Angelo e Beatrice - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Enrico Bernard Sabato, 15 Marzo 2014 

Dal 12 al 16 marzo. Non accade spesso per il critico di teatro di trovarsi ad affrontare tematiche sociali, politiche e ideologiche, anche filosofiche, nell'ambito di una "semplice" cronaca teatrale. Già il fatto di mettere alla prova gli spettatori di oggi, spesso viziati, talvolta annoiati da banalità tipo fiction telecine-pattumiera, rappresenta il primo - e non unico - merito della piéce di Francesco Apolloni che rievoca gli anni di piombo...

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Sidecar - Sale multimediali d'arti performative
in collaborazione con Perrone Spettacoli presenta
ANGELO E BEATRICE
di Francesco Apolloni
con Veronica Milaneschi e Michele Botrugno
regia di Massimiliano Caprara

 

 

La bella iconografia che accompagna e storicizza, anzi cronachizza - mi si perdoni il neologismo qui appropriato - gli eventi "privati" di una coppia di giovani dapprima infocati e infoiati nell'amore, nel sesso e nell'esaltazione violenta della propria gioventù, poi impegnati in un vortice che li trascina all'omicidio politico, quindi al confronto con le rispettive coscienze e incoscienze e infine alla disfatta fisica e morale, dà tempi e ambienti precisi alla narrazione. Una narrazione teatrale, tra documento e finzione drammatica, senz'altro utile soprattutto per chi quegli anni non li ha conosciuti dal "vivo".


In realtà, tuttavia, Angelo e Beatrice sono non tanto terroristi delle BR, di Prima Linea o dei Nuclei armati , quanto due emulatori, anche assai sprovveduti, che si creano un vero e proprio "nido" d'amore e di lotta dura, più che un "covo" terroristico. Il che, se da un lato svela l'originalità, dall'altro rende superflue e suscettibili di critica le analisi ideologiche "a margine e nota" dello spettacolo.


Salta agli occhi infatti un corto circuito tra l'importanza e drammaticità degli eventi storici, che culminano col ritrovamento nel marzo del 1978 del cadavere di Aldo Moro, e la vicenda dei due "morosi" che urlano e strepitano di lotta armata in un qualche locale alternativo occupato abusivamente. Risulta infatti incredibile che due "deficienti" del genere, totalmente approssimativi, caratterialmente inaffidabili, organizzativamente incompetenti e istericamente portati alla lite continua (e qui mi fermo) possano essere in qualche modo solo lontanamente ritenuti capaci di tenere sotto scacco sia pur il sempliciotto e sventato appuntato Catarella preso in giro da Montalbano.


Intendiamoci, la commedia intesa come parodia della lotta armata funziona, anzi diverte e convince. Infatti il pubblico ride. Tant'è vero che su Facebook i commenti del pubblico sono proprio questi: "gradevolissimo spettacolo". Ma come, gradevolissimo? Un lavoro teatrale sul terrorismo, oggi che si parla di un rinnovato pericolo in tempo di crisi giovanile, non dovrebbe essere duro, un pugno nello stomaco?


Veronica Milaneschi e Michele Botrugno sono bravi nel calarsi nei rispettivi personaggi: lei isterica altoborghese che frequenta la violenza politica per passatempo e vendetta familiare; lui figlio di un "bottegaio che si spacca la schiena" per poche lire, segue lei nella discesa nella clandestinità più perché vuole continuare a scoparsela - sarà amore eterno? non ci lasceremo mai? - che per convinta adesione alla lotta armata. Sarà lui infatti ad avere i primi dubbi e a morire nell'ennesimo agguato andato male: come nel far west gli "sceriffi" li stavano aspettando con i winchester puntati. L'esito della storia è drammatico e sarcastico al contempo: mentre Angelo si dissangua nel covo, Beatrice dopo aver giurato e spergiurato eterna fedeltà alla guerriglia, torna nella sua famiglia altoborghese, salvata probabilmente da un interventino politico del papà addirittura ministro (allusione al figlio terrorista di Donat Cattin ministro dell'Interno al tempo delle indagini su Moro?).


Torno a dire, teatralmente funziona - Max Caprara costruisce uno spettacolo con buon ritmo e giusti inserimenti video - se a questo piccolo episodio tratto da quegli anni (ci sta nel caos di quel tempo che qualche demente abbia impugnato davvero la pistola per farsi bello davanti alla ragazza) non si volesse dare - e qui il critico teatrale cede il passo allo storico - una valenza simbolica, sul genere: ecco com'erano i terroristi ed ecco uno "spaccato" della loro vita, delle loro personalità e dei loro discorsi. Non sono d'accordo su questo punto per le ragioni su esposte e ritengo che l'analisi critica debba riportare il lavoro di Apolloni nel suo giusto contesto, non nell'area del terrorismo, bensì in quella più vasta area, e qui i personaggi possono definirsi a buon diritto emblematici, dei cosiddetti "simpatizzanti" e "fiancheggiatori". Per un approfondimento dei temi qui trattati rinvio comunque al mio saggio Il teatro "su" gli anni di piombo consultabile free online su
http://www.amnesiavivace.it/sommario/rivista/brani/pezzo.asp?id=276


Concludo con un aneddoto personale: Luciano Violante nel 1987 venne a presentare un mio saggio sul terrorismo tedesco dal titolo: Il privato terrorista, Ideologia piccolo borghese e violenza politica da Lutero alla Raf attraverso Goethe e Schiller, testo base attualmente del corso "Estetica del '68" all'Università degli Studi di Milano. Ebbene Violante sostenne una tesi, che giudico tuttora debole, secondo la quale i terroristi erano culturalmente sottosviluppati (ricordo la frase di Violante: "ho potuto constatare di persona che in cella leggono solo Playboy o Topolino"). Quanto sia stata e sia pericolosa, non solo per il terrorismo ma anche per la mafia, questa riduzione e sottovalutazione del livello organizzativo e di "intelligence" lo hanno dimostrato i fatti: i figli dei mafiosi hanno studiato ad Harvard e Cambridge e uno dei teorici dell'insurrezione armata è un grande filosofo omaggiato da Deleuze.

 

 

 

Teatro Belli - Piazza Sant’Apollonia 11/A, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: intero € 18,00 - ridotto € 13,00
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato alle ore 21,00 - domenica alle ore 17,30

 

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Enrica Quaranta
Sul web: www.teatrobelli.it

 

 

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