Anton, Scherzo in un atto - Spazio Tertulliano (Milano)

Scritto da  Sabato, 14 Giugno 2014 

Il protagonista di “Anton - scherzo in un atto”, in scena allo Spazio Tertulliano di Milano fino al 15 giugno, non crede nell’esistenza di nessun eroe, secondo lui per trovarne uno si dovrebbe mentire al pubblico. “L’arte non tollera la menzogna”, ed egli è un vero artista, è Anton Cechov.

  

ANTON - SCHERZO IN UN ATTO
Dalle lettere, le opere e i taccuini del dottor Cechov
con Stefano Cordella
drammaturgia e regia Vanessa Korn
disegno luci Christian Laface
produzione Oyes
Menzione speciale alla Borsa di Lavoro “Alfonso Marietti” 2013 - indetta dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano 

 

Solo nella sua casa lo scrittore si veste, non fa che cambiarsi d’abito, spoglia se stesso e le sue parole tentando di infilarsi insieme a loro in un racconto che abbia la sola pretesa di far sorridere, di trattare come sempre la realtà, la sua, quella che vede e che ha visto.

Cechov deve scrivere la sua ultima opera, ma questo nessuno lo sa. In testa ha un mondo che lo commuove e lo turba. Non porta con sè soluzioni, né immediate né future, perciò non può fornirle ai suoi lettori. Per la sua commedia immagina gente che “da svegli non si incontra”, ma nel posto in cui ora si trova non vuole conoscere nessun personaggio estraneo. Il suo è un dialogo a beneficio di un unico importante interlocutore: sua moglie Olga. La sua “cavallina”, che è lontana, che in quei suoi giorni vuoti non c’è. Eppure Anton non si preoccupa, si gusta ogni momento e aspetta la fioritura dei semi che non ha mai smesso di piantare. “Il mio giardino in primavera sarà bellissimo”. 

Anton Cechov sul palco è interpretato splendidamente da Stefano Cordella. “Ci sembrano sempre belli i luoghi dove non siamo”, ci rivela mentre è Anton, eppure il luogo in cui ci conduce è magico.

Il drammaturgo russo non si presenta con il suo nome, preferisce tuffarsi nei suoi viaggi e guardare ancora attraverso il finestrino dei treni su cui è salito, entusiasmandosi del fatto che ogni viaggiatore, pur assistendo allo stesso paesaggio, ricorderà sempre qualcosa di diverso. Seduto davanti ad una scrivania, intrappolato all’interno di un disordinato spazio vitale, racconta a sua moglie della bellezza che ha la pura semplicità; perché “le cose sono semplici” e non serve complicarle, in fondo “lo zucchero è dolce”.

Tutto è anche romantico, perché viene rappresentata la storia di un uomo che ha sempre lottato e che non cessa di brindare alla vita e alla narrazione di essa anche quando la morte lo chiama. Anton non vuole che si dica, soprattutto, non vuole parlarne con se stesso, ma la sua malattia diventa ogni giorno più violenta. Non può lavarsi spesso, non può dormire troppo né troppo poco, non può prendere freddo, correre o passeggiare quando vuole, può soltanto comandare alla sua anima di calmarsi anche quando sa che questa non lo farà.

Il 2 luglio del 1904 Anton Cechov muore di tubercolosi a Badenweiler, nella Foresta Nera. In scena il compito di raccontare il suo dolore non viene inquinato da intromissioni inutili, rimane per tutto il tempo affidato all’attore, accompagnato dall’essenzialità della luce, dal vero suono dell’acqua e, solo a tratti, da quello di una piacevole melodia. “Chiudetevi nella vostra conchiglia e realizzate ciò che vi ha affidato Dio”. 

Il monologo è pervaso dalla passione e dalla bravura di una regia, quella di Vanessa Korn, che ha indagato le vicende e la poetica di Anton Cechov nelle sue opere, lettere e taccuini. Vanessa Korn abbraccia il sentire di questo autore con lo scopo di emozionare lo spettatore offrendogli qualcosa di speciale. Lo spettacolo ha ottenuto la Menzione della giuria della Borsa di Lavoro "Alfonso Marietti" dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

Anton Cechov amava sua moglie. Era un medico e un letterato che detestava gli uomini poco onesti e la finzione. Della sua infanzia ricorderà solo la gentilezza di sua madre. “Trovatemi un eroe”, reclama al suo pubblico mentre scrive il racconto, “Se volete un eroe ce lo metto, però morto”. In scena la sua morte arriva annunciata da un bicchiere di champagne e da un commovente discorso di addio; e pensare che la realtà è stata molto più generosa di spirito: la sua salma viaggiò su un treno che trasportava ostriche. Forse intimamente lo sapeva anche lui che gli eroi sono pochi ma esistono. E che su quel treno, così come oggi su un palco, veniva trasportato un eroe vero, uno di quelli che non hanno bisogno di alcun artificio. 

 

Spazio Tertulliano - via Tertulliano 68, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/49472369, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da mercoledì a sabato ore 21, domenica ore 20.30
Biglietti: 16 € intero; 10 € over 60, under 26 e convenzioni; 7 € scuole di teatro

 

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Spazio Tertulliano
Sul web: www.spaziotertulliano.it

TOP