Anastasia Genoveffa e Cenerentola - Teatro Valle (Roma)

Scritto da  Domenica, 26 Dicembre 2010 
Anastasia Genoveffa e Cenerentola

Dal 21 dicembre al 6 gennaio. A quasi un anno di distanza dal clamoroso successo riscosso dall’operetta amorale “Le Pulle” nel corso della prima stagione monografica del Teatro Valle, la regista palermitana Emma Dante affronta l’impegnativa sfida del teatro per ragazzi proponendo al pubblico romano una sua personalissima rilettura della storia di Cenerentola, capace di fondere l’atmosfera della celeberrima fiaba secentesca di Perrault con il suo estro visionario e magmatico in un atto unico che è pura gioia per gli occhi e lo spirito.

 

 

Compagnia Sud Costa Occidentale presenta

ANASTASIA GENOVEFFA E CENERENTOLA

favola per bambini e adulti

di Emma Dante

con Gisella Vitrano, Italia Carroccio, Valentina Chiribella, Davide Celona

scene, costumi e regia Emma Dante

luci Gabriele Gugliara

foto Carmine Maringola

organizzazione e distribuzione Lisa Pugliese

età consigliata dai 6 anni, durata 50 minuti

 

Anastasia Genoveffa e CenerentolaUn Teatro Valle gremito all’inverosimile attende con impazienza il debutto romano del nuovo progetto drammaturgico di Emma Dante, presentato in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli nello scorso mese di marzo: dopo aver affondato uno sguardo affilato, aggressivo ed inclemente sulla realtà ancestrale della sua Sicilia, ritratta in affreschi a tinte forti che parlano di drammi familiari, violenze, riti, superstizioni, incesti, emarginazione ed incapacità di riconoscersi in una comunità autenticamente e solidalmente umana, l’eclettica regista e attrice palermitana si cimenta nei codici linguistici del teatro per le nuove generazioni, proponendo un’originale, trascinante e spassosa rivisitazione della storia immortale di Cenerentola. Una sfida affrontata in virtù di un desiderio di leggerezza e di riavvicinamento ai valori più semplici e primigeni dell’esistenza e dei rapporti interpersonali, sopraggiunto proprio in concomitanza con la maturità artistica della Dante. Un esperimento che comunque non rinnega gli stilemi caratteristici del suo linguaggio teatrale ravvisabili nel corposo pastiche tra il viscerale dialetto siciliano delle classi popolari e l’italiano aulico infarcito di affettate citazioni in francese parlato nell’alta società, nella recitazione volutamente sopra le righe, a tratti macchiettistica, enfatizzata e parossistica degli attori in scena, nell’estrema semplicità della scenografia che si plasma in funzione delle esigenze narrative grazie a sorprendenti e creativi espedienti trasformistici, nei costumi sgargianti e vivaci indossati in fulminea successione, nel contrappunto musicale estremamente variegato che sottolinea con espressività i diversi stati d’animo dei personaggi. Il tutto orchestrato con sapiente maestria ed eleganza dal multiforme ingegno di Emma Dante che ancora una volta ha curato in prima persona, con maniacale precisione per i dettagli, non solo la rielaborazione per il palcoscenico della fiaba di Cenerentola e la regia dello spettacolo, ma anche la realizzazione dei costumi e delle scenografie, nonché l’ideazione dei vorticosi movimenti coreografici.

Anastasia Genoveffa e CenerentolaLa trama della pièce si mantiene sostanzialmente aderente all’intreccio originale della favola, discostandosi però diametralmente dalle atmosfere idilliche, zuccherose e romantiche tipicamente disneyane. La narrazione ha inizio nell’angusto ed opprimente palazzo del quale la perfida matrigna e le due occhialute, sguaiate e nauseabonde sorellastre Anastasia e Genoveffa hanno assunto il totale controllo dopo l’improvvisa morte del padre, sfruttando la generosa, amabile ed umile Cenerentola, figlia di prime nozze di quest’ultimo, come fosse la più infima e detestabile delle sguattere; allorchè un araldo annuncia che il principe sta organizzando un ballo di gala durante il quale spera di conoscere la fanciulla adatta per divenire la sua sposa, le due sorellastre sfogano in pieno la propria indole volgare, sguaiata e chiassosa iniziando a litigare tra insulti in strettissimo dialetto siculo, schiaffi e graffi per cercare di stabilire chi delle due riuscirà ad impalmare l’erede al trono. Ecco dunque che hanno inizio i preparativi per la soirée mondana, con un vertiginoso ed esilarante susseguirsi di cambi d’abito accompagnati dal bizzarro e trascinante sottofondo musicale di “Billie Jean” di Michael Jackson: vediamo le due goffe zitelle in cerca di marito indossare improbabili tubini iper-aderenti, parrucche dai colori appariscenti, aggressive tenute da dominatrici, travestimenti da messicane con tanto di sombrero, candide divise da karateka con le quali iniziano a suonarsele di santa ragione ed infine degli immacolati ma pacchianissimi abiti da sposa che non fanno altro se non esaltare la loro incontrovertibile bruttezza. Quando la delicata ed ossequiosa Cenerentola chiede timidamente che sia consentito anche a lei recarsi al ricevimento, magari con un vestito di seconda mano scartato da una delle sue perfide sorellastre, tutto ciò che riceve in cambio sono gli sprezzanti ed irridenti sberleffi della matrigna e, quando sarà lasciata da sola a casa, non le rimarrà che improvvisare un tenero quanto desolato ballo di gala “alternativo” sulle poetiche ed avvolgenti note di “Senza fine” di Gino Paoli, in cui i suoi cavalieri saranno le scope con cui quotidianamente le è imposto di ramazzare i pavimenti.

Anastasia Genoveffa e CenerentolaUn tocco di magia cambia però drasticamente il corso degli eventi: nella sfavillante atmosfera da cabaret anni Trenta ricreata dalle musiche di Liza Minnelli si materializza difatti la fata Smemorina, la quale si offre di aiutare Cenerentola a coronare il suo sogno; ha inizio quindi un luminoso incantesimo tramite il quale la fata madrina, accompagnata dall’impetuoso e solare crescendo sonoro di “It’s Oh So Quiet” di Bjork, trasforma una zucca in carrozza, i topini amici di Cenerentola in cocchieri e gli stracci da lei indossati in un luccicante e sontuoso abito da sera. Come fiaba insegna però tutte queste magiche trasformazioni svaniranno allo scoccare della mezzanotte, quindi la nostra umile e romantica protagonista dovrà prestare la dovuta attenzione a fuggire dal palazzo del principe prima dell’ultimo rintocco che segnerà l’inizio del nuovo giorno.

L’azione scenica si sposta a questo punto repentinamente in prossimità del palazzo reale, complice il rapido dispiegamento di alcuni drappeggi barocchi sul semplice paravento disposto al centro del palcoscenico che costituisce l’unico elemento scenografico previsto da Emma Dante per dar vita a questa rappresentazione. Incontriamo immediatamente il principe (che ha smarrito però le fattezze nordiche con cui la tradizione consuetamente lo ritrae, per tramutarsi piuttosto in un carnale seduttore dal fascino tipicamente mediterraneo) aggirarsi sconsolato al di fuori della sala dove si sta svolgendo il ricevimento: in un vernacolo siciliano tutt’altro che aulico esprime tutto il suo disappunto per la masnada di rapaci donne-avvoltoio desiderose di accalappiarlo, una più volgare e sgradevole dell’altra; mentre riflette amaramente sulla situazione, si imbatte però in Cenerentola arrivata proprio in quell’istante a palazzo. L’amore scocca subitaneo e dirompente ed il sentimento si esprime in un sensuale ed ironico libertango in cui, evviva la modernità, a condurre le danze è proprio una determinata Cenerentola assolutamente decisa a conquistare definitivamente il cuore del principe. Il tempo non è però dalla sua parte e lo scoccare della mezzanotte la costringe ad una repentina fuga, smarrendo la celeberrima scarpetta e lasciando il buon partito ambito da tutte le sue coetanee in uno stato di disarmante deliquio amoroso. Lo vediamo dar voce a tutta la sua inquieta passione in un’interpretazione viscerale di “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri con tanto di evoluzioni acrobatiche, lancio di coriandoli ed un delirante aggirarsi per il palcoscenico, si direbbe quasi in una febbrile ricerca dell’oggetto del desiderio svanito in un istante dinanzi ai suoi occhi. Una sequenza davvero esilarante, tra le più originali, buffe ed effervescenti dell’intero spettacolo.

Ha quindi inizio l’instancabile ricerca in tutte le dimore del regno per scoprire a chi appartenesse la famigerata scarpetta di cristallo: le insolenti sorellastre tenteranno in tutti i modo di introdurre i propri piedi tutt’altro che esili e aggraziati nella magica calzatura ma senza successo; la sorte vuole che anche a Cenerentola venga concessa l’opportunità di sottoporsi a questa prova che verrà superata egregiamente, permettendo al principe di riconoscere in lei la fanciulla misteriosa che aveva stregato il suo cuore e di giungere rapidamente all’immancabile lieto fine.

Anastasia Genoveffa e CenerentolaAl termine della rappresentazione il pubblico in sala è decisamente entusiasta, gli adulti conquistati dal tumultuoso e sanguigno vigore drammaturgico della rivisitazione della fiaba tradizionale firmata dall’estro incoercibile, poetico e creativo di Emma Dante, i bambini più semplicemente affascinati dall’atmosfera fiabesca in cui sono stati immersi per un’ora e divertiti dall’umorismo genuino e diretto con cui sono state raccontante le vicende. Veramente preziose le interpretazioni dei quattro attori in scena: le tre attrici (Gisella Vitrano, Italia Carroccio e Valentina Chiribella) si districano con camaleontico trasformismo tra i cinque ruoli femminili previsti dalla pièce (Cenerentola, le sorellastre Anastasia e Genoveffa, la matrigna e la fata Smemorina) conservando sempre, nonostante i rapidissimi cambi d’abito, una perfetta credibilità nei diversi ruoli ed una vivida carica espressiva; l’unico protagonista maschile, Davide Celona, nel ruolo dell’ombroso ed appassionato principe, completa in maniera del tutto convincente questo quartetto di funambolici interpreti alternando nei diversi segmenti dell’intreccio narrativo sognante romanticismo, passionale energia seduttiva e trascinante umorismo. “Anastasia Genoveffa e Cenerentola” è davvero una perfetta “favola per bambini e adulti” come recita il sottotitolo, imperdibile per gli ormai numerosissimi estimatori del luminosissimo talento di Emma Dante, regista tra le più acclamate e controverse della nostra generazione, ma assolutamente da non perdere anche per coloro i quali semplicemente desiderino trascorrere un pomeriggio di pura evasione in compagnia dell’intera famiglia, magari gustando un’affascinante opera d’arte piuttosto che l’ennesimo squallido cinepanettone.

 

Anastasia Genoveffa e CenerentolaLa prima romana dello spettacolo ha accolto un significativo fuori programma, nel segno della più scottante e drammatica attualità. Nella serata che precedeva la definitiva approvazione del decreto legge Gelmini relativo alla riforma dell’università, un pacifico e colorato corteo di attori, musicisti, danzatori, ricercatori, costumisti e scenografi ha infatti rappresentato le istanze dei precari della cultura, di tutte quelle categorie di lavoratori ormai letteralmente in ginocchio a causa dei dissennati tagli operati dal governo. Simbolica la decisione di portare questa protesta, pacifica (nelle loro mani spiccano metaforici fiori colorati e non le armi impugnate dai pochi facinorosi che un paio di settimane fa hanno messo a soqquadro Roma scoprendo il fianco a strumentalizzazioni da parte dell’attuale regime) ma assolutamente determinata, tra le mura del Teatro Valle, la più antica istituzione teatrale della nostra città assassinata pochi mesi fa nella sua stessa essenza con la soppressione dell’Ente Teatrale Italiano che l’ha resa una delle realtà culturali più luminose, indipendenti e pregiate del panorama culturale italiano ed europeo. Guidati egregiamente da due splendidi capi-popolo come gli attori Tony Allotta e Melania Giglio, i manifestanti (ben presto sostenuti a gran voce dall’intero pubblico presente in sala), richiedono con fermezza che ad essere tagliati siano non i fondi a sostegno della cultura ma gli stipendi faraonici che la casta dei politici continua avidamente a percepire. Quello che viviamo è uno stato di decadenza morale e culturale e, si badi bene, non è la crisi economica globale a generare la precarietà ma la politica che gestisce in maniera dissennata tale crisi: i tagli alla cultura, al teatro, al cinema e alla musica creano perdita di preziosi posti di lavoro e ci privano del futuro, i tagli comportano una perdita di diritti e l’attacco alla cultura costituisce un attacco ai fondamenti stessi della democrazia. Visto che il mondo della cultura è posto sotto assedio, l’invito che ci viene rivolto con decisione è quello a partecipare a questa lotta attivamente, a prendere una posizione esponendoci in prima persona. Un impegno civile che tutti noi dovremmo assumerci, per tutelare la nostra cultura, uno dei pochi patrimoni di eccellenza che il nostro paese possa ancora vantare, e soprattutto la nostra libertà, che appare sempre più drammaticamente in pericolo in questi giorni oscuri della nostra democrazia.

 

Teatro Valle – via del Teatro Valle 21, 00186 Roma

Per informazioni e prenotazioni: 06/68803794

Orario biglietteria: dalle 10 alle 19 (escluso giorno di riposo)

Prevendita telefonica (con carta di credito e commissione aggiuntiva):

numero verde 800 907080, da cellulari e dall’estero +39 0648078400

Orario spettacoli: 21, 23, 30 dicembre ore 20.45

22 e 29 dicembre, 5 e 6 gennaio ore 16.30 e ore 19.00

26 dicembre, 1 e 2 gennaio ore 17.30 e ore 20.45

28 dicembre, 4 gennaio ore 19.00

31 dicembre ore 16.30

Biglietti: Platea e Palchi di Platea interi €31,00 (ridotti € 27,00), Palchi I e II ordine interi €  24,00 (ridotti € 21,00), Palchi III ordine e galleria interi € 16,00 ridotti € 13,00

Prezzi bambini fino a 14 anni : € 14,00 (platea e palchi di platea) - € 11,00 (palchi I e II ordine) - € 8,00 (Palchi III ordine e galleria)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Silvia Taranta, Ufficio Stampa Teatro Valle

Sul web: www.teatrovalle.itwww.emmadante.it

 

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