Antigone - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 27 Gennaio 2019 

Dal 22 al 27 gennaio. La compagnia Atir* prende nuovamente casa al Teatro Elfo Puccini (dopo che nel giugno scorso aveva programmato un mese di appuntamenti dedicati all’eroina di Sofocle, “Antigone on the road”) e approda in sala Shakespeare con il debutto del nuovo spettacolo “Antigone” diretto da Gigi Dall’Aglio.

 

ANTIGONE
di Sofocle
regia  Gigi Dall’Aglio
traduzione e adattamento a cura di Maddalena Giovannelli
in collaborazione con Alice Patrioli e Nicola Fogazzi
con Aram Kian, Carla Manzon, Stefano Orlandi, Francesca Porrini, David Remondini, Arianna Scommegna, Sandra Zoccolan
scene Emanuela dall’Aglio, Federica Pellati
costumi Katarina Vukcevic
luci Giancarlo Salvatori
produzione ATIR Teatro Ringhiera - in collaborazione con Fondazione Teatro Donizetti

 

L’ “Antigone”* di Sofocle* appartiene al ciclo dei drammi tebani* e racconta la storia della progenie del mitologico re Edipo, soggetta alla stessa sorte maledetta del padre. Nella tragedia, Antigone si scontra con il nuovo signore di Tebe, Creonte, che concede sepoltura e onori a uno dei fratelli di lei, Eteocle, ma decreta che il corpo dell’altro, Policeste, sia lasciato alla mercé di cani e uccelli*. La giovane donna non può obbedire a questa legge, perché essa è contraria a quella degli Dei e dei Morti, nonché a ciò che le dice il cuore, quindi decide di provvedere da sola alla sepoltura di Policeste, ben sapendo che il suo reato sarà punito con la morte. Colta nell’atto della sepoltura, Antigone viene portata al cospetto di Creonte, che è anche suo zio*, e che commuta la sua condanna alla prigionia in una grotta. Il re è fermamente convinto della bontà del suo decreto, che si basa sull’idea che non si possano attribuire i medesimi onori a un eroe della patria e a un invasore, e nessuno, nemmeno suo figlio Emone, che è il promesso sposo di Antigone, sembra essere in grado di smuoverlo, tranne Tiresia*, che vaticina per lui un destino di morte e disperazione. Mentre la città invoca Dioniso* affinché la purifichi dai crimini compiuti, Creonte va a liberare Antigone, ma scopre di essere arrivato troppo tardi. La ragazza si è impiccata ed Emone, disperato, si è dato la morte. Tornato a palazzo, scopre che anche sua moglie Euridice, che ha scoperto la sorte del figlio, si è suicidata. Proprio come nella profezia dell’indovino, Creonte ha pagato l’onta commessa con il suo stesso sangue e ora, vuoto, non gli resta che invocare la morte.

La rappresentazione diretta da Gigi Dall’Aglio si svolge su una scena semibuia, in cui campeggia una lastra monolitica dove sono incise le leggi degli uomini. Un pianoforte e un piatto da batteria occupano i due angoli di fronte al pubblico e sono la sede del Coro, la cui voce sgorga ora da un solo interprete, ora da tutti gli attori in scena, quasi che i loro personaggi siano momentaneamente posseduti dalla coscienza collettiva della tragedia greca. L’atmosfera tesa e incalzante in cui si muovono Antigone e i suoi è resa tramite un bel gioco di luci e di colori, che dai toni neutri della scena iniziale e dei costumi virano lentamente sul rosso cupo, colore del sangue e del vestito di Antigone, e sul nero. Molto pregevole è anche il lavoro d’impostazione vocale e sulla musicalità, che si esprime sia nelle ipnotiche litanie del coro, che nel bel lavoro di traduzione e adattamento di Maddalena Giovannelli. Tramite questo stratagemma il racconto dei Sette contro Tebe diventa una breve cronaca di guerra, con il ritmo incalzante di una cavalcata e il clangore delle armi che rimbombano nelle orecchie del pubblico, e l’invocazione a Dioniso assume realismo e aurea mistica.

Gli interpreti in scena sono autori di una performance intensa e toccante, che fa leva sulla contemporaneità dei temi di Antigone - il confronto, la dualità tra potere e autorità, i limiti di chi promulga e impone le leggi, ma anche la guerra, il conflitto familiare e il rapporto con la morte - in modo sufficiente per dialogare con il pubblico senza snaturare la forza dell’impostazione di una tragedia che, a quasi 2500 anni dalla sua prima rappresentazione, non ha smesso di colpire lo spettatore.

Note:
Compagnia Atir: Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca nata nel 1996. Dal 2007 ha in gestione il Teatro Ringhiera di Milano in via Boifava 17, che è stato chiuso nel 2017 per motivi di sicurezza. La Compagnia ha comunque continuato la sua attività in via itinerante grazie all’ospitalità di altri teatri, ed è correntemente impegnata a promuovere la riqualificazione del teatro Ringhiera.
Antigone: tragedia rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 a.C., è una delle poche opere di Sofocle a essere arrivate fino a noi. In tempi moderni è stata spesso vista come la metafora dei diritti del singolo negli stati totalitari, come dimostrano le opere del poeta antifascista italiano Lauro de Bosis, la rappresentazione del tedesco Bertolt Brecht o la trasposizione cinematografica, nel 1969, di Liliana Cavani (“I cannibali”).
Sofocle: Atene, 496 - 406 a.C. è uno dei maggiori drammaturghi della Grecia Antica con Eschilo ed Euripide. Amico di Pericle, fu stratego della città e partecipò attivamente a imprese militari. Si dice che scrisse 123 tragedie, ma ce ne sono pervenute solo 7.
Drammi tebani: tragedie ispirate alla sorte di Edipo, re di Tebe. Completano la trilogia di Sofocle l’ “Edipo” e l’ “Edipo a Colono”, che, sebbene raccontino eventi precedenti all’ “Antigone”, furono scritti diversi anni dopo.
… alla mercé di cani e uccelli: i due fratelli Policeste ed Eteocle si erano accordati per spartirsi il governo di Tebe, essendo entrambi eredi di Edipo, ma Eteocle era venuto meno ai patti e aveva scacciato Policeste dalla città. Questi aveva radunato un esercito e aveva mosso assedio a Tebe. La situazione era stata sventata da un singolare duello, che vedeva in campo sette eroi a difesa di Tebe contro sette invasori. Nei due schieramenti avevano preso posto anche i due fratelli, che si erano uccisi l’un l’altro. La sorte aveva poi favorito i tebani, che avevano eletto un nuovo re, Creonte.
…suo zio: Creonte è il fratello di Giocasta, madre di Antigone.
Tiresia: indovino cieco presente in molti miti greci, tra cui l’Iliade e l’Odissea.
Dioniso: Dio dell’Antica Grecia associato al vino, alla pazzia e alle Baccanti, era il patrono di Tebe.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 32.50, martedì posto unico € 21.50, under25 e over 65 € 17, under 18 € 12, scuole € 12
Durata spettacolo: 80 minuti

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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