Animali da bar - Teatro Piccolo Eliseo (Roma)

Scritto da  Giovedì, 26 Gennaio 2017 

Seconda stagione di repliche per gli “Animali da bar” di Carrozzeria Orfeo: sei esemplari problematici stretti tra la prigionia della disillusione e la liberazione della speranza.

 

ANIMALI DA BAR
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti
con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi
voce fuori campo Alessandro Haber
musiche originali Massimiliano Setti
progettazione scene Maria Spazzi
assistente scenografo Aurelio Colombo
realizzazione scene Scenografie Barbaro srl
costumi Erika Carretta
luci Giovanni Berti
allestimento Leonardo Bonechi
organizzazione Luisa Supino
produzione Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Festival Internazionale di Andria / Castel Dei Mondi

 

Maternità surrogata, veganesimo spinto, cinismo di chi è costretto ad arrangiarsi, depressione, velleità di scalata sociale, xenofobia, pregiudizi, isolamento sociale: sono tanti gli argomenti affrontati nell'ultima produzione in ordine temporale di Carrozzeria Orfeo, Animali da bar. Personaggi esposti, attraverso la quarta parete, come animali in uno zoo; animali esemplari della propria specie, isolati dal resto delle rispettive popolazioni, che trovano reciproco sollievo (anche negli scontri), in quella gabbia polifunzionale che è il bar. Ciascuno viene da esperienze diverse e si pone obiettivi apparentemente diversi, ma tutti sono accomunati dal fatto di oscillare tra la prigionia della disillusione e la liberazione della speranza. Il tutto senza ricorrere al banale cinismo nichilistico di cui le nuove generazioni sembrano quasi non poter più fare a meno: c'è cuore, in Animali da bar, e si vede, si sente.

Lo spettacolo rappresenta probabilmente un ottimo esempio di come sia possibile parlare di tanti (forse troppi) argomenti spinosi e attuali senza annoiare, ma anzi divertendo e tenendo desti per tutti o quasi i 100 minuti di durata. L'espediente cui si affida è quello, piuttosto comune ormai, specie in certa drammaturgia anglofona, di prendere personaggi molto caratterizzati e segnati da un'anomalia esacerbata allo spasimo. Anche al cinema gli esempi non mancano, da Little Miss Sunshine a I Tenenbaum, per citarne alcuni tra i più noti. Se, in mano a un drammaturgo e a un regista capaci - come è questo il caso -, il risultato (affrontare tematiche alte o scomode in modo divertente) è praticamente assicurato, è però anche vero che la caratterizzazione estrema di ciascun personaggio, (inevit)abilmente giustificata con una semplice, efficacissima battuta o poco più, può lasciare, a fine spettacolo, la sensazione di aver addentato una meringa e non, per dire, un più corposo biscotto farcito.

In Animali da bar i dialoghi sono frizzanti, le battute fulminanti, i monologhi (almeno uno, lungo, per ciascun personaggio, come classicamente s'impone) interessanti, giustificati e ben strutturati; gli attori sono tutti estremamente abili (anche se Beatrice Schiros spicca su tutti, forse anche per merito della maggior complessità del suo personaggio), i tempi sono eccezionali; si ride, e anche parecchio, non si piange, ma ci si commuove genuinamente (la scena della cena su tutte), qualcuno si ritroverà anche a riflettere (carne al fuoco ce n'è tanta). Eppure, con grossa sorpresa anche di chi scrive, tutto ciò può non bastare. Colpa forse dell'espediente di cui sopra, che ormai, per meravigliare - quantomeno per i più assidui fruitori di storie - abbisogna di premesse e conduzione non più soltanto semplicemente buone, ma straordinarie; colpa forse del limite stesso di una commedia corale con cinque personaggi (più uno) egualmente protagonisti, il cui grado di complessità, insieme a quello delle tematiche di cui sono portatori, può perciò strutturalmente arrivare solo fino a un certo livello (a meno che non si voglia pesantemente sfondare il muro delle due o anche tre ore di spettacolo); colpa forse, anche, del finale, che - senza voler svelare nulla - contribuisce a rendere ancora meno "veri" i personaggi ai quali comunque ci si era affezionati e nei quali ci si poteva essere anche immedesimati.

L'impressione finale, perciò, è quella di un'ottima esecuzione di una rapina in banca, anziché quella di un'esecuzione, magari segnata più da coincidenze fortunose che da perizia, del colpo del secolo. Un misto di rammarico e ammirazione, il mio, del quale però, alla fine della fiera, mi ritrovo a essere grato.

 

Teatro Piccolo Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, primo mercoledì di replica, giovedì, venerdì e sabato ore 20, mercoledì e domenica ore 17
Biglietti: da 21 € a 30 €

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Raffaella Ilari, Ufficio stampa Carrozzeria Orfeo; Maria Letizia Maffei, Ufficio Stampa Teatro Eliseo
Foto di: Laila Pozzo
Sul web: www.teatroeliseo.com

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