Aspettando Godot - Teatro dei conciatori (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 25 Gennaio 2017 

Il maestro Samuel Beckett lo scrisse oltre sessant'anni fa, eppure ad oggi non esiste testo più attuale di "Aspettando Godot". Questa commedia è qualcosa in più del capolavoro del teatro dell'assurdo: è una vera e propria vita in sedicesimo.

 

Sycamore T Company presenta
ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione di Carlo Fruttero
con Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro, Antonio Tintis
regia Alessandro Averone
scene Alberto Favretto ed Elisa Bortolussi
costumi Marzia Paparini
luci Luca Bronzo
foto di scena e grafica Manuela Giusto
web assistant Martina Mecacci
si ringraziano Emanuela Liverani e Gianluca Pantosti

 


Osservando sul palco Vladimiro detto Didi ed Estragone detto Gogo che si agitano pur restando sempre fermi sul posto, che vivono da spettatori lo scorrere delle loro stesse esistenze nell'infinita e vana attesa del loro salvatore Godot, che riempiono le loro giornate tutte uguali di vaniloqui e stratagemmi per passare il tempo evitando la noia, che perfino quando incappano in un diversivo, come l'ingresso sulla scena del crudele Pozzo e del suo servo Lucky, alla fine non ne serbano memoria, non possiamo fare a meno di vedere riflessi noi stessi, come in uno specchio. Beckett accende i riflettori sulla tremenda condanna del genere umano, che ripete eternamente i corsi e i ricorsi della sua storia senza riuscire a far tesoro del passato o a godere del presente, ma proiettato verso un futuro che non si avvererà mai, nella promessa, nella speranza, nell'illusione di una qualsiasi divinità che ci faccia dono del premio definitivo. E che al contrario, se non resteremo qui fermi ad aspettarla, minaccia di punirci con la sua ira.

Solo il più riflessivo Didi riesce a raggiungere qualche fugace barlume di consapevolezza, che però presto si dissolve. Al punto che perfino i progetti di suicidio che di tanto in tanto i due protagonisti coltivano osservando l'albero, unico oggetto della loro scenografia esistenziale, vengono assorbiti dalla vanità quotidiana e privati di qualsiasi senso o drammaticità. La loro unica consolazione, come del resto la nostra, sembra dunque arrivare dal loro stesso rapporto di amicizia, che sembra costantemente sul punto di andare in pezzi, sotto il peso dell'abitudune e dei continui litigi, ma alla fine si ricostruisce più solido di prima, quasi come un'inevitabile dipendenza.

Il regista Alessandro Averone, già diplomato all'Accademia Silvio D'Amico, poi formatosi con maestri come Katy Marchand del Living TheatreNicolai Karpov, Luis Pasqual e Geraldine Baron e vincitore del premio "Le maschere del teatro 2015", coglie alla perfezione "la sottile e fine poesia che scaturisce" dal testo di Beckett. E la trasferisce intatta sul palcoscenico con l'aiuto prezioso di una compagnia di attori tutti indistintamente magistrali nella loro interpretazione: Marco Quaglia, Gabriele Sabatini, Mauro Santopietro e Antonio Tintis.

Questo allestimento arricchisce di contemporaneità l'immortale panorama dipinto dal drammaturgo irlandese. "Per me si trattava di trasportare la situazione marginale in cui Beckett mette i suoi personaggi - spiega Averone - in un'età che rappresentasse la mia generazione, fra i 25 e i 40 anni, in cui si sente la mancanza totale di punti di riferimento, di verità a cui aggrapparsi per colmare il mistero dell'esistenza". È proprio nel bel mezzo dello spettacolo, infatti, che lo spettatore viene colto dall'improvvisa illuminazione. Chi di noi, in fondo, non si è mai ritrovato a pronunciare quelle stesse parole che sente ripetere ossessivamente dagli attori? "E ora, cosa facciamo?". "Aspettiamo Godot".

 


Teatro dei Conciatori - Via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/45448982 - 06/45470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: € 18 + tessera obbligatoria di 3 €
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21; domenica ore 18

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

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