Aspettando Godot - Accademia nazionale di danza (Roma)

Scritto da  Domenica, 05 Agosto 2018 

Nella splendida cornice dell’Accademia Nazionale di Danza, sul colle Aventino, Filippo Gili porta in scena la sua versione del celeberrimo “Aspettando Godot”, probabilmente l’opera più nota e replicata di Samuel Beckett. Nelle vesti, rispettivamente, di Vladimiro ed Estragone, ci sono Giorgio Colangeli e Paolo Briguglia, quest’ultimo nel ruolo in precedenza indossato dal “libanese” Francesco Montanari. Un’attesa esistenziale, eterna, destinata a restare cristallizzata nella contemporaneità.

 

Altra Scena Art Management & Viola Produzioni presentano
ASPETTANDO GODOT
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Giorgio Colangeli, Paolo Briguglia, Riccardo De Filippis, Giancarlo Nicoletti
e con Pietro Marone
foto Luana Belli
grafica Overalls Adv
video David Melani
scene Giulio Villaggio, Alessandra De Angelis
direttore di produzione Diego Rifici
disegno luci Daniele Manenti
aiuto regia Olivia Cordsen
distribuzione & promozione Altra Scena Art Management
regia Filippo Gili

 

Una scena aspra, desolata, solo un ramo secco e due esili piattaforme. Nonostante le luci della sera non facciamo fatica ad immaginarla riarsa sotto un arido sole desertico. Aspettiamo. Cosa aspettiamo? Baricco ci suggerirebbe: “Che sia troppo tardi”. E quello fanno, Vladimiro ed Estragone, tentano di ingannare l’inesorabilità.

Leggerezza e disincanto, questi sono i superpoteri disponibili all’uomo, ma ci vuol dedizione e non son destinati a tutti. Il futuro si rivela una scusa per non vivere il presente, parafrasando Oscar Wilde, non c'è peggior disgrazia per un uomo che veder realizzati i propri sogni, perché l’essere umano è destinato a vivere incompiuto, a sollazzarsi con i rimpianti: “A me m'ha bloccato la malattia...” così amava giustificarsi il Nando Moriconi di Alberto Sordi in “Un americano a Roma”.

Samuel Beckett conosceva bene la natura imperfetta del genere umano e ce l’ha restituita in tutta la sua oscena schiettezza. Un Vladimiro consapevolmente ridicolo e iconoclasta tenta di mitigare la caotica gioventù di Estragone. Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti “riempiono l’aria” prestando voce e corpo a Pozzo e Lucky, un’altra interessantissima metafora del meccanismo padrone-servo, sempre, inevitabilmente presente e, troppo spesso, dissimulato, nei rapporti di forza fra esseri umani. Pietro Marone è il discreto messaggero, che ha il privilegio di reiterare la dichiarazione d’assenza del Signor Godot, una sorta di metronomo che scandisce le certezze, essenziali per chi potrebbe esser spazzato via dalla meraviglia. Gili, nelle sue note di regia fotografa la volontà dell’autore con esatta lucidità, ovvero come rappresentare “Aspettando Godot” significhi “mettere in scena la molle, elastica contraddizione fra positivismo del cervello e quel medioevo della psiche che vuole fermarla, la realtà: fosse anche una disgraziata realtà.” Seppelliamo sotto i nostri bla-bla-bla… l’imbarazzo di stare al mondo.

Un ottimo lavoro di regia, sostenuto da solidi attori, da tecnici capaci e da una cornice d’eccezione. Nel nostro piccolo, stavolta, Godot è arrivato.

 

Progetto Lunga Vita Festival, Accademia Nazionale di Danza - Largo Arrigo VII 5, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 340/3700803 - 391/1835890
Orario spettacolo: mercoledì 18 luglio, ore 22
Biglietti: posto unico intero 20 euro, ridotto 16 euro (under 30/over 65), platea laterale 12 euro

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Marzia Spanu, Ufficio stampa Lunga Vita Festival
Sul web: www.tradizioneteatro.com

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