Ascanio Celestini, Pueblo - Romaeuropa Festival 2017, Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Michele Tosto Sabato, 21 Ottobre 2017 

Martedì 17 ottobre, all’interno di Romaeuropa Festival 2017, ha debuttato Pueblo di Ascanio Celestini. Lo spettacolo, presentato in prima nazionale, andrà in scena al Teatro Vittoria fino al 29 ottobre.

 

PUEBLO
prima nazionale
di Ascanio Celestini
con Ascanio Celestini, Gianluca Casadei
suono Andrea Pesce
produzione Fabbrica srl
in coproduzione con Romaeuropa Festival 2017, Teatro Stabile dell’Umbria
distribuzione Ass. Cult. Lucciola

 

Pueblo è un palazzo, un cortile, una finestra. Cento voci che si incontrano senza mai incontrarsi. Un prisma di storie che si raccontano. Così arriva Ascanio Celestini al Teatro Vittoria. Con uno spettacolo che è il totem della sua opera, apogeo di un racconto iniziato molto tempo fa e che oggi racchiude la somma di tutte le storie sin qui incrociate.

Dentro Pueblo ci sono proprio tutti: lo scemo, la commessa, la vecchia, la barbona, chi ha perso il lavoro, l’immigrato, lo sfruttatore e lo sfruttato, il drogato, il matto, in un miscuglio che racchiude la vita. E Celestini e il suo ignaro complice Pietro (la voce è di Alba Rohrwaker) stanno a guardare questo pastone di genti che passa e riempie, per quasi due ore, lo spettacolo di storie che escono dalle mura del teatro e ci rimangono appiccicate addosso.

Come nelle Vite di Pontiggia, i personaggi di questo racconto sono creature viventi, che a tratti diventano immortali per il fatto che le loro storie diventano unanimi, trasversali, comuni. Storie che parlano al pubblico e del pubblico perché tutti hanno una finestra su un cortile dalla quale osservano passare la vita, dalla quale spiano le vite degli altri, rintracciando in ognuna difetti e passioni che riguardano in definitiva se stessi. Così è il Pueblo di Celestini, uno spettacolo che è allo stesso tempo romanzo, storia, cronaca, canto di protesta, disincanto e favola.

Pueblo, un titolo quanto mai riuscito perché la lingua spagnola racchiude in un unico lemma due significati apparentemente lontani eppure così vicini: popolo e paese/piccolo borgo. Un popolo, un paese, esattamente il microcosmo descritto da Celestini che allo stesso tempo diventa universo, specchio di una nazione che diventa osservatore e protagonista di questa storia. Ma in Pueblo non c’è solo la passione per le storie, per il cunto. In Pueblo rivivono emozioni e suggestioni tipiche delle epopee che solo i grandi narratori hanno saputo disegnare. Così la storia della barbona non è solo canto di protesta e indignazione, ma è anche il viaggio dell’eroe che segue un declino apparentemente irreversibile e che subisce una brusca sterzata verso la gloria nel momento stesso della morte. E la morte diventa protagonista, non come termine ultimo della vita ma come luogo di incontro tra le infinite vite vissute, le facce conosciute, la fortuna e la sfortuna, la tristezza, la miseria, ma anche l’edificazione, la coerenza, l’onestà, la redenzione. La storia della commessa non è solo il trascinarsi di un’esistenza senza slanci, azzerata dalle scarse possibilità economiche, da una casa piccola, una madre stanca, una televisione mai spenta, ma è anche la prospettiva di un mondo fantastico in cui una poltrona di un supermercato diventa seggio reale, i clienti sudditi, la merce doni preziosi. La storia dello straniero non è solo emarginazione, sfruttamento, pasto per razzismo e ignoranza, ma è anche la storia dell’uomo che bussa alla porta dello sfortunato, che promette una bicicletta, una pizza, un futuro migliore. Lo straniero è il buono che ci è rimasto dentro, incarna ciò che nonostante tutto continuiamo a chiamare ottimismo.

Perché dopo tutti questi anni Celestini continua a riempire teatri? Perché è indubbiamente bravo, perché parla a tutti indistintamente ma, soprattutto, perché stando a guardare - per meglio dire a vedere e ad ascoltare - si ha la netta sensazione di vivere un’esperienza che ben riassume Pietro: «a sentire voi mi pare di diventare matto pure a me». E quel matto, se matto è il Celestini che ci parla, ha lo sguardo di ognuno che, nel momento stesso in cui siede sulla poltrona rossa, smette di essere se stesso, socchiude gli occhi, scosta leggermente la tendina della finestra e guarda quella di fronte.

 

Romaeuropa Festival 2017, Teatro Vittoria - Piazza di Santa Maria Liberatrice 10, Roma (Zona Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/45553050 (https://romaeuropa.net/box-office)
Orario spettacoli: dal 17 al 29 ottobre; ore 21.00, domenica ore 16.00
Biglietti: da €19.00 a €25.00

Articolo di: Michele Tosto
Grazie a: Massimo Pasquini, Matteo Antonaci e Giulia Di Giovanni, Ufficio stampa Romaeuropa Festival
Sul web: https://romaeuropa.net/festival-2017/pueblo

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