Art - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Venerdì, 23 Dicembre 2011 
Art

Dal 20 dicembre al 15 gennaio. Un testo sagace e graffiante: la scrittrice Yasmina Reza si conferma conoscitrice dell’animo umano, maschile quanto femminile, nei lati più oscuri eppure contigui alla normalità del quotidiano. Una sorta di banalità del male delle relazioni umane che il mirabile trio Alberti, Boni e Haber riesce a rendere perfino divertente.

 

 

Nuovo Teatro/Gli Ipocriti presentano

Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti in

ART

di Yasmina Reza

traduzione Alessandra Serra

scene Gianni Carluccio

luci Marcello Iazzetti

costumi Nicoletta Ceccolini

regia Giampiero Solari

 

Yasmina Reza smonta l’idealizzazione dell’amicizia maschile, sentimento generalmente considerato puro, autentico, goliardicamente spontaneo, in qualche modo sacro, specie in Italia, e perfino semplice. Tutt’altro è quello che ci mostra una fine conoscitrice dell’animo umano, attenta e complice in certo senso, della faccia oscura della luna. Dopo aver mostrato le ambiguità di due coppie in “Carnage”, eccola ora alle prese con un trio d’eccezione. Se possibile più gustoso, perché meno sfruttato dalla letteratura e con un certo che di imprevedibile. Il testo ha una sua leggerezza, eppure viene voglia di leggerlo per aprire le pieghe nelle cui sfumature c’è molto da imparare e forse dolorosamente e ironicamente da specchiarsi.

Una donna si prende il gusto di mettere sulla graticola tre vecchi amici, che rivelano tutte le dinamiche tipiche dei litigi di coppia e, a mio avviso, dell’amicizia troppo matura di adulti non cresciuti e insoddisfatti che negli amici cercano il surrogato di qualcosa che non è sintetizzabile: l’io innanzi tutto.

In una scenografia raffinata ed elegante si mostra un appartamento bianco, di gusto ed essenzialità, l’abitazione di Serge (alias Alessio Boni), un dermatologo, separato, infastidito dalla paternità, uomo di successo, dandy quanto basta a renderlo intrigante e un po’ odioso nella sua supponenza ironica e in fondo simpatica. Con le luci che cambiano diventa anche l’appartamento di Marc (interpretato da Gigio Alberti), ingegnere aeronautico, un po’ rigido, che rifiuta l’attualità come imbastardimento, critico feroce degli altri due amici, perché si scopre che si sente tradito, ovvero defraudato del ruolo di guida; anche se dovrebbe essere guidato lui stesso in una vita che non sembra così soddisfacente. Le luci e un quadro – la veduta di Carcasson – si tingono di un’atmosfera di buone cose di pessimo gusto per la vita poco artistica di questo signore di mezza età. Infine con una luce rosa poco credibile ed il quadro di un pagliaccio, un po’ sinistro, forse un dipinto del padre, ‘una crosta’, il salotto può ospitare un uomo che non è mai stato felice, Ivan – ombra di Alessandro Haber, il vero personaggio – finito ad occuparsi di una cartoleria del futuro suocero, figlio di una madre frustrata, spinto cinquantenne ad un matrimonio con una giovane probabilmente capricciosa, per cercare decoro.

Un trio mirabile nell’interpretazione, tre figure così diverse nell’aspetto e nel mood che si intrecciano in modo complementare e contraddittorio a formare un microcosmo, nel quale ognuno gioca il ruolo della parte assegnata come spesso avviene in qualsiasi gruppo, dove ognuno perde un po’ di sé per esasperare il peggio. Il dandy, snob e anaffettivo, che cerca rifugio nell’arte e nel lusso, nello sfoggio di sé; l’uomo ingrigito e irrigidito nel ruolo del bastian contrario che tenta invano un’autocritica proiettando sugli altri i propri dubbi e difetti; e il perdente, perennemente in analisi, pronto alla commozione sincera, ma anche al compiacimento per il terrore della solitudine. E’ in fondo il destino del clown.

Il pretesto del contendere è tutto sommato, come in ogni lite tra persone molto intime, l’acquisto da parte di Serge di un quadro bianco pagato un’esagerazione, per dare il via ad uno scontro feroce tra i tre. Dove si svelano debolezze e meschinità. Dove emerge come il bisogno di affermare se stessi per dare una ragione al proprio esistere sia alla base di tutti i rapporti. E se il finale sembra ricondurre ad un lieto fine, ad una riconciliazione, ad una amicizia rivitalizzata e rinnovata, la Reza lascia in realtà aperta una questione non semplice. Proprio come in una storia d’amore Marc e Serge si riavvicinano a metà, dandosi un periodo di prova. Se Haber è pronto alle lacrime, alle quali non sa resistere, Serge sceglie la via della menzogna, quella di circostanza, estetica. L’autore suggeritore sembra dire che non sempre la sincerità è la via per la soluzione dei conflitti.

Lo spettacolo termina senza fine, che si diluisce e si rinvia, come nelle relazioni per continuare nel gioco, dove lo spettacolo alimenta la vita. Una tela bianca è venduta all’asta, al pubblico – ad ogni replica a partire da 50 euro – per donare il ricavato all’Associazione Arca a favore delle famiglie con malati di Alzheimer. I tre amici sembrano incamminarsi sulla giusta via, spostando il centro altrove.

Infine Haber annuncia un suo concerto in programma il 28 e 29 Febbraio prossimi all’Ambra Jovinelli di Roma. E’ talmente credibile quando recita che si stenta a credergli fuori dalla scena.

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma

Per informazioni: telefono 06/48872222 – 06/4882114

Orario di apertura del botteghino: dalle 9.30 alle 15.00 e dalle 15.30 alle 19.30, lunedì chiuso

Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45 - mercoledì, domenica ore 17 (eccetto mercoledì 4 ore 20.45) - sabato ore 16.30 e 20.45 (eccetto sabato 31 ore 20) - 24, 25, 26 dicembre riposo

Biglietti: intero I° Platea euro 32, II° Platea euro 30, Balconata euro 28, I° Galleria euro 17, II° Galleria euro 11 – ridotto convenzioni I° Platea euro 24, II° Platea euro 24, Balconata euro 23, I° Galleria euro 15, II° Galleria euro 10 – ridotto under 26 e gruppi I° Platea euro 21, II° Platea euro 19, Balconata euro 18, I° Galleria euro 14, II° Galleria euro 9 – ridotto scuole II° Platea euro 16, Balconata euro 14, I° Galleria euro 12, II° Galleria euro 8

Durata: 1h e 30'

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni

Sul web: www.teatroeliseo.it

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