Angels in America - Teatro Valle (Roma)

Scritto da  Giovedì, 17 Febbraio 2011 
Angels in America

Dall’8 al 20 febbraio. Il mastodontico, epico, commovente, ironico e drammaticamente coinvolgente capolavoro di Tony Kushner, pietra miliare della drammaturgia statunitense contemporanea, rivive nel viscerale allestimento del Teatro dell’Elfo diretto da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani: un progetto in due parti, “Si avvicina il millennio” e “Perestroika”, che cattura lo spettatore in un vortice di inaudita potenza espressiva, incandescente dolore e speranza di una possibile rinascita; tra ansie millenaristiche ed allucinazioni mistiche, prende corpo un ritratto di livida e dirompente sincerità dell’America reazionaria ed oscurantista di Reagan e del maccartismo, dilaniata dalla violenta pandemia dell’Aids. Arte teatrale allo stato puro, capace di scuotere le coscienze ed emozionare in profondità.

 

 

Elfo/Teatridithalia - Emilia Romagna Teatro Fondazione presentano

ANGELS IN AMERICA Parte I e II

Si avvicina il millennio / Perestroika

di Tony Kushner

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani

con Elio De Capitani (Roy M. Cohn, Angelo Europa), Ida Marinelli (Hannah Pitt madre di Joe, Angelo Asiatica, Aleksej Antedilluvianovic Prepsalarianov il più vecchio bolscevico vivente), Elena Russo Arman (Harper Pitt moglie di Joe), Cristina Crippa (Ethel Rosenberg, Emily, Henry medico di Roy, Madre mormone, Angelo Australia), Cristian Maria Giammarini (Joe Pitt, Padre mormone, Angelo Oceania), Edoardo Ribatto (Prior Walter), Fabrizio Matteini (Belize, Mister Bugia, Angelo Africanii, Caleb il figlio mormone), Umberto Petranca (Louis Ironson, Angelo Anctartica), Sara Borsarelli (L’Angelo, Orrin il figlio mormone)

scene Carlo Sala

costumi Ferdinando Bruni

suono Giuseppe Marzoli

video Francesco Frongia

luci Nando Frigerio

 

Angels in AmericaCoraggiosa, intrisa di sangue ed ironia, lacerante e romantica, visionaria e al contempo capace di fotografare con sorprendente realismo una ben precisa epoca storica (che a ben guardare presenta innumerevoli punti di contatto con la realtà odierna), l’opera più rappresentativa dello scrittore newyorkese Kushner, conserva intatto il proprio fascino e la propria sconvolgente carica emozionale. Scritto su commissione nei primissimi anni Novanta, con successive riscritture e rielaborazioni susseguitesi sino al 1995, questo melodramma corale e vorticosamente intenso ha immediatamente conquistato giudizi positivi da parte della critica ed ovazioni entusiastiche da parte del pubblico, per nulla intimorito dalle quasi otto ore di durata complessiva della pièce; negli anni seguenti, qualora non fossero state sufficienti settimane di tutto esaurito nei teatri di Broadway a testimoniarne l’eccezionale valore, innumerevoli sono stati i riconoscimenti tributati allo spettacolo tra cui un Premio Pulitzer nel 1993 e due Tony Award per gli allestimenti che furono portati in scena nel 1993 e 1994. “Angels in America”, nella sua multiforme complessità ed affascinante ricchezza, è stato addirittura definito dal Sunday Times “una Divina Commedia per un’età laica e tormentata: un terremoto nel teatro, sconvolgente, terribile e magnifico” e ad accrescerne l’aura di mistero, fama e attenzione mediatica ha sicuramente contribuito anche la trasposizione in miniserie televisiva realizzata nel 2003 dalla HBO con protagonisti di eccezionale prestigio come Meryl Streep, Al Pacino ed Emma Thompson. Il testo impiegherà addirittura più di dieci anni prima di approdare sui palcoscenici italiani, a conferma della ben poco lungimirante sensibilità della nostra cultura a quanto di più innovativo e prezioso viene concepito all’estero, specialmente se ad essere affrontate sono tematiche alquanto controverse come il rispetto di qualunque orientamento sessuale, il dramma dell’Aids forse troppo affrettatamente liquidato come “malattia dei gay” e soprattutto una profonda denuncia sociale e politica, contro ogni discriminazione, corruzione e violenza. La sfida di affrontare quest’opera fiammeggiante, permeata di simbolismo, ambiziosa ed atrocemente in grado di trasfigurare la realtà in suggestiva visione mistica, è stata raccolta dalla compagnia Elfo/Teatridithalia, guidata magistralmente da Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, che ha proposto un’interpretazione del testo kushneriano estremamente rispettosa del suo spirito originale, accattivante ed impetuosa, conquistando un plauso senza riserve grazie ad una direzione registica equilibrata, dinamica, raffinata e a tratti fortemente cinematografica e a un cast di attori di altissimo livello che si regalano con instancabile generosità al pubblico lungo i sei atti di questa prova recitativa decisamente ardua, scavando a fondo nella propria interiorità e vivendo sulla propria pelle le drammatiche vicende narrate in questa magmatica epopea moderna. Ed immancabilmente copiosi sono arrivati i riconoscimenti anche per questa versione italiana della pièce: per la prima parte “Si avvicina il millennio” Premio ANCT (Associazione Nazionale Critici di Teatro) 2007, Premi Ubu 2007 a Elio De Capitani come Attore non protagonista e a Umberto Petranca come Nuovo attore under 30, Premio Hystrio alla regia 2008, Miglior regia e Miglior spettacolo di prosa ai Premi Eti Gli Olimpici del Teatro 2008; per la seconda parte “Perestroika” premio Ubu 2009 attribuito a Ida Marinelli come Attrice non protagonista.

Angels in AmericaL’articolata ed incalzante trama dell’opera si compone di tre filoni narrativi principali i quali ben presto si intrecciano tra loro in maniera salda ed inestricabile. In primo piano il dramma di Prior Walter per il quale la comparsa di un livido sospetto sul braccio, sintomo del sarcoma di Kaposi, costituisce il sigillo di una condanna a morte sicura, sancita dall’ implacabile virus dell’Aids, e che verrà ben presto abbandonato su un letto d’ospedale dal suo compagno, Louis Ironson, ebreo e democratico oltranzista, che si rivelerà incapace di sopportare l’idea della terribile malattia e della morte incombente. Parallelamente alla tragica vicenda di questa coppia omosessuale, si dipana in maniera altrettanto drammatica la crisi di un matrimonio “regolare”: Joe è un avvocato mormone per il quale si preannuncia una carriera folgorante a Washington, sposato con la giovane e fragile Harper, il cui equilibrio psichico è ormai compromesso dall’abuso di psicofarmaci e che è sempre più costantemente tormentata da visioni apocalittiche ed inquietanti presagi di catastrofi ecologiche causate dal buco nell’ozono. In realtà la sorgente delle sue nevrosi è però senza dubbio il suo matrimonio, per il quale sesso, passione e complicità rappresentano ormai solamente un remoto ricordo: la reale motivazione di queste incomprensioni è l’omosessualità di Joe, per tutta una vita tenuta pervicacemente sopita e nascosta, ma che deflagrerà in tutta la sua dirompente potenza dopo il fortuito incontro con Louis negli uffici della Corte d’Appello. Sullo sfondo di queste due storie le sordide manovre del corrotto ed avido avvocato maccartista Roy Cohn (personaggio peraltro storicamente esistito), omosessuale e violento omofobo per tutelare i propri privilegi, macchiatosi in passato di innumerevoli crimini tra i quali l’aver condannato alla sedia elettrica i coniugi Rosemberg solo per aver simpatizzato a favore del comunismo, accusandoli di essere delle spie russe. L’astro di questo orrido politicante è però decisamente in declino visto che la sua condotta tutt’altro che irreprensibile è ormai sotto gli occhi della magistratura ed è addirittura a rischio la sua permanenza nell’ordine dell’avvocatura statunitense; l’unica sua possibilità di scampo sarebbe rappresentata dal disporre di un fedele faccendiere alla Corte d’Appello di Washington che perori la sua causa ed è da questa esigenza che scaturiscono le sue continue e torbide pressioni sull’integerrimo Joe affinchè accetti quell’allettante proposta di lavoro che nasconde in realtà un vero e proprio patto col diavolo; anche il destino del perfido Cohn è però segnato dal male oscuro, la diagnosi dell’Aids in stadio terminale non ammette difatti repliche né possibilità di cura, sebbene lui si ostini a negare recisamente la sua condizione, asserendo di essere affetto da un cancro al fegato, poiché “l’Aids è malattia per omosessuali e non per uomini di potere”. Le vite di questi cinque personaggi si legheranno in un groviglio sempre più stretto, sino ad un finale che suggerirà uno spiraglio di speranza per l’umanità devastata dalla pandemia del secolo, dalla gretta e volgare adorazione del dio denaro e dallo smarrimento dei più basilari principi morali ed etici; la discesa degli Angeli, che scorgeranno nell’onesto e cristallino Prior il profeta di una nuova era di comprensione reciproca e solidarietà umana ,sarà sintomo di un rinnovamento necessario, di una salvifica e luminosa palingenesi.

Angels in AmericaImpresa assolutamente ardua quella di districare un materiale narrativo così articolato e denso di tematiche di estrema profondità e scottante attualità: un’impresa superata in maniera incredibilmente brillante dalla coppia Bruni-De Capitani che coinvolge il pubblico in una spirale appassionante che non concede tregua dall’apertura del sipario sino all’epilogo, accolto da una calorosissima standing ovation di un pubblico commosso, rapito, cosciente di essere stato partecipe di un’esperienza artistica ed emotiva che sarà difficile dimenticare. La scenografia minimalista, essenziale e spoglia curata da Carlo Sala si adegua in maniera funzionale e rapidissima alle diverse sequenze del ritmato e dinamico intreccio, arricchita da pochissimi oggetti dall’evidente valenza simbolica e dalle caleidoscopiche videoproiezioni di Francesco Frongia che alternano paesaggi astratti come i ghiacci antartici o le fiamme minacciose che anticipano la discesa dell’angelo della rivelazione a divagazioni oniriche con presenze fantasmagoriche come i bizzarri antenati di Prior apparsi per consigliarlo e sostenerlo oppure gli angeli narcisisti e barocchi che lo pongono dinanzi alle sue responsabilità di eletto e ai quali, in uno dei momenti più commoventi della rappresentazione, grida con forza lacerante “Se Dio dovesse tornare fategli causa per averci abbandonati!”. La direzione registica a quattro mani di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, pur mantenendosi saldamente ancorata alle indicazioni, peraltro notevolmente puntuali e dettagliate, del testo kushneriano, presenta comunque intatte le più importanti cifre stilistiche della loro arte teatrale: ritmo incisivo ed incalzante che ricalca da vicino i moti dell’anima dei tormentati protagonisti delle vicende narrate, atmosfere barocche e conturbanti che si alternano a istanti di sferzante e ruvido realismo, un gusto sopraffino per un’ironia straniante e a tratti vagamente “camp”, che riesce in moltissime occasioni a strappare sonore risate al pubblico nonostante il dolore opprimente che solca diametralmente i frammenti di vita portati in scena. Semplicemente perfette le scelte registiche all’insegna di una calibrata e raccolta sobrietà che impreziosiscono ad esempio i due monologhi conclusivi di Harper (che in un utopico viaggio in orbita attorno al pianeta guarda con distanza le umane contingenze per cercare di recuperare un equilibrio che sembriamo ormai aver smarrito irrimediabilmente) e soprattutto di Prior (che celebra i poteri taumaturgici della fonte di Bethesda e si interroga sulla sofferenza assordante del mondo, dopo aver rinunciato al suo ruolo di profeta delle gerarchie angeliche: l’unica possibilità di redenzione per l’uomo è rappresentata dalla piena accettazione dei propri limiti e del male che pervade il nostro universo, passo ineluttabile per giungere a una rinnovata consapevolezza e serenità) nella riflessione conclusiva che colpisce con lacerante intensità e si staglia come uno dei passaggi più poetici e memorabili dell’intera pièce.

Angels in AmericaA suggellare questa colossale e dirompente opera teatrale un cast di straordinario livello: dall’ottimo Cristian Maria Giammarini che interpreta con vigore i turbamenti dell’integerrimo mormone Joe nel vano tentativo di resistere alle sue naturali pulsioni omosessuali ad Elena Russo Arman nei panni della fragile, inquieta e psicologicamente instabile Harper, dal sanguigno e impetuoso Umberto Petranca che porta in scena il personaggio di Louis conferendogli grande carisma e fisicità sino all’eclettica Ida Marinelli che con ineffabile nonchalance passa da ruoli femminili a personaggi maschili con immutata credibilità raggiungendo l’apice espressivo in quello di Hannah Pitt, la madre di Joe. Ma, in questa ricca compagnia di sublime talento, lasciateci in particolare elogiare le prove recitative del maestro Elio De Capitani che infonde nell’ignobile antagonista Roy Cohn una così ampia gamma cromatica di sfumature, accenti e stati d’animo da lasciare letteralmente senza parole, riuscendo a restituire con caparbia energia ed elegante tecnica attoriale l’oltraggioso cinismo e la violenza che albergano nell’avvocato maccartista; non meno pregevole l’interpretazione del giovane Edoardo Ribatto che cattura e comunica con vividezza i sentimenti del protagonista Prior, travolgendoci in un turbinio di raro fascino e ricercatezza. E poi, come non rivolgere un applauso e un sorriso all’irresistibile Belize, l’infermiere ex travestito portato in scena da Fabrizio Matteini, caustico, irriverente, generoso e simpaticissimo. In una parola, irresistibile.

Lo spettacolo sarà in scena sino a domenica prossima al Teatro Valle, per poi approdare al Teatro Mercadante di Napoli: si tratta di un’esperienza sensoriale, emotiva, civile ed artistica che va vissuta con spirito aperto e ricettivo per accogliere tutti i preziosi doni che è in grado di elargirci. Un luminoso invito a tornare ad amare il nostro prossimo, al di là di differenze e discriminazioni, al di là della sofferenza che il mondo inevitabilmente ci infligge, con una certa dose di incosciente ottimismo, forza morale ed insopprimibile speranza.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma

Per informazioni e prenotazioni: 06/68803794

Orario biglietteria: dalle 10 alle 19 (escluso giorno di riposo)

Prevendita telefonica (con carta di credito e commissione aggiuntiva):

numero verde 800 907080, da cellulari e dall’estero +39 0648078400

Orario spettacoli: 8 e 15 febbraio 2011 (ore 20.45)

ANGELS IN AMERICA I Parte / Si avvicina il millennio

dal 9 al 12 febbraio e dal 16 al 19 febbraio 2011 (ore 20.45)

durata 3h 30’ compresi due intervalli

ANGELS IN AMERICA II Parte / Perestroika

durata 3h compresi due intervalli

13 e 20 febbraio 2011 (ore 16.00)

ANGELS IN AMERICA I e II Parte

Si avvicina il millennio / Perestroika

Versione integrale: durata totale 7h 45’, con pausa di 1 ora e 15’ tra prima e seconda parte

Biglietti: (per i singoli spettacoli) Platea e Palchi di Platea interi €31,00 (ridotti € 27,00), Palchi I e II ordine interi €  24,00 (ridotti € 21,00), Palchi III ordine e galleria interi € 16,00 ridotti € 13,00; (per la versione integrale) Platea e Palchi di Platea €40,00, Palchi I e II ordine € 30,00, Palchi III ordine e galleria € 20,00

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Silvia Taranta, Ufficio Stampa Teatro Valle

Sul web: www.teatrovalle.itwww.elfo.org

 

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