Antigone - Teatro dell’Orologio (Roma)

Scritto da  Sabato, 05 Dicembre 2015 

Dal 24 novembre al 6 dicembre. Creonte ragiona, Antigone sviscera. Come dice Holderlin, l’essenza del tragico è essenza dell’uomo in sé. Del suo essere sia Creonte che Antigone. Anzi, di come l’esperienza “ventrale” di lei sia sepolta, con lei, sotto le angoscianti e fragili vittorie del cerebro razionale. La classicità attica, il candore apollineo erano contigui al nero, alle fognature impulsive della spiritualità. Il progetto è tirare fuori, da quella spiritualità, la terapia ammortizzante della violenza, dell’orientalità, dell’essere travolgentemente travolti da un Dio che è dentro di sé, né sopra né sotto. Così, mentre Creonte si sforza ad insegnare alla Polis a parlare, Antigone insegna a se stessa, prima di tutto, a ritornare prima del linguaggio. Filippo Gili presenta in prima nazionale la sua rilettura registica dell' "Antigone" di Sofocle, con una compagnia d'interpreti d'eccezione: Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, Omar Sandrini, Alessandro Federico, Filippo Gili, Matteo Quinzi, Piergiorgio Bellocchio, Rosy Bonfiglio e Roberto Dellara.

 

ANTIGONE
di Sofocle
con Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, Omar Sandrini, Alessandro Federico, Filippo Gili, Matteo Quinzi, Piergiorgio Bellocchio, Rosy Bonfiglio, Roberto Dellara
scene Francesco Ghisu
costumi Daria Calvelli
disegno luci Daniele Compagnone
aiuto regia Silvia Picciaia
regia Filippo Gili
produzione Uffici Teatrali

 

Filippo Gili ci regala la sua "Antigone". Una messa in scena solida e senza tempo per un testo che avrà ragion d’essere finché vivo sarà l’uomo (non molto, se consideriamo la sua progressiva miopia autodistruttiva).

Due tavoli sospesi, come sospese sono, in modo diverso, le vite di Creonte ed Antigone. Uno è piccolo, da scrittura, elitario, riservato al sovrano, l’altro è grande, da lavoro, è proletario ma accomuna, ci conciano le pelli gli artigiani mentre, in coro, dispensano saggezza. L’odore delle pelli si diffonde nell’aria e ci rende parte di Tebe.

Il corpo di Polinice giace insepolto, alla mercé degli avvoltoi, rappresenta l’insensatezza dell’arroganza del potere, cieco e sordo alle sensibilità ed esigenze del proprio popolo. Chi governa una terra, un popolo, ha il dovere di rappresentarli ed amministrarli oppure può considerarli propri e, pertanto, disporne a piacimento? Questa questione, sbilanciata storicamente e perniciosamente verso la seconda ipotesi, lascia rotolare, inarrestabile, come su un piano inclinato, il destino inesorabile di Creonte e dell’umanità intera, carnefici della propria rovina.

Nonostante l’inesorabile, uomini e donne di buona volontà e di sana incoscienza continuano, imperterriti, a lottare, sapendo di aver di fronte mulini a vento. Antigone sa che offrendo degna sepoltura al proprio sangue firmerà la sua morte ma non si piega alle convenienze e alle miserie della viltà, si immola alla Giustizia. La paura collettiva la trattiene, la sorella Ismene se ne fa portavoce, ma davvero è vita, un'esistenza in cui non si prova a far evolvere i propri diritti e, con essi, la propria specie?

Creonte è sinceramente convinto che la sua legge sia l’unica giusta ed il suo bene sia il bene di tutti, vacilla però, di fronte alle sinistre profezie dell’indovino Tiresia, di fronte al contrappunto di Emone, il figlio che non si rassegna a perder la propria sposa ed il senno del padre. Alfine uno squarcio, nel velo di Maya, sottile e tardivo, che non salverà Antigone, risoluta all’estremo gesto, per esercitare l’ultimo suo diritto, non salverà Emone deciso a seguire la sua anima promessa, non salverà Creonte, perso nella dannazione della sua cecità… speriamo, almeno, faccia in tempo a salvare Noi.

L’intelligente lavoro di Gili è sostenuto da interpreti di assoluto valore come Vanessa Scalera (Antigone), Barbara Ronchi (Ismene) e Rosy Bonfiglio (una magnetica Tiresia), efficace l’Emone di Piergiorgio Bellocchio, un piccolo colpo di genio il coro interpretato dai due conciatori romagnoli Omar Sandrini e Alessandro Federico, la cui ironia non intacca la loro autorevolezza. Gli spettacoli di Gili sono sempre da vedere.


Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro, tessera associativa annuale 3 euro

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

TOP