Arlecchino servitore di due padroni - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Lunedì, 16 Dicembre 2013 

Dal 3 al 22 dicembre. Arlecchino è una delle maschere più amate della Commedia dell’Arte che Carlo Goldoni seppe creare nel Settecento, assieme a tanti altri personaggi entrati nella tradizione nostrana come Pantalone, Brighella e il Dottore. Persa nello scorrere dei secoli, la leggenda risorse dalle macerie della seconda guerra mondiale grazie alla passione di un giovane deciso a dare a Milano un vero teatro stabile, Giorgio Strehler. Con la nascita del Piccolo Teatro di via Rovello, Arlecchino Servitore di due padroni fu uno dei suoi spettacoli più riusciti. Erano gli anni ’50 quando un grande Marcello Moretti, veneziano autentico, divenne la maschera e interpretò Arlecchino fino alla morte, avvenuta nel 1961. Già da tempo il suo sostituto si chiamava Ferruccio Soleri e prendeva il posto del titolare protagonista una volta la settimana. Infine ne prese il posto non sapendo, di certo, che quello spettacolo sarebbe andato avanti fino a oggi: se Arlecchino ha compiuto 60 anni di palcoscenico, Ferruccio Soleri sta sotto quella maschera da oltre mezzo secolo!

  

 

Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa presenta
ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI
di Carlo Goldoni
regia Giorgio Strehler
messa in scena da Ferruccio Soleri
con la collaborazione di Stefano de Luca
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
luci Gerardo Modica
musiche Fiorenzo Carpi
movimenti mimici Marise Flach
scenografa collaboratrice Leila Fteita
maschere Amleto e Donato Sartori
con Ferruccio Soleri
e con (in ordine alfabetico) Enrico Bonavera, Giorgio Bongiovanni, Francesco Cordella, Alessandra Gigli, Stefano Guizzi, Pia Lanciotti, Sergio Leone, Fabrizio Martorelli, Tommaso Minniti, Katia Mirabella, Stefano Onofri, Annamaria Rossano, Giorgio Sangati, Giorgia Senesi
e i suonatori Gianni Bobbio, Francesco Mazzoleni, Elisabetta Pasquinelli, Emanuele Piccinini, Celio Regoli
Nelle recite del 3, 5 (pomeridiana), 6,11 (pomeridiana), 13 (pomeridiana), 18 (pomeridiana), 19 dicembre il ruolo di Alecchino sarà interpretato da Enrico Bonavera, Brighella da Stefano Guizzi e il suggeritore da Fabrizio Martorelli.

 

 

Nessuno lo ha più sostituito definitivamente: per quanto ci sia ovviamente più di un collega capace di prendere il suo posto già da anni, Soleri, classe ’29, indossa non solo i panni ma è quasi ‘diventato’ la seconda pelle di Arlecchino. Negli anni è stato costretto a diventare maestro, a insegnare ai giovani questi ruoli molto speciali tratti dalla Commedia dell’Arte e non ha mai dimenticato che lui stesso fu prescelto grazie alla incredibile agilità fisica e capacità interpretativa che lo contraddistinguevano. Invece di andare in pensione, Ferruccio ha recitato per il cinema e per la televisione di mezza Europa, ha insegnato in scuole d’arte drammatica a Bruxelles, a Monaco ma perfino a Lisbona, a Vienna, a Napoli e Bucarest, a Valençia e in California come pure in Giappone. A Mosca gli è stata conferita una Maschera d’Oro nel 2001 e vi ha inaugurato una Accademia Internazionale della Commedia dell’Arte, capace di raccogliere studenti da tutta la Russia. Gli è stato assegnato il Leone d’Oro nel 2006, l’anno seguente fu nominato ambasciatore dell’Unicef e di recente gli è stato conferito il titolo di Grande Ufficiale della Presidenza della Repubblica Italiana.

 

Il Piccolo Teatro Grassi, dal 3 al 22 dicembre, ha già il tutto esaurito perché il ritorno sullo storico palco milanese propone non solo uno spettacolo molto amato ma di nuovo Ferruccio Soleri, che la gente vuole veder saltare e fare capriole alla veneranda età di 84 anni. Dopo aver insegnato in mezzo mondo i segreti di questa eterna maschera, lui è la prova vivente di come certi personaggi possano sopravvivere di gran lunga ai loro creatori. In questo caso non solo al Goldoni ma soprattutto a Giorgio Strehler, che nel 1986 aveva annunciato la morte di Arlecchino, considerandolo ormai troppo ‘anziano’ per essere ancora messo in scena. Fu il pubblico a insorgere e a riportarlo sul palcoscenico. Oggi il Piccolo ripropone non solo l’edizione originale ma sottolinea in modo inedito alcuni ruoli, quelli del suggeritore e dei musicisti, sempre in scena anche se solo ai margini, capaci però di confrontarsi con lo spettacolo vero e proprio e di interromperlo, come fosse una prova finale e non già col pubblico in sala, a cui qualcuno di loro pure si rivolge.

 

Per tre ore Soleri incanta una platea colma di giovani e tantissimi adolescenti, che non tentano la fuga durante i due intervalli ma al contrario ascoltano appassionati, incuriositi dai tanti dialetti che si snocciolano davanti a loro, rendendo la sala piena di jeans, magliette e capelli dai tagli originali mentre gli spettatori più anziani sembrano una minoranza. Incredibile ma stupendo, questo cambio generazionale. La bellezza della musica dal vivo, i costumi settecenteschi deliziosi, le battute allegre e spesso comiche rendono agli spettatori il piacere che ha unito intere generazioni nel seguire queste maschere indimenticabili, tra sorrisi e risate. C’è il veneto di Pantalone e della figlia Clarice, che vuole sposare il bolognese Silvio, figlio del grasso e ricco Dottore, ma deve rispettare un contratto precedente che il padre ha firmato con un torinese, rimasto ucciso; però la sorella di quest’ultimo, Beatrice, travestita da maschio, tenta di prenderne il posto per impossessarsi della dote e usare i soldi per salvare Florindo, l’uomo che lei ama e che è fuggito avendo ucciso proprio suo fratello durante una lite furibonda.


Arlecchino è un poveraccio che si ritrova a servire Bea, credendola un uomo per poi accettare di servire pure Florindo,che è in fuga a Venezia, dove tutto si svolge, nella speranza di poter mangiare due volte al giorno come minimo, mentre di fatto rischia di pigliare botte da tutte e due le parti. “Con due paroni non mi riesce de magnar neppure un boccone!” piagnucola Arlecchino. Fa la corte a Smeraldina, la serva di Clarice e, grazie a un magnifico gioco di grandi tende-scenari, gli eventi si spostano nel giro di pochi secondi da un interno casa, alla piazza o a un canale. E chissà perché la memoria mi riporta a quella, fra le tante messe in scena a cui ho assistito, dove Strehler scelse di lasciare il palco completamente deserto. Il niente era illuminato da un filo rosso sospeso in alto, da destra a sinistra, a indicare il tempo e lo spazio dell’arte, mentre l’intera scenografia veniva tradotta da puri gesti compiuti dagli attori i quali, muovendosi con una mimica straordinaria, ‘facevano vedere’ porte, scale, finestre, ingressi, uscite, strade… Gli inchini degli uscieri di palazzo mostravano le porte inesistenti e capivi quando si entrava in una locanda o in una casa. L’illusione assoluta pareva un’ipnosi di massa e affascinava gli spettatori.


Riesco a parlare con l’attore fuori dal teatro e gli chiedo quanto gli manchi il grande regista: “Moltissimo, era veramente un genio del teatro. Il mondo intero deve molto a lui, fece messe in scene geniali di Cechov, Pirandello ed era un grande amante di Brecht, fra i moltissimi autori da lui diretti. Tutti gli sono debitori”. Ha conosciuto altri di simile statura, lei che viaggia così tanto? “Non lo so, noi recitiamo e non vediamo molto degli altri. Ho visto qualcosa, ma non ce ne sono, di uomini come Strehler, in altri Paesi”. Lei non si stanca mai? “Quando ho due spettacoli al giorno, Enrico Bonavera mi sostituisce in uno. Di solito fa Brighella”. Si ricorda di quando Arlecchino doveva morire, come spettacolo di cartellone? “Strehler era stufo e voleva farlo finire, ma aveva così tanto successo che non ha potuto fare a meno di continuare”. Crede possibile che nasca un altro spettacolo capace di avere un simile successo teatrale per oltre 60 anni? “Bisognerebbe trovare un altro Strehler, per trovare un altro Arlecchino. Questo, da lui creato, ora potrebbe durare in eterno, se non lo cambiamo. E resterà tale finche non ci sarà qualcuno capace come Strehler. Nulla potrà mai sostituirlo”. Dopo migliaia di volte che interpreta l’Arlecchino, le pare di somigliargli sul serio? “No, non mi sono mai identificato nel personaggio. Il nostro è un lavoro, la vita è un’altra cosa”. Le è mai sembrato di vedere gente che ci somiglia, ai personaggi goldoniani? “Qualche volta può capitare di incontrare gente che somiglia ai personaggi della Commedia dell’Arte, è vero”. Ci sono altri Arlecchini? “No, a parte quello che mi sostituisce”.


Oggi come da così tanti anni, lo spettacolo inizia con l’accensione sul proscenio di 9 lumini o candele e finisce quando vengono spente, sotto un boato di applausi e di grida d’entusiasmo appena gli attori si tolgono le maschere, come a ricordare che lo spettacolo, come la vita, è sempre uguale, è sempre diverso. Una meraviglia.

 

 

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: 848800304
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00; lunedì riposo (giovedì 5, mercoledì 11 e mercoledì 18 dicembre ore 15 e 20.30; venerdì 13 dicembre solo ore 15)
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 210 minuti con due intervalli



Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro
Sul web: www.piccoloteatro.org

 

 

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