Aria precaria - Teatro Colosseo (Torino)

Scritto da  Venerdì, 19 Novembre 2010 
Ale&Franz

Alessandro Besentini e Francesco Villa, in arte Ale e Franz, riportano in tour il loro spettacolo “Aria precaria” già visto l’anno scorso: una collezione di dieci sketch, giocati sugli incontri di personaggi talvolta inediti, talvolta ormai classici per i loro fan televisivi, in un trionfo di nonsense e spassosi equivoci.

 

 

Teatro Colosseo, Torino

ARIA PRECARIA

di e con Alessandro Besentini e Francesco Villa

scritto con Martino Clericetti, Antonio De Santis, Rocco Tanica, Fabrizio Testini

regia e scene di Leo Muscato

costumi di Laura Liguori

disegno luci di Alessandro Verazzi

 

Alessandro Besentini e Francesco Villa, in arte Ale e Franz, riprendono a portare in tour il loro spettacolo “Aria precaria”, che debuttò nella scorsa stagione teatrale, dopo un’annata foriera di grandi soddisfazioni anche dal punto di vista televisivo: prima tra tutte lo show di prima serata che portava il loro nome con la coraggiosa e originale (almeno per la televisione italiana) struttura a sketch.

La stessa che ritroviamo ben rappresentata in questo spettacolo che, dopo l’esordio a Bologna, riporta il duo per la prima volta dopo cinque anni al Teatro Colosseo di Torino (poi saranno a Genova, La Spezia, Padova e Milano), che li accoglie con un’importante risposta del pubblico sabaudo. Ale e Franz, insomma, tornano a riproporci i loro caratteristici stralci di vita vissuta, ma stavolta con i tempi teatrali in luogo di quelli televisivi: dunque più dilatati, che permettono di meglio sviluppare le singole storie.

Storie di buffi incontri, talvolta piacevoli, tra due amici (o addirittura “migliori amici” che sfociano scherzosamente in qualcosa di più…), talvolta soltanto casuali, tra due perfetti estranei (che attendono nella sala d’aspetto di maternità o addirittura aspettano nel limbo di sapere in che essere si reincarneranno). La causa dell’incontro stesso, del resto, è del tutto accessoria alla dinamica comica di A&F: di fatto è soltanto uno sfondo che permette all’arguzia dei due cabarettisti milanesi di scatenarsi al meglio.

Perché sono i dialoghi il vero centro della loro comicità: talvolta capolavori di nonsense, molto più spesso ficcanti (e per questo ancor più divertenti) parodie dei luoghi comuni della vita quotidiana. Insomma, quei lunghi discorsi tra completi sconosciuti in cui non si sa cosa dire (e infatti non si dice nulla), ma in cui tutti noi ci troviamo costantemente invischiati, mentre vorremmo essere in qualsiasi altra parte del mondo.

Ale e Franz, come pochi altri, sanno riprodurli in modo ridicolo, surreale, esagerato, fino a trasformare le semplici ostinazioni di tutti noi in ripetitivi e spassosi tormentoni. In “Aria precaria” ci propongono dieci diverse situazioni, talvolta intrecciate tra di loro, letteralmente una meglio dell’altra in un vero crescendo, appena accennate da una scenografia minimalista (dentro e fuori dal palco scorrono su due binari talvolta un albero, talvolta un tavolo, talvolta un paio di sedie e nulla più) per dar spazio solamente ai due comici al centro della scena.

Il loro affiatamento, del resto, non è in discussione, tanto da avergli fatto accettare anche la difficile sfida di un programma televisivo di pura improvvisazione come il famoso “Buona la prima”. I loro meccanismi di coppia sono ben oliati e mai banali né macchiettistici, tanto da consentire spesso l’inversione dei ruoli rispetto al solito, dove Ale (per intenderci, quello pelato) solitamente recita il sarcastico e Franz il suo inconsapevole bersaglio.

In questi dieci scenari si alternano a personaggi mai visti quelli ormai classici per i loro fan, che li hanno imparati a conoscere fin dai tempi di “Zelig”: il call center anti-suicidio, la coppia sulla panchina e soprattutto i due gangster Gin e Fizz, che propongono nel bis. È soprattutto con questi ultimi che raggiungono il maggior favore da parte del pubblico, confermando che questi due goffi rapinatori che si muovono in una improbabile Chicago degli anni ’20 in un trionfo del non-senso e dell’equivoco restano probabilmente i più riusciti del loro repertorio.

 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

Grazie a: Elisa Giordano, Ufficio Stampa AdfarmAndChicas

Sul web: www.teatrocolosseo.it

 

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