Antigone nella città - Teatro Out Off (Milano)

Scritto da  Domenica, 26 Ottobre 2014 

Il Teatro Out Off propone in prima nazionale dal 16 ottobre al 2 novembre uno spettacolo molto interessante, "Antigone nella città", scritto da Gigi Gherzi e da lui portato in scena assieme a Lorenzo Loris che ne è pure il regista; lo spettacolo è accompagnato da alcuni incontri con docenti in grado di proporre letture insolite e avvincenti del testo e delle possibili interpretazioni. Per quanto il primo a parlare dal palco sia uno psicanalista e sociologo, il timido e longilineo Luigi Zoja, autore di testi tra cui proprio quel ‘Contro Ismene’ che ha ispirato Gherzi e Loris a lanciarsi nell’avventura di stasera, non c’è da farsi venire il mal di testa dal peso intellettualistico. Anzi, direi che il tutto riesce a visualizzare l’incontro con la realtà odierna, la possibilità di usare alcune mitologie antiche per comprendere meglio difetti sociali ancora incrostati nella vita di tutti i giorni ed instaurare paragoni che stimolano scoperte sbalorditive. Venite a vederlo e all’uscita sarete concordi.

 

Teatro Out Off presenta in prima nazionale
ANTIGONE NELLA CITTA’
di Gigi Gherzi
regia Lorenzo Loris
con Gigi Gherzi e Lorenzo Loris
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
audio e video Alessandro Canali
Incontri (spettacolo a seguire)
16/10 h. 20.45 Luigi Zoja (Psicanalista) LO SPETTATORE E I DEMONI
21/10 h. 20.45 Gerardo Guccini (Università di Bologna) LA POLIS E IL TEATRO NECESSARIO
23/10 h. 20.45 Roberta Gandolfi (Università di Parma) LA RIVENDICAZIONE DI ANTIGONE
28/10 h. 20.45 Roberta Carpani (Università Cattolica) IL TEATRO E IL PANE QUOTIDIANO

 

Ma cominciamo dal principio: la sera del debutto Luigi Zoja, psicanalista che lavora tra Milano e Zurigo, autore di numerosi libri e saggi, definisce il senso del teatro, con gli spettatori di fronte ai demoni, al tema dell’incesto e ad altre problematiche le quali, sviluppate e messe in scena, provocano catarsi collettive. O così sembrano poi voler dimostrare i due attori dal palco, sul quale salgono prima ancora che si spengano le luci, dopo l’intervento di Zoja che fatica a definire il tema del suo libretto ispiratore dello spettacolo e invita a osservare Almachio-Telemaco, il monaco eroe umile e silenzioso.

“Il teatro e la psicanalisi” afferma Zoja, “hanno molto in comune: prima di tutto perché il teatro è lo spettacolo vero, non un intrattenimento. Chi si cura cerca una ‘guarigione’, ovvero la restituzione allo stato precedente la malattia, ma non è così con l’analisi né con la tragedia, dove si lavora alla ‘ricerca di senso’. Così ho fatto il paragone tra analisi e tragedia, perché l’essere umano ha bisogno di narrazione, come diceva Jung, archetipicamente. I mass media hanno trasformato in narrazione di massa ogni evento, banalizzandolo. La tragedia vera non ha happy ending, la tragedia infetta la società”.

Le parole pacate di questo uomo magro, seduto e imbarazzato dalle luci e dal microfono in mano (“di solito sto dall’altra parte, io…”), sono tutto meno che banali. “L’analisi guarisce quando dà un senso non banale ma narrativo. A teatro, semplificando, ci sono due tipi di spettacolo: quello culturale e quello sportivo, dove c’è chi vince e chi perde. Questo è uno dei mali: non ci sono identificazioni coi ‘giusti’ ma coi ‘vincenti’. Antigone paga con la vita per la ricerca di senso, come il monaco che si ribella contro gli omicidi rituali dei romani, condotti da gladiatori, dove gli spettatori non pensano mai a nulla ma fanno il tifo e determinano chi vivrà e chi morirà, assieme all’imperatore”. Sono parole che riverberano su diversi piani e lasciano colmi di pensieri vaganti. Parole che subito il primo attore che appare sembra leggere nelle nostre menti: “Ma bisogna avvertire che c’è la guerra, laggiù”. Un altro attore scende dalla platea verso il palco e ribatte: “No, non si può, nessuno vuole sapere. Non si può fare”. Sono Gigi Gherzi e Lorenzo Loris, che godono della rarefatta e delicata messa in scena dello stesso Loris, colma di luci, colori, immagini anche da video proiettate sul grande fondale. “Per questo si deve fare, bisogna parlare di Antigone” insiste ancora il primo attore.

Il fatto che il secondo attore tenti di cancellare l’appello alla consapevolezza affermando che “…c’è bisogno di leggerezza!” provoca la risposta del primo attore: “Va bene, allora: invece di Antigone e di Atene, parliamo di noi, oggi…”. “non si può, non c’è più quella gente né quella città” insiste l’altro. “Ascolta: il teatro con 15 mila persone per tre giorni di spettacolo continuo…”, “Ma sono tempi finiti….”, “Ma prova a immaginare!”, “No, non ho niente da imparare dal passato, non mi interessa!”. Invece l’uomo che ama l’antico mondo greco riesce a far rivivere nella mente il Teatro Dionisiaco, ai tempi di Sofocle e di Antigone, una ragazza che per rispettare la sacralità della morte del proprio fratello sfida l’editto imperiale che ne aveva vietata la sepoltura e lo copre di terra, ottenendo pure lei una condanna fatale. Quanto disobbedire fa bene? Quanto è importante conservare i propri ideali di giustizia? E’ giusto dibatterne in pubblico? “E’ difficile parlare con gli antichi” dice il primo dei due. “Eppure a quei tempi i demoni li si guardava in faccia. Demoni antichissimi, che si trovano in tutti i tiranni”.

Proprio qui il secondo attore ci propone una nuova visione delle cose: “Noi abbiamo trasformato il teatro in circo, noi romani contro i greci fin da allora. Basta con tutta quella noia dei cori, dei demoni… Celebrare guerra e sangue, eccitazione e morte in diretta, dal palco a semicerchio noi abbiamo creato il cerchio intero con il pubblico tutto intorno. Noi abbiamo costruito il Circo Massimo, un cambiamento piccolo ma radicale. Qui combattono leoni contro orsi, orsi contro uomini, sempre fino alla morte!”. Questo palco è pieno di bianchi e di grigi, appaiono colori e luci attraverso la sensibile regia di Loris che mette in risalto i vuoti e i pieni. Ascoltiamo di Giasone e del Centauro, di come tutto sia santo, la natura è naturalmente santa. Alberi, canneti, una spiaggia bellissima, presenza sacra, silenzio, tutto è santo. Così si presenta il monaco che entrerà nel Circo Massimo per impedire i continui omicidi. Verrà lapidato ma esiste già il Vaticano e da allora i combattimenti saranno proibiti.

Insomma, i greci erano guerrafondai, eppure il teatro non mostrava la morte ma la tragedia. “Sì, ma anche ai romani e al loro circo degli orrori qualcuno si è ribellato!” ricorda il secondo attore. Ci viene ricordato sempre in modo assolutamente poetico come anche l’uccisione dei tori un tempo non era ammessa, la corrida era solo un gioco di bravura finché non hanno cominciato dagli spalti a chiedere sangue… furono molti i personaggi della mitologia a non voler condividere l’odio ma l’amore, ma poterlo raccontare fa la differenza. Come oggigiorno guardare la televisione delle belve, con un plastico per seguire le tracce di sangue del delitto di turno. Oggi Antigone ci chiede: “Da che parte stai, pubblico? Dalla parte della crudeltà, di chi cerca la selezione ed elimina i contendenti uno dopo l’altro per arrivare ad un unico vincitore, oppure scegli di condividere? Esiste felicità in una tragedia?”. Benvenuti allo spettacolo!

 

Teatro Out Off - via Mac Mahon 16, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/34532140, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.45, sabato ore 19.30, domenica ore 16

Articolo di: Daniela Cohen
Sul web: www.teatrooutoff.it

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