Assassine - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Sabato, 14 Giugno 2014 

Due donne che discutono animatamente costituiscono una situazione interessante. Ma volete mettere la bellezza di cinque rappresentanti del gentil sesso che si scannano tra di loro? Oltretutto con quell'ouverture - tipicamente femminile - di rabbia sotterranea che poi, in un crescendo inarrestabile, si evolve in ripicche e accapigliamenti reciproci. Il bello di Assassine, andato in scena al Teatro Libero dal 3 all'8 giugno, è che le protagoniste si sono messe in gioco con sincerità. Bando alle ipocrisie di facciata, allo stereotipo millenario della creatura angelicata, stilnovista, petrarchesca: in un'ora di performance ci è passato davanti il dark side of the women.

  

Produzione Teatrouvaille presenta
ASSASSINE
di Tobia Rossi
regia Manuel Renga
con Monica Faggiani, Paola Giacometti, Elena Ferrari, Silvia Soncini, Chiara Anicito
assistente alla regia Alessandro Sgamma
scene Brein, Martina Lazzarini, Linda Riccardi
costumi DassùYAmoroso
musiche Francesco Lori
trucco e acconciature Francesca Giacovelli
ideazione grafica Alessandra Cirillo 

 

Le cinque “signore omicidi” - la Contessa Sanguinaria Erzsébet Báthory, la Saponificatrice Leonarda Cianciulli, la Vedova Nera Belle Gunness, la Cagna di Buchenwald Ilse Koch e l’Angelo della Morte S.C. - colpiscono per la crudeltà efferata delle loro azioni: non si può rimanere indifferenti di fronte alla naturalezza con la quale espongono in pubblico la brutalità dei propri istinti. Ma lì siamo nell'ambito dell'eccezione, dell'anormalità inquadrabile e perciò storicizzabile. Il problema vero è un altro, e viene illustrato con estrema precisione negli intervalli tra un monologo e l'altro: è la “banalità del male” delle cinque attrici che, fuori scena, non appena si scontrano con quel copione imprevedibile che è la vita, possono diventare delle potenziali assassine. Ebbene sì. Ma non solo loro: chiunque rischia di scivolare in una deriva simile, anche coloro i quali normalmente si distinguono per un buon equilibrio dei propri nervi.

Capite quindi per quale motivo Assassine ha riscosso il successo che meritava? Perché è uno spettacolo che parla di noi; delle nostre paure latenti; del Super-io che a un certo momento perde la trebisonda e comincia a sbandare. Siamo fatti così: ognuno di noi è un ribollire di emozioni contrastanti. Per fortuna nei secoli la civiltà ha fatto degli enormi passi in avanti, dunque la maggior parte delle persone riesce a mantenere un contegno, a rispettare il prossimo ricevendo in cambio il medesimo trattamento gentile. Anche le cinque primattrici - Monica Faggiani, Paola Giacometti, Elena Ferrari, Silvia Soncini e Chiara Anicito - sono perfettamente sane di mente, perciò non le vedremo mai fuori dalla recita dare in escandescenze come i personaggi che hanno incarnato al Libero. Però, pensate a quale intelligenza fine, quale sensibilità al di sopra della media le ha spinte a interrogarsi sui cortocircuiti, pericolosissimi, tra realtà e finzione.

Gli attori spesso, per mestiere, si ritrovano a doversi immedesimare in figure abbiette, prive di qualsivoglia moralità. Come si può pensare che per loro questa sia un'operazione indolore? Non lo è affatto, purtroppo. Ecco quindi come si è estrinsecato il talento delle nostre amiche: praticamente, si sono concesse una seduta di autoterapia davanti al pubblico; hanno chiesto aiuto a noi spettatori. È come se tra le righe ci avessero sussurrato: “Avete visto, cari signori, quali rischi si corrono a impersonare delle assassine seriali? Avete verificato coi vostri occhi a quale livello di stress psico-emotivo si può giungere?”. E il pubblico, che è molto più acuto di quanto si possa immaginare, ha colto alla perfezione questo aspetto. Ha applaudito non per buona educazione ma perché non si poteva far altro che battere le mani: non solo queste attrici sono brave, ma hanno saputo portare in scena una riflessione meta-teatrale niente affatto banale e scontata.

Il sogno di tutte le compagnie teatrali è sfondare la quarta parete: fosse per loro, avrebbero pure dato i primi colpi di piccone al muro di Berlino. Non avendo potuto prendere parte a quell'evento storico, si consolano cercando di buttare giù le barriere tra il palco e la platea. Il problema è che un conto sono le intenzioni, ma portarle a compimento è un altro paio di maniche: le protagoniste di Assassine ci sono riuscite alla grande. E anche questo richiedeva un certo talento, tanto più che hanno condotto l’operazione con scioltezza, da professioniste consumate del palcoscenico.

Abbiamo cominciato il pezzo sottolineando una verità innegabile: osservare un gruppo di donne che dà libero sfogo alla violenza è uno spettacolo piuttosto eccitante. Ora, se il recensore fosse una cattiva persona ne approfitterebbe per appiccare un po' il fuoco tra le dame. Potrebbe ad esempio dire ciò che pensa - ovvero che una di loro, secondo il suo modesto avviso, svetta come interprete rispetto alle altre quattro. Questo però potrebbe creare dei malumori nella compagnia. E questi malumori - Dio non voglia - alfine risolversi a colpi d'accetta. Quindi il recensore, prudentemente, si limita a fare un applauso collettivo. E con assoluta convinzione aggiunge: brave ragazze, ci avete regalato un'ora di emozioni.

Senza dubbio lo spettacolo verrà riproposto nuovamente nella prossima stagione, ma non è da escludere un colpo di scena: e se si presentassero non più in cinque bensì in quattro, in tre, in due o addirittura una sola? Chi può escludere che all’improvviso, tra capo e collo, una di esse non rivelerà sul serio un’indole sterminatrice? Ci vorrebbe a questo punto una seduta spiritica: riportare in vita Alfred Hitchcock e Agatha Christie e domandare a loro, maestri del genere, come immaginano questo finale... 

 

Teatro Libero - via Savona 10, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì alla domenica ore 21
Biglietti: intero € 19, under 26 € 15, over 60 € 11, allievi Scuola Teatri Possibili in corso con carta TP CARD € 6, iscritti associazioni LGBT € 10 

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Serena Lietti, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it 

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