Anfitrione - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Domenica, 03 Novembre 2019 

Dal 31 ottobre al 17 novembre, al Teatro Manzoni di Milano, Gigio Alberti e Barbora Bobulova sono in scena con l’ “Anfitrione” di Sergio Pierattini per la regia di Filippo Dini. Un classico rivisitato in modo appropriato, senza lati boccacceschi; raro ormai vedere una commedia amara così gustosa, dall’umorismo intelligente e fine, sempre ben dosato, supportato da un’ottima interpretazione ed affinità tra gli interpreti. Tanti gli spunti da quello della satira politica, alle difficoltà di una coppia, ma soprattutto un’indagine psicologica sottile eppure pungente: la realtà è quella che spesso vogliamo vedere e l’escamotage è che la responsabilità non sia mai personale. La trovata della pièce è attribuirla agli dei. A questo nessun politico aveva mai pensato prima.

 

La Pirandelliana presenta
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana
ANFITRIONE
di Sergio Pierattini
regia Filippo Dini
con Gigio Alberti, Barbora Bobulova, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Valeria Angelozzi
scene Laura Benzi
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino



L’Anfitrione del 2019 è un politico dilettante populista che, con una formazione politica dell’ultim’ora, ha appena sbaragliato gli avversari con un sorprendente e inatteso plebiscito. Così inatteso che perfino la moglie, la bella Alcmena, semplice professoressa delle scuole medie di un paesino, ma donna fine e sensibile, non ci crede. Sosia, che Plauto nel 206 a.C. e Molière vollero suo servitore, si è trasformato in un autista portaborse, fedele ma astuto e critico, con rara capacità di autocritica. Nella riscrittura moderna di uno tra i più conosciuti classici della comicità, Giove e Mercurio, gli dèi che hanno dato vita al mito della nascita di Ercole grazie all’innamoramento di Giove per la moglie di Anfitrione, si sono trasformati in ‘sosia’ del servo e padrone, approfittando delle mogli e regalando il successo immeritato, un posto di valletto al Parlamento a Esposito Sosia e la presidenza del Consiglio ad Anfitrione.

Non solo una commedia degli equivoci, quanto un’indagine sull’altro me e l’altro te, come fa notare Sosia al proprio capo: una riflessione sul nostro alter ego, su cosa vorremmo o potremmo essere. Naturalmente anche un’amara considerazione sulla solitudine diffusa delle donne nella coppia che spesso cercano, nascondendosi, un’evasione per il desiderio di sentirsi amate, di sentirsi considerate per il lato femminile, o per la voglia di un figlio. La risposta sta nel meccanismo perfetto di una vicenda drammaturgica che, affinandosi, ha attraversato i secoli, con numerose versioni, dall'originale di Plauto fino a Giraudoux, con il suo “Anfitrione 38”, passando per Molière, Kleist e molti altri, sino ad arrivare all'attuale riscrittura di Sergio Pierattini in scena al Manzoni.

Mutatis mutandis, i meccanismi della mente umana e della società restano sempre gli stessi. Gli Dei sono indifferenti all’incredulità diffusa perché l’uomo, anche se non crede più nel soprannaturale, è facile preda della fede, desideroso in fondo di essere ingannato per potersi illudere e salvarsi la coscienza. In tal senso le due donne sono vittime di mariti e amanti involontari dei quali diventano conniventi a poco a poco consapevoli.

I protagonisti si sdoppiano: ci sono un Anfitrione becero, volgare e arrogante e un Anfitrione interpretato da Giove, gentile e modello dell’uomo perfetto o quasi. Gli fa eco un’Alcmena nevrotizzata e vittima della sciatteria del marito, a fronte di un’altra Alcmena, dolce e sensuale, che vediamo alle prese con Giove quando prende le sembianze di Anfitrione. Perché non esistono persone che sono solo carnefici o solo vittime. La metamorfosi investe anche la coppia formata dal modesto e spassosissimo Sosia, che ha il suo alter ego in un Mercurio diabolico e sfrontato, e da sua moglie Bromia, che si trova alle prese con i suoi due “mariti” Sosia e Mercurio, con una preferenza scontata verso il secondo.

Un lato grottesco e amaro si fa strada, strappando anche sane risate al pubblico e divertendo, così pare, sinceramente gli stessi attori: le due donne sono pronte a vedere una somiglianza nelle ‘copie’, come fossero due gocce d’acqua e anche gli uomini si specchiano nell’altro vedendo il proprio riflesso. Alla fine però tutti sono costretti ad ammettere che la somiglianza non c’era se non molto limitatamente. D’altronde anche il sacro è preso in giro e colto in fallo perché il Padre degli dei che tutto può non dovrebbe essere costretto a ricorrere all’inganno per possedere la donna amata. Solo che Giove vuole essere amato realmente e completamente da Alcmena con la stessa passione che ella riserva al marito e quindi non può metterla a parte della macchinazione. In fondo il sacro è la parte più profonda di noi che cerca l’autenticità anche se attraverso una strada contorta, suggerendo l’universalità della riflessione sul tema del doppio che abita tutti noi e sul rischio del corto-circuito come quella notte prolungata all’infinito da Zeus per avere più tempo per sedurre e il farsi improvvisamente giorno. La metafora è ancora una volta che luci e ombre spesso non abitano fuori ma dentro di noi; un dialogo tra esterno e interno della casa, in una scenografia fissa, che psicoanaliticamente definisce i confini dell’io. Difficile è sondarne le profondità e questa casa non mostra mai nessun interno allo spettatore: i personaggi sono nel cortile esterno o si affacciano alla finestra e al balcone.

L’autoinganno e l’illusione sono meccanismi diffusi più di quanto si possa credere, sia nella vita privata sia pubblica. Curioso il finale con l’Anfitrione becero che prende spunto dalla vicenda pro domo sua per un comizio e una proposta originale: d’ora in poi in Italia sarà sempre e solo colpa degli dei. Nessuno di noi è realmente responsabile.

 

Teatro Manzoni - Via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni : telefono 800914350, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20.45, domenica ore 15.30
Biglietti: poltronissima prestige € 35, poltronissima € 32, poltrona € 23, poltronissima under 26 € 15.50

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Manola Sansalone, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

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