Arlecchino servitore di due padroni - Teatro San Babila (Milano)

Scritto da  Giovedì, 27 Ottobre 2016 

“Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni, approda al Teatro San Babila di Milano dal 25 al 30 ottobre con la regia e drammaturgia di Carlo Boso. La celebre commedia di Goldoni trasposta nel 1947. Un reduce, nuovi padroni, un'Italia da ricostruire.

 

ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia e drammaturgia Carlo Boso
con David Anzalone, Francesca Berardi, Cinzia Brugnola, Marco Chiarabini, Emanuele Contadini, Erika Giacalone, Andrea Milano, Michele Pagliaroni e Andrea Pellizzoni
amministratrice di compagnia Serena Anzalone
scenografie Erika Giacalone
costumi Sonia Signoretti
maschere Stefano Perocco di Meduna
tecnici luci e suono Nora Picetti, Francesco Picetti e Federico Picetti

 

La commedia, nella rilettura diretta da Carlo Boso, si svolge a Milano, che rappresenta l’epicentro di un’Italia da ricostruire dopo i guasti della seconda guerra mondiale, mentre Arlecchino ci viene presentato come un reduce della campagna di Russia. Solo di alcuni personaggi goldoniani vengono ripresi i nomi, mentre per altri sono stati sostituiti dal regista con nomi simbolici che rappresentassero la particolarità della loro funzione: così il Dottor Lombardi goldoniano assume il nome di Onorevole Roma, al cui figlio Silvio viene promessa in sposa Clarice Bagnasco (nella commedia goldoniana, figlia di Pantalone de’ Bisognosi) che in precedenza era stata promessa al siciliano Calogero Vizzini, e del quale si viene a conoscere l’uccisione per mano di Lucky Luciano, amante della sorella.

Secondo quanto dichiarato dal regista l’ambientazione a Milano è stata scelta perché la città rappresentava meglio di ogni altra una capitale dell’imprenditoria e della finanza che potesse applicare in pieno il Piano Marshall americano il quale destinava capitali alla ricostruzione del Paese (peraltro il Piano Marshall non viene citato a caso, visti i riferimenti malcelati, proprio da Arlecchino, alle misure anticrisi prese nel nostro Paese).

La ricerca del possesso e del potere con mezzi non del tutto leciti costituisce la chiave di lettura meglio evidenziata nella messa in scena di Boso rispetto al testo originale goldoniano. E gli stessi nomi prescelti per i personaggi sono di per sé specchio delle “categorie” che rappresentano, come ad esempio nel caso dell’onorevole Roma (la politica) o di Lucky Luciano (la mafia), con entrambi i quali si trova ad avere a che fare l’imprenditore Bagnasco.

Arlecchino riflette solo l’altro aspetto dell’Italia del dopoguerra (e, se vogliamo, anche di oggi): quello della povera gente, affamata e incapace di far valere i propri diritti. E, come in Goldoni, Arlecchino si trova ad essere servo di due padroni, credendo in questo modo di poter soddisfare meglio i suoi bisogni più elementari.

La commedia di Boso, però, non è una semplice rappresentazione ambientata nel dopoguerra dell’Arlecchino goldoniano, ma un’interpretazione da commedia dell’arte trasposta nel nostro secolo, che muove al riso più aperto e senza censure e coinvolge il pubblico che, nella serata della “prima”, ha saputo partecipare con naturalezza ed entusiasmo.

Da ricordare che Goldoni scrisse la commedia sotto forma di canovaccio durante un suo soggiorno a Pisa nel 1745, quando conobbe l’attore Antonio Sacchi, famoso per il suo ruolo di “Truffaldino” nella commedia dell’arte. Quando poi pubblicò, rivedendola, otto anni dopo, la commedia fu intitolata semplicemente “Il servitore di due padroni” e il personaggio che in seguito sarebbe stato chiamato Arlecchino, era invece originariamente battezzato Truffaldino. Fu Giorgio Strehler che trasformò Truffaldino in Arlecchino e ne antepose il nome al titolo della commedia goldoniana dando vita, con i suoi lazzi e le sue disavventure, al personaggio che tutti conosciamo, anche grazie alla bravura di Ferruccio Soleri. Per rispetto verso la storia c’è da aggiungere che Strehler non fu il primo a donare alla commedia il suo attuale titolo: prima di lui ci aveva pensato nel 1718 il capocomico Luigi Riccoboni, a Parigi, presentandola come “Arlequin, valet de deux maîtres”, vista poi, circa dieci anni dopo, in un teatro parigino dal Sacchi che infine la propose a Goldoni nel soggiorno a Pisa di quest’ultimo.

Anche se Goldoni la riscrisse come una commedia tradizionale a tutti gli effetti nel 1753, si premurò di lasciare spazio alla possibilità di improvvisazioni e di coinvolgimento del pubblico e questo ben lo sapeva Strehler che la mise in scena quando incontrò un attore che avrebbe sfoderato le necessarie capacità atletiche ed interpretative, appunto Ferruccio Soleri, come Goldoni le trovò nel Sacchi e come Boso le ha ora individuate in David Anzalone. Ề appena il caso di rammentare che Boso ha in passato lavorato con Strehler.

La sua messa in scena si distanzia comunque da quella del maestro Strehler e dall’originale di Goldoni non solo per l’ambientazione, ma anche per il linguaggio utilizzato: tutti i personaggi parlano in un coacervo di dialetti a seconda del loro luogo di provenienza e lo stesso Anzalone prende le distanze dal Soleri non solo nel modo di esprimersi, ma anche nel modo di muoversi sulla scena e di coinvolgere il pubblico.

La scena è costituita da quattro pannelli di stoffa, verticali e bianchi, installati sul semi-fondo del palcoscenico, e il luogo dove si svolge l’azione viene definito da un cartello che ne porta il nome e che viene spostato di volta in volta da uno degli attori e posto sulla sinistra del proscenio: così i cartelli sono tre, quante sono le scene dove si dipanano le vicende: casa Bagnasco, Strada e Locanda.

Un cantastorie (il bravissimo Marco Chiarabini) di tanto in tanto si porta sul proscenio per cantare, accompagnandosi con la chitarra, da solo o in compagnia di alcuni attori, canzoni di varie epoche e di vari stili, ma anche brani originali scritti per l’occasione, incurante dell’anno in cui si svolge la narrazione. Si ha quindi modo ad esempio di ascoltare brani dell’epoca dei telefoni bianchi, tra cui ”Non dimenticar le mie parole” del 1937, “Cheek to Cheek” del 1935 o anche la più recente “Kriminal tango” del 1959, fino alla tradizionale “Bandiera Rossa”).

Un monologo che denuncia le ineguaglianze che vigono nella società e gli intrighi e i delitti che sono commessi da chi detiene il potere viene declamato sul proscenio da Arlecchino con una serietà ed intensità tali da guadagnarsi un applauso a scena aperta.

La Compagnia Cantina Rablé è nata a Senigallia nel 2013 e per la produzione di questo “Arlecchino” ha selezionato giovani provenienti da scuole di teatro e da un laboratorio tenuto dallo stesso Carlo Boso. Francamente la scelta si è rivelata felice perché tutti i membri della compagnia hanno saputo fornire interpretazioni convincenti e mantenere un ritmo sostenuto, conferendo una forma attuale alla tradizionale commedia dell’arte. In particolare, sia pure in un ruolo minore, si distingue Francesca Berardi, irresistibile nel suo spagnolo maccheronico e nella sua presenza scenica.

Ma la ricchezza dello spettacolo risiede proprio nella regia di Boso che ha saputo prendere le distanze da precedenti declinazioni dell’Arlecchino goldoniano e al contempo galvanizzare il pubblico, dando vita ad un inequivocabile successo che merita la più ampia visione.

 

Teatro San Babila - corso Venezia 2/A, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/798010, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.30, mercoledì e domenica ore 15.30
Biglietti: da euro 15 a euro 32

Articolo di: Carlo Tomeo
Grazie a: Roberta Cucchi, Ufficio stampa Teatro San Babila
Sul web: www.teatrosanbabilamilano.it

Commenti   

 
#2 Commedia "Arlecchino..."Guest 2016-10-30 02:37
Complimenti, sig. Tomeo, per la eccellente recensione della commedia "Arlecchino servitore di due patroni", che essendo del secolo XVIII, il tema è ancora atuale.
Doris Castro
 
 
#1 Arlecchino...Guest 2016-10-28 11:13
Quanti anni..la prima volta che ho visto Arlecchino servitore di due padroni..seduto per terra..una panca..due carrozze ai lati..da dove uscivano gli attori..a due metri circa..che divertimento..e ro alla villa reale di Milano..sfondo il palazzo..Arlecc hino il classico Ferruccio Soleri..poi visto diverse volte..i personaggi tutti Goldoniani..ade sso..l'aggiorna mento ai tempi recenti..onorev oli..figli di onorevoli.. Chissà che divertimento..g razie per la segnalazione Carlo Tomeo..
 
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