Arlecchino servitore di due padroni - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Domenica, 20 Maggio 2018 

Dal 15 al 20 maggio. “Arlecchino servitore di due padroni”, progetto che conta in più di settant’anni di vita svariate migliaia di repliche, rimaneggiato e ristrutturato più volte, approda nuovamente sul prestigioso palcoscenico del Teatro Argentina. Stavolta, però, a cambiare è la figura centrale: nei panni del protagonista, Enrico Bonavera sostituisce l’Arlecchino di sempre Ferruccio Soleri, che segue comunque lo spettacolo come curatore della messa in scena. Manifesto di un modo di fare teatro, questo spettacolo è un prodigio di energia e vitalità che diverte, appassiona e commuove.

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa presenta
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia Giorgio Strehler
messa in scena Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca
con Enrico Bonavera
e con Giorgio Bongiovanni, Francesco Cordella, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Pia Lanciotti, Sergio Leone, Lucia Marinsalta, Fabrizio Martorelli, Tommaso Minniti, Stefano Onofri, Annamaria Rossano
e i suonatori Gianni Bobbio, Francesco Mazzoleni, Matteo Fagiani, Celio Regoli, Elisabetta Pasquinelli
musiche Fiorenzo Carpi
scene Ezio Frigerio
luci Gerardo Modica
costumi Franca Squarciapino
assistente scenografo Leila Fteita
movimenti mimici Marise Flach
maschere Amleto e Donato Sartori

 

Ferruccio Soleri è lì tra le prime file, si gode lo spettacolo seduto tra il pubblico, ospite d’onore in una serata di rappresentanza. E non potrebbe essere altrimenti, dopo più di sessant’anni di carriera dedicata all’interpretazione sempre impeccabile del simpatico e maldestro servitore Arlecchino che, tra innumerevoli peripezie, riesce sempre a cavarsela trovando perfino l’amore della propria vita.

A sostituirlo al centro del palcoscenico, vestito dei tipici abiti variopinti, troviamo Enrico Bonavera, già da anni fedele discepolo di Soleri, decisamente differente dall’ “originale” per la statura, ma ugualmente atletico e mutevole, al punto da farci rimpiangere solo in parte l’abilità mimica ed attoriale dell’ormai novantenne funambolico artista fiorentino.

La storia è quella di sempre: al centro troviamo le disavventure di Arlecchino, servitore che, perennemente affamato, trova un espediente per riuscire a mangiare il doppio, ovvero mettersi simultaneamente al servizio di due padroni, barcamenandosi tra le richieste di entrambi. Il suo piano apparentemente inattaccabile è però destinato a scontrarsi con svariate difficoltà quando le vicende dei due padroni - Beatrice, nelle sembianze del fratello assassinato, e Florindo, uccisore di quest’ultimo nonché amante della prima - si intrecceranno, accavallandosi e costringendo il maldestro servitore a rocambolesche evoluzioni. Come da tradizione, alla fine il bene trionferà e si risolverà nella vittoria incontrastata dell’amore a tutti i livelli del racconto.

Protagoniste, accanto ad Arlecchino, alcune delle più note maschere tradizionali italiane: il veneto Pantalone, il panciuto dottore bolognese Balanzone e il bergamasco Brighella compaiono e scompaiono al fianco di Arlecchino in un inarrestabile ritmo linguistico e gestuale, quest’ultimo fondamentale per la piena comprensione del testo, altrimenti non sempre intellegibile per chi sia poco avvezzo in particolare al dialetto veneto.

La scenografia è essenziale ma geniale: seguendo il meccanismo del metateatro, viene rappresentata una compagnia nell’atto di inscenare la pièce. Al centro, vi è un palco nel palco, dove le maschere recitano con tendaggi di fondo che rappresentano i luoghi principali dell’azione: la porta di un’osteria, un ambiente casalingo ed una stradina caratteristicamente veneziana. Dietro ai tendaggi, un altro sfondo scenografico ricorda un palazzo nobiliare settecentesco, tipico degli spazi utilizzati per le performance teatrali ai tempi di Goldoni. Tra le due scenografie, trovano posto personaggi di ausilio alla rappresentazione come i musicisti che suonano dal vivo e il suggeritore che, seppur sempre ai margini della storia, interviene più volte interrompendo lo spettacolo per meglio indirizzare l’interpretazione degli attori, come se ci trovassimo ad assistere ad una prova finale della pièce - rimando anche all’innovazione goldoniana che introduce il copione che gli attori devono seguire fedelmente, contrariamente a quanto fatto sino ad allora.

Tanti gli applausi per l’interpretazione di tutti gli attori, in particolare quella magistrale di Enrico Bonavera, da parte di spettatori di tutte le età - tanti gli adolescenti che sorridono, ridono ed ascoltano attentamente. Sul finale, a mezzanotte passata, un dovuto tributo a Ferruccio Soleri che, commosso, dedica dei versi di commiato, per passare il testimone al “nuovo” Arlecchino. Standing ovation per lui.


Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17
Biglietti: poltrona 40€ (ridotto 32€), palchi I e II ordine 32€ (ridotto 27€), palchi III e IV ordine 25€ (ridotto 22€), loggione 12€. Le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 35 anni e agli adulti oltre 65 anni

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP