Antropolaroid - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Martedì, 27 Ottobre 2015 

"Antropolaroid" è la fotografia di una famiglia siciliana, una polaroid umana che si snoda attraverso la voce e il corpo di Tindaro Granata. Le storie tramandate inconsapevolmente dai nonni di Tindaro, diventano lo spunto originalissimo e poetico per un racconto popolare in cui la famiglia, insieme alla storia di un paese, sono i protagonisti. Personaggi e voci prendono vita esclusivamente con l’aiuto del corpo dell’interprete, solo ad abitare la scena vuota. L’attore-autore si distacca dal modello originario di tradizione orale del “cunto” senza però prescinderne, dando vita ad una lingua sconosciuta, un dialetto siciliano ricco di detti familiari, voci antiche, memorie sonore della sua terra d’origine.

 

ANTROPOLAROID
scritto e diretto da Tindaro Granata
con Tindaro Granata
scene e costumi Margherita Baldoni e Guido Buganza
disegno luci Matteo Crespi
elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
organizzazione/distribuzione Paola Binetti
produzione Proxima Res

 

Si resta spiazzati dalla bellezza di "Antropolaroid" di Tindaro Granata. Uno spettacolo intriso di emozioni che, benché contrastanti tra loro, sono miscelate con rara padronanza drammaturgica e scenica. Lo spettatore sin dall’inizio non può non prendere atto di trovarsi di fronte ad un’opera fuori dal comune recitata da un attore straordinario. Solitamente rifuggiamo le lodi sperticate, soprattutto nel contesto di una recensione, ma Tindaro Granata e il suo spettacolo lasciano realmente di stucco.

Ispirandosi alla tecnica del cunto siciliano, che si prefigge l'obiettivo di comunicare emozioni e storie di una comunità (in questo caso la comunità resta sullo sfondo e viene messa in primo piano la famiglia di Tindaro), l’attore siciliano dà voce in scena ai vari personaggi della sua pièce: i suoi familiari, dal bisnonno al padre, fino a mostrare se stesso. Ne emerge un doloroso e al contempo grottesco e vivace ritratto generazionale.

In questo viaggio nel tempo, che solo la magia del teatro permette di compiere, assistiamo alle storie e alle evoluzioni della famiglia Granata, ma anche al ritorno di vecchi fantasmi. Si parte dal bisnonno di Tindaro che si impicca dopo aver scoperto di avere un tumore, passando per il nonno e il padre, il quale dopo essere emigrato in Svizzera ritorna alla terra natia per aprire una falegnameria con l’aiuto di un boss mafioso, e terminare alla fine con Tindaro che vuole scappare a Roma per diventare un attore di cinema e che assiste impotente al suicidio di un suo amico, che guarda caso muore impiccato (Interessante quest’elemento. E se fosse toccata a Tindaro questa sorte come al suo bisnonno? Se avesse rinunciato al suo sogno di attore, sarebbe andato anche lui incontro alla morte?). L’inevitabilità del fato e il transfert generazionale in questo spettacolo costituiscono una chiave di lettura di assoluta rilevanza. La storia si ripete o può ripetersi.

In questo gioco di specchi multipli, il bravo attore siciliano cambia pelle come un camaleonte, reggendo per ben un’ora e mezza la scena da solo, trasformandosi di volta in volta in suo padre, sua nonna, suo nonno, il suo amico. Alternando il maschile e il femminile, conferendogli ogni volta una sfumatura e un carattere diverso, senza ripetersi mai.

Utilizzando un registro semplice e un dialetto siciliano fruibile e comprensibile anche al grande pubblico, ostico solo a tratti, Tindaro compie un prodigio e riesce a farci ridere, piangere, riflettere, ed emozionare a distanza di pochi minuti. La sua energia sul palco è invidiabile. Si viene travolti dalla sue storie famigliari e dai suoi personaggi. Siamo dentro quelle storie, quelle storie siamo noi stessi. Un coinvolgimento così forte non è cosa comune ed è uno dei maggiori risultati che un teatrante possa auspicare per il suo lavoro.

Merita una menzione particolare il discorso che Tindaro rivolge al pubblico dopo la sua rappresentazione. Senza andare nello specifico ci racconta la sofferenza che gli ha causato un brutto incidente che l’ ha allontanato dalle scene, puntando il dito verso alcuni suoi ex-colleghi che vedendolo lavorare come cameriere in un ristorante hanno fatto finta di non conoscerlo. Una critica questa rivolta a certi attori che non vogliamo ci rappresentino con i loro atteggiamenti divistici e stupidi. L’attore, o l’artista in generale, il vero artista, deve essere umile e vicino a tutte le persone. Tindaro in tal senso è un esempio da seguire e ci fa dimenticare quegli attori che non hanno compreso l’importanza del ruolo che svolgono per l’intera comunità. Tindaro Granata è l’attore, l’artista ideale perché imperfetto e umano (finalmente qualcuno di raggiungibile).

 

Teatro dell'Orologio (Sala Orfeo) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Foto di: Manuela Giusto
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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