Arlecchino&Arlecchino - Teatro dell'Arte (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Lunedì, 10 Marzo 2014 

Un nuovo progetto del CRT di Milano ha visto prendere corpo, purtroppo solo per pochi giorni, un’idea riuscitissima tesa a dimostrare come, dopo secoli dal parto di tal Goldoni Carlo, un personaggio della Commedia dell’Arte come Arlecchino sia ancora vivo e possa essere declinato in tanti modi, tutti validi e divertenti. A dimostrarlo ci pensa il piccolo, grandissimo Paolo Rossi, sempre più bolso e capace di autoironia (“Ho pensato di inventare il partito degli smemorati… di cosa stavamo parlando?”) ma grandioso nel cabaret alla Dario Fo e capace anche di lasciare spazio ad altri. Per la precisione, la novella Fondazione CRT, appena insediata al Teatro dell’Arte, ha proposto a Paolo Rossi una collaborazione progettuale insieme al Piccolo Teatro che prende avvio proprio con Arlecchino, considerando che una quindicina d’anni fa il grande e indimenticabile regista Giorgio Strehler dichiarò pubblicamente sull’allora più giovane Paolino: “Paolo Rossi sarà un Arlecchino nevrotico e surreale in futuro, in tono con il Terzo Millennio prossimo venturo”. Davvero profetico, stasera in scena l’ex Kowalski dei Navigli diventa Arlecchino per presentarne altri, a partire dal mito: Ferruccio Soleri, l’unico riconosciuto in tutto il mondo.

  

 

Un progetto di CRT Milano
in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano
Paolo Rossi in
ARLECCHINO&ARLECCHINO
con Ferruccio Soleri, la partecipazione di Enrico Bonavera, Silvio Castiglioni, Claudia Contin Arlecchino, i Burattini di Daniele Cortesi e l’intervento di Ferruccio Merisi
interventi musicali di Emanuele dell’Aquila e Alex Orciari

 


Sul palco, dopo alcune battute di presentazione strafalcionate vediamo Rossi indossare un vero costume da Arlecchino, come se andasse a una festa di Carnevale. Lascia in fretta spazio al Teatrino dei Burattini che sta in mezzo al palco, il quale d’improvviso si anima. Entrano in scena le voci, perfettamente calate nei dialetti precisi che Goldoni ha raccontato di un’Italia seicentesca, in cui il personaggio noto come ‘il Truffaldino’ parla in veneto e s’incontra con torinesi, genovesi e bolognesi. Le marionette mostrano uno dei tanti episodi della classica maschera che ci viene riconosciuta nel mondo intero come autoctona grazie alle innumerevoli tournèe realizzate per mezzo secolo da Strehler con ‘Arlecchino, servo di due padroni’. Sono aderenti al repertorio, coi bei costumi creati da Lucia Zanini, questi burattini di Daniele Cortesi, che ha creato la sua compagnia nel 1982, fedeli alla tradizione e capaci di intrigare anche chi solitamente non guarderebbe marionette e cose da bambini. Il testo è ben recitato e risentiamo “So’ Arlecchino, sordo d’un ocio e orbo d’orecchio…” che litiga con Pantalone, il quale vorrebbe vietargli di amare la figlia Smeraldina, destinata a sposare un ricco marchese, padrone di Brighella. Il simpatico siparietto si intitola ‘Arlecchino malato d’amore’ ed è delizioso, tanto da raccogliere molti applausi.

 

Il teatrino viene velocemente spostato e Paolo Rossi rientra, vestito in modo curioso ma non in costume, per introdurre Ferruccio Soleri. Paolo intervista Ferruccio che gli racconta un po’ di episodi dei suoi inizi e di come fosse capitato al Piccolo Teatro di Strehler: di fatto, per sostituire il celebre Marcello Moretti nel primo tour dell’Arlecchino americano, dove per legge negli Stati Uniti era obbligatorio che una compagnia teatrale avesse un sostituto per ogni protagonista, in modo che tutti gli attori potessero avere un giorno alla settimana di riposo anche quando le opere stavano in scena sette giorni su sette. Era il 1959 e venne individuato Soleri, ritenuto proprio da Moretti il migliore tra gli Arlecchini visionati nelle scuole d’Arte Drammatica italiane di allora. Inevitabile che quella apparente sostituzione si trasformasse, con la scomparsa del mitico Marcello Moretti, in un destino che lo porta ancora oggi, a 83 anni, a vestire i panni di questo immortale personaggio.

 

Rossi si informa su come faccia a restare in forma e Ferruccio risponde che due mesi prima di riprendere con l’Arlecchino, che in effetti è una parte quasi atletica, tra capriole e acrobazie, si prepara in modo sempre più intensivo con stretching e poi correndo su e giù per quattro piani di scale, per farsi il fiato. “Ah beh, allora io farò Pantalone” replica Paolino. Soleri propone a questo punto un siparietto, notissimo, con la mosca importuna che viene acchiappata per farci una bella mangiata… tanta la fame! Poi regala al pubblico un episodio tra i più celebri della sua commedia: quello in cui tenta di spedire una lettera ma non trova il francobollo… Al termine, quasi una standing ovation.

 

Ed ecco entrare un altro Arlecchino, Silvio Castiglioni, in ‘Sono stato Arlecchino’. Vestito grigio, tre nastri colorati fuori dal taschino, camicia rosso scuro e cravatta, seduto su una poltrona, racconta di un Arlecchino che arriva a Milano quando scoppia una bomba, in università, tra 500 studenti e passa la nottata fra sirene di polizia. “In quella notte ho deciso di lasciare gli studi e fare l’attore e siccome sono di Verona e parlo in dialetto, son diventato Arlecchino”. Racconta ancora che dopo le bombe e Aldo Moro, arriva il terremoto in Friuli, “con gli animali che lo sentivano prima, ad aver paura”. Infine confida che “a fare il saltimbanco ho fatto i soldi ma non qua: in Argentina”. Il suo finale è un po’ spinto, lui stesso si descrive un po’ schifosetto e sputacchioso. Insolito e strano ma pure lui raccoglie applausi.

 

Entra in scena un altro Arlecchino in maschera, molto saltellante, ed è una donna, bravissima: Claudia Contin, che strappa applausi sentitissimi per la bravura indiscutibile e il tono classico e allegro. Sale quindi sul palco un personaggio particolare, Ferruccio Melis, che ha dedicato parte della sua vita a creare maschere, viaggiando in mezzo mondo per trovare artigiani specializzati in creazioni spettacolari e uniche, riuscendo a farsene realizzare alcune per il personaggio di Arlecchino, descritto con mimica corporea, non sapendo come tradurre le storie in lingue diverse. Nasce così la maschera del ciarlatano e Melis racconta di come a Bali, in India e in Cina sia riuscito ad acquistare il meglio delle tradizioni locali. Poi rientra Paolo Rossi attraverso una porta rossa che era sempre stata lì ma senza che nessuno ci avesse mai fatto caso, invece adesso si legge chiaramente la scritta in stampatello, nero su rosso: ‘PORTA DELALDI LA’. “Avevo comprato un’autobomba. Era d’occasione. Ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, l’autobomba. Trovi sempre posteggio, se ne vanno subito tutti. Ma un giorno un tipo mi butta la cicca in auto e bum, sono morto e finito in purgatorio”.


E’ lo skecht più esilarante della serata e vale tutto il tempo passato in attesa di questa grandissima prova che, se potesse, Strehler sarebbe orgoglioso di averci visto giusto. Però Rossi al purgatorio non si trova a suo agio perché non si sa mai niente e così finisce all’inferno. “Signora” dice, chinandosi verso una spettatrice nel pubblico, “l’inferno è un paradiso..qui c’è un locale pieno di comici! C’è Gino Bramieri con le sue barzellette e altri…”. Rossi si fa accompagnare da un paio di musicisti, gli amici Manuele alla chitarra e Alex al contrabbasso. Le battute si susseguono senza sosta, come il presentarsi da ‘ancient prodige’, mentre suona pure lui una sua chitarrina. “Abbiamo creato il movimento degli intenzionalisti, anzi dei preterintenzionalisti, a nostra insaputa…” per lasciarci in ultimo con una versione geniale di “Ho visto un re”, cabaret d’eccellenza e gli spettatori tutti si schiattano ormai sulle poltrone con battute a raffica ogni tre secondi. Esilarante, straordinario, da ripetersi appena possibile!

 

 

 

Teatro dell’Arte - viale Alemagna 6, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/72434258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica e festivi ore 16.00
Biglietti: platea intero 25€, ridotti under 30, over 65 e convenzioni 12,50€; galleria intero 22€, ridotti under 30, over 65 e convenzioni 11€

 


Articolo di: Daniela Cohen
Foto di: Valeria Palermo
Grazie a: Ufficio stampa Giulia Tatulli
Sul web: www.crtmilano.it - www.triennale.org

 

 

 

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