Anelante - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Lunedì, 22 Febbraio 2016 

E’ in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano, dal 16 al 28 febbraio, "Anelante", il nuovo irriverente e caustico spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella.

 

ANELANTE
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo Di Norscia
(mai) scritto da Antonio Rezza
habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Mattia Vigo
organizzazione Stefania Saltarelli
macchinista Andrea Zanarini
una produzione Fondazione TPE, TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, RezzaMastrella

 

Entriamo a sipario aperto, come vuole la convenzione del teatro di ricerca. La scenografia, opera dell’artista di fama internazionale Flavia Mastrella, è bidimensionale e geometrica. In questo universo piatto, fatto di forme, si inserisce subito uno strano uomo: Antonio Rezza, vestito con un improbabile completino bianco anni ’80 fatto da pantaloni larghi al ginocchio, maglietta di cotone un po’ slabbrata e scarpe da boxer rosse bordeaux.

Entra, dicevamo, e si sbatte a terra. Simula di scrivere sul linoleum del pavimento una serie di improbabili calcoli che tendono tutti al medesimo risultato: creare discorsi plurisignificanti e spazi per fare la battuta ad effetto e far ridere il pubblico. Cosa molto facile in verità, perché a Rezza basta entrare in scena e guardare verso la platea che subito si generano ilarità e applausi. Forte carisma o guadagnata notorietà? Un po’ si sa, si va a vedere Rezza perché Rezza fa ridere. Fa talmente ridere, che ridono anche i radical chic e gli “snobboni” di sinistra. Eppure non c’è molto di eccelso nelle sue battute, almeno non in quelle iniziali né nel finale fintamente struggente e grottesco, a tratti un po’ retorico e noioso, e neppure nella lunga “ballata dei culi parlanti” e nell’ostentazione di una omosessualità che non si capisce bene dove voglia andare a parare.

A tratti certo, in alcune straordinarie analisi come il passaggio sull’insonnia e sulla mancanza di contatto con se stessi che sfocia in una smania ossessiva di parlare parlare e parlare, inizia qualcosa. Si apre una grande porta sulla storia di Paperotto e lì, in quel piccolo spaccato, c’è tutta la grandezza dell’uomo di genio e del grande artista Antonio Rezza che riesce in pochissime e precise frasi, nella totale naturalezza del corpo, a farci fare un salto quantico all’interno di una realtà così intima e personale che diventa di tutti e da tutti condivisa.

Nel frattempo il pubblico continua a sganasciarsi dalla risate su qualunque cosa, ad applaudire quasi compulsivamente in momenti anche un po’ banali. Sorgono nella mente dei quesiti, dei confronti. Che differenza c’è tra la comicità di Antonio Rezza, composta anche da battute facili e volgarità, e quella di certi comici che fanno film per il grande pubblico, ma vengono aggrediti alla giugulare dalla critica che invece osanna Rezza? Basta farsi un nome? E se ci si fa una certa nomea e poi non si attende ad essa, qualcuno se ne accorgerà e avrà il coraggio di dire che “il re è nudo” oppure si procederà come niente fosse?

Sorgono questi quesiti non tanto per discutere della qualità del lavoro di Rezza che non è davvero sotto processo. Rezza è un artista, insieme a Flavia Mastrella e agli attori in scena con lui in questo lavoro (Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo Di Norscia), di grande intelligenza e bravura e tutto quello che serve per essere degli attori originali ed estremamente generosi. La cosa che lascia perplessi in questo particolare caso è la risposta esagerata e quasi sguaiata del pubblico, come se avesse aspettato questo momento, questo spettacolo, per sfogarsi. Allora chiediamoci: il teatro impegnato può anche essere intrattenimento? Perché gli artisti ci tengono tanto a creare la distinzione tra arte e intrattenimento? Scrive David Mamet: “Lo scopo dell’arte è allietarci: alcuni uomini e donne (non più in gamba di voi o di me) la cui arte può allietarci sono stati esonerati dal compito di andare ad attingere l’acqua e a raccogliere la legna. Tutto qui.” (Tratto da “I tre usi del coltello” ed. Minimum Fax)

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 30.50, martedì posto unico € 20, ridotto <25 anni - >65 anni € 16, ridotto 6-10 anni € 11.50, scuole € 12

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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