Amuleto - Teatro India (Roma)

Scritto da  Giovedì, 26 Gennaio 2017 

Città del Messico, 2 ottobre 1968. Durante una protesta studentesca, ottomila soldati dell’esercito messicano bloccano le vie di fuga di Piazza delle Tre Culture e aprono il fuoco su seimila studenti. Auxilio Lacouture, la protagonista della nostra pièce, vive il preludio di questo massacro quando, il 18 settembre 1968, violando l’autonomia universitaria, i reparti antisommossa entrano nel campus, spargendo terrore e ammazzando alcuni studenti. Auxilio si salva, rimanendo in bilico sulla tazza del water, per 12 lunghissimi giorni. Il Teatro India ci conduce nelle atmosfere più suggestive dell’America Latina con la messa in scena di "Amuleto", testo capitale di Roberto Bolaño, autore di culto della letteratura cilena del secondo Novecento, con la regia di Riccardo Massai e la pregiata interpretazione di Maria Paiato.

 

AMULETO
di Roberto Bolaño
traduzione Ilide Carmignani (Adelphi)
regia Riccardo Massai
con Maria Paiato
produzione Archètipo
in collaborazione con Teatro Metastasio Stabile della Toscana

 

“Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare, e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce.”

Questo è l’incipit del romanzo Amuleto, scritto da Roberto Bolaño, cileno, uno dei più grandi scrittori latinoamericani del secondo Novecento, nel 1999. A parlare è Auxilio Lacouture, personaggio davvero esistito, come vuole la tradizione letteraria cilena, giovane amante più o meno corrisposta della poesia latinoamericana al punto da autoproclamarsi “la madre della poesia messicana”.

Auxilio, sola su un palcoscenico vuoto, ci parla da una posizione privilegiata: la casualità di trovarsi nella toilette della facoltà di lettere e filosofia di Città del Messico la salverà dall’irruzione dell’esercito nel campus. A farle compagnia, durante i 12 giorni di isolamento forzato, solo il libro di Pedro Garfias che aveva portato con sé nel bagno. E i suoi pensieri, ovviamente, in un ciclo di rimandi ossessivi tra passato e futuro. Tra le mani della donna c’è solo un piccolo vasetto di vetro con un fiore rosso, che verrà presto deposto a terra e che rimarrà lì, accanto all’attrice, per tutto lo spettacolo: è la poesia, unica forma di vita possibile in un mondo violento e arido.

E proprio a partire dalla poesia, la voce roca e profonda di Maria Paiato ci accompagna nel quotidiano dell’élite artistica del tempo, di cui Auxilio conosceva segreti e ritmi, vizi e virtù. Il flusso di coscienza della protagonista ci trascina in un racconto in cui i piani cronologici e spaziali saltano e si confondono, lasciandoci spesso disorientati.

Le luci del palcoscenico, nette, scandiscono i tempi del racconto, tagliando la figura dell’attrice fino a farne percepire, a tratti, solo la sagoma. Quella sagoma, quella voce, ci permettono di sapere qualcosa sul disagio di un’intera generazione, di vedere, come con i nostri occhi, la folla di giovani studenti che si avvia verso uno scuro baratro da cui non farà mai ritorno, di ascoltare la forza e l’energia dei loro canti di protesta, di avere paura per loro e con loro.

80 minuti di una Maria Paiato realmente in stato di grazia.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18
Biglietti: posto unico 18.00 € (ridotto 16.00 €)
Durata: 80 minuti

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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