpreti in scena che indossano abiti con tutte le sfumature del blu, il disprezzo dell’una nei confronti dell’altra è sottolineato dai racconti di queste tre sorelle e cancellato dal colore che le unisce..

Si sorride della leggerezza di Frammy (Francesca Severino) e dei suoi scontri verbali con Vale (ottima la presenza scenica di Antonella Valitutti). E sebbene la presenza in veste di mediatore di Michi (la pungente Adriana Fiorillo), possa lontanamente richiamare il quadretto familiare descritto da Louise May Alcott, in scena si racconta altro.

Queste donne raccontano la storia della loro corsa verso il futuro, corsa per rabbia o forse per amore e quando per sfuggire ad esso hanno semplicemente deciso di smettere di correre e di aspettare…

Non si sa bene cosa aspettino, mentre tra loro si accusano reciprocamente di avere ucciso una il marito, l’altra la madre e la terza il capoufficio e poco importa se i sistemi utilizzati siano stati oltremodo imperfetti. In “Attese I” si racconta l’attesa di un futuro distrutto.

In “Attese II” si dipinge invece la storia di una attesa, che forse è più incontro; la protagonista inizia un doloroso dialogo con il figlio che porta in grembo. Ecco quindi la donna che si scopre madre nel seguire con la mente ogni minuscolo cambiamento del proprio ventre e del figlio, come per rendersi conto appieno della scelta fatta. È così che si scontra con la propria mente che la obbliga ad una scelta, accettare un figlio, e con il cuore che la impegna a crescere con lui.

E' il senso dell' attesa - intesa come dimensione esistenziale, ma anche come scommessa sul futuro. Intenso questo momento. E bella la prestazione camaleontica di Antonella Valitutti.

Questo spettacolo è una storia di donne…ma non solo.

In “Attese IIIla figura letteraria di riferimento è Penelope (Antonella Valitutti), donna che vive per anni nel dolore dell’assenza di Ulisse, ma nel progetto di una nuova vita, consapevole di dover trovare in se stessa e nella memoria degli anni passati la forza per difendere la scelta dell’attesa.

La tela di Penelope, frutto di un’attesa condotta con femminile astuzia, passa da una mano di donna all’altra, trattenendone le memorie e raccontando altre storie dal sapore più contemporaneo. Storie di donne che, eredi della forza di Penelope, quotidianamente si conquistano il privilegio di coprire, con la volontà e l’azione, lo spazio che c’è tra un giorno e un altro giorno, fra un anno e l’anno seguente.

È l’attesa del progetto, di una vita nuova da ricostruire.

Sicuramente uno spettacolo da vedere, perché in poco più di un’ora offre la possibilità di sorridere, di emozionarsi e di fermarsi a riflettere.

 

Auditorium di S. Apollonia - via S. Benedetto, Salerno

 

Articolo di: Romina Attianese

Grazie a: Ufficio Stampa Maria Cuono

Sul web: http://www.youtube.com/watch?v=znmqc-QFapA

 

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