Amore e resti umani - Teatro dei Conciatori (Roma)

Scritto da  Domenica, 16 Marzo 2014 

Amore e resti umaniDal 4 al 16 marzo. Brad Fraser, drammaturgo canadese dalla vena creativa incoercibile e controversa, in "Unidentified Human Remains and the True Nature of Love" (1989) affonda il proprio sguardo acuminato ed implacabile tra le dinamiche esistenziali e affettive di un gruppo di trentenni alla deriva tra incertezza economica, valori ormai annacquati dai troppi compromessi del quotidiano, il conforto ricercato nel sesso che diviene sempre più un inutile placebo per acquietare un'assordante solitudine. Su tutto si impone l'assoluta mancanza di prospettive solide, traguardi da raggiungere, ideali portati avanti con convinzione, affetti incondizionati che riscaldino l'anima. In scena al Teatro dei Conciatori uno spettacolo viscerale, ruvido, feroce e lacerante, che non concede posizioni interlocutorie allo spettatore, scaraventandolo di fronte alle sue fantasie e debolezze più inconfessabili. L'adattamento italiano "Amore e resti umani" si basa sulla riscrittura curata dallo stesso Fraser nel 2006 per attualizzare il testo epurando taluni riferimenti datati, con la traduzione di Cosimo Lorenzo Pacini; la regia di Giacomo Bisordi e le impeccabili interpretazioni, intrise di pathos ed urgenza espressiva, offerte da una numerosa compagnia di giovani, talentuosissimi interpreti catturano in pieno l'essenza dell'opera, restituendola al pubblico con potenza soverchiante.

 

 

Produzione Barbaros presenta
AMORE E RESTI UMANI
di Brad Fraser
traduzione di Cosimo Lorenzo Pancini
con Massimo Odierna (David), Valentina Bartolo (Candy), Dimitri Galli Rohl (Bernie), Cristina Poccardi (Benita), Luca Mascolo (Robert), Cristina Mugnaini (Jerri), Francesco Sferrazza Papa (Kane)
regia Giacomo Bisordi
costumi Roberta Goretti
luci Marco D'Amelio
musiche originali Mirko Fabbreschi
impianto scenografico Paola Castrignanò
costruttore Claudio Petrucci
foto di scena Tommaso Le Pera
grafica e comunicazione Studio KMZERO
ritratti e locandina Marco Montanari
assistente shooting Cecilia Santoni
produttrice esecutiva Cristina Poccardi

 

 

Amore e resti umaniFrammenti confusi di umanità varia si affastellano in quest'opera che segnò la definitiva consacrazione dell'atipico e brutale estro creativo di Fraser: difatti, dopo il sostanziale insuccesso della sua commedia di debutto "Wolfboy" che vedeva come protagonista un giovanissimo Keanu Reeves e dopo la macabra epopea familiare dei cannibali incestuosi di "Chainsaw Love", con "Unidentified Human Remains and the True Nature of Love", nonostante le tematiche estreme ed il linguaggio crudo e irruente, il drammaturgo conquistò inaspettatamente un consenso unanime di pubblico e critica al PlayRites Festival di Calgary nel 1989, per poi approdare nell'anno successivo con tre diverse produzioni anche a Toronto, Montreal e Edmonton; negli anni seguenti un riscontro altrettanto clamoroso accolse le rappresentazioni andate in scena negli Stati Uniti, dapprima a Chicago e poi a New York, a Londra, in Giappone, Australia, Germania ed Italia (produzione del milanese Teatro dell'Elfo, per la regia di Bruni e De Capitani), accompagnate da prestigiosi riconoscimenti da parte del Time (che lo indicò come uno dei dieci migliori testi teatrali del 1992), dell'Evening Standard e di Time Out.


Quali le motivazioni di un risultato tanto imprevedibile quanto travolgente? Senza dubbio anzitutto l'originalità dell'intreccio tra inquietanti atmosfere thriller, torbida sensualità, sanguinolenti accenni gore, sferzanti scudisciate di caustica ironia e più morbidi atterraggi sul territorio della commedia sentimentale. In secondo luogo l'estrema sensibilità nel tracciare il ritratto psicologico di un manipolo di personaggi fortemente eterogenei, rappresentativi dell'abisso di oscurità in cui tutti noi ci muoviamo a tentoni nelle nostre claustrofobiche esistenze. Infine lo stile drammaturgico di Fraser asciutto, essenziale, pungente, rabbioso ed evocativo capace di scolpire in modo personale, lirico e modernissimo le vicende narrate.


Sette resti umani, sette creature insofferenti alla spasmodica ricerca di qualcosa di non concretamente definito, sette individui radicalmente insoddisfatti delle proprie vite. Ormai convinti dell'impossibilità di un effettivo cambiamento, sono paralizzati dalla paura di perseguirlo poichè questo comporterebbe ammettere le proprie insicurezze ed affacciarsi sul baratro degli errori commessi nel passato. In assenza del coraggio necessario, eccoli allora ripetere ossessivamente gli stessi comportamenti, nel labirinto senza uscita delle loro morbose ma tanto confortevoli manie.


Amore e resti umaniDavid (Massimo Odierna) ha alle proprie spalle fasti appannati da divo delle fiction televisive, ormai barattati con la divisa da cameriere, con il sesso occasionale con sconosciuti inseguito pervicacemente nelle oscurità dei parchi, con una barriera difensiva invalicabile di cinismo frapposta tra se stesso e il prossimo, con la disincantata e ferma convinzione che l'amore semplicemente non esista. La sua coinquilina ed inseparabile amica Candy (Valentina Bartolo) al contrario desidererebbe più di ogni altra cosa il balsamo di un affetto sincero e corrisposto, ma ha paura di esporsi col suo bagaglio di ferite e disillusioni, col suo corpo seducente ma che ai suoi occhi appare insipido e sgraziato, e quindi si rifugia nel suo recensire romanzi e in massacranti allenamenti in palestra che stordiscano momentaneamente il turbinio di pensieri che affolla la sua mente. Infine Bernie (Dimitri Galli Rohl), sin dal principio si configura come presenza minacciosa ed ostile: compagno di innumerevoli scorribande che hanno costellato il passato di David, è legato a lui da un rapporto inconsueto, dai contorni alquanto labili, che forse trascendono i connotati della mera amicizia; un tempo legato alla migliore amica di Candy, dopo l'aborto ed il suicidio di quest'ultima per cui non gli sono aliene concrete responsabilità, si è avventurato in un matrimonio poi anch'esso inesorabilmente naufragato; eccolo dunque cimentarsi in spedizioni notturne misteriose dalle quali al mattino frequentemente ritorna insozzato di sangue, tanto da suscitare il sospetto sempre più circostanziato che sia proprio lui l'efferato serial killer che terrorizza la città e che le cronache stanno tramutando in una vera e propria leggenda metropolitana.


Amore e resti umaniAttorno a questa triade di protagonisti si avviluppa una schiera di personaggi niente affatto secondari, tutti delineati con ricchezza di accenti e sfumature. In primis i due spasimanti che, all'insaputa l'una dell'altro, si contendono il cuore ibernato della fascinosa Candy: da un lato l'intraprendente ed incantevole Jerri (Cristina Mugnaini), che con tenera sfrontatezza, premure e regali cerca di abbattere i baluardi dietro cui Candy ostinatamente si trincera; dall'altro il seducente Robert (Luca Mascolo) che, con la sua romantica gentilezza e la sua solida virilità, sembrerebbe rappresentare il perfetto porto sicuro pronto a far svanire le sue inquietudini. E se in apparenza cedere alle lusinghe di quest'ultimo risulta il sentiero meno accidentato, visto che scoprire il fianco al fascino della diversità metterebbe a dura prova le più inconsce resistenze di Candy, forse ben presto si avrà modo di constatare quanto i giudizi troppo avventati possano rivelarsi ingannevoli...


Incontriamo poi il giovane ed ingenuo Kane (Francesco Sferrazza Papa), appena diciassette anni e il terrore di accettare il sentimento "anticonvenzionale" che sempre più divampa dentro di lui legandolo al disinibito e guascone David, con cui lavora come aiuto-cameriere; diviso tra l'incapacità di resistere a queste più che naturali pulsioni e l'incubo opprimente della non approvazione paterna, il ragazzo si lascerà trascinare in avventure rocambolesche, scoprendo dentro di sè, grazie all'esperto e intraprendente amico, un universo emozionale in vulcanico subbuglio. Infine un ultimo personaggio, la prostituta-sensitiva Benita (Cristina Poccardi) che, oltre ad intersecare a più riprese il tumultuoso vissuto dei nostri protagonisti, disegna una sorta di trait d'union tra la vicende narrate contrappuntandole con il resoconto, denso di minuziosi dettagli cronachistici, di spietati delitti messi in atto da barbari serial killer, contribuendo a immergere lo spettatore nell'opprimente atmosfera di sospensione thriller che avvolge l'intera messa in scena.


L'incisivo, tagliente e originalissimo testo di Brad Fraser scova nella regia di Giacomo Bisordi un connubio perfetto, grazie al calibrato equilibrio tra il disincantato realismo che sottende l'intera pièce e taluni slanci visionari di particolare efficacia.
Azzeccata l'intuizione di mantenere tutti gli interpreti sul palco anche quando non direttamente coinvolti nella scena in corso, sottolineando il loro costante ruolo di testimoni dell'intricato intreccio narrativo, e suggerendo un afflato di universalità che arriva a coinvolgere tutta una generazione e non solamente l'esperienza di singoli individui. Nell'insistito uso del nudo integrale e nella passionalità di alcune scene di sesso non si ravvisa alcuna pruderie o voyeurismo, essendo tali componenti perfettamente incastonate nell'intelaiatura registica e funzionali al racconto.


Certamente interessante anche l'impianto scenografico, semplice ed essenziale, ideato da Paola Castrignanò, che si avvale di un palcoscenico a due livelli per conferire dinamismo alla rappresentazione, predisponendo nella sezione superiore delle botole da cui estrarre costumi per i numerosi cambi d'abito eseguiti direttamente in scena e all'interno delle quali alcuni personaggi scompariranno allorchè sarà esaurito il loro contributo alle vicende. Una scenografia che peraltro si sposa ottimamente con la cornice intima offerta dal Teatro dei Conciatori che, con le sue distanze ravvicinatissime, non concede allo spettatore la possibilità di frapporre un confortante divario tra se stesso e le torbide traversie dei protagonisti.


Amore e resti umaniDi altissimo livello le prove recitative offerte dall'intera compagnia, giovane eppure estremamente vigorosa e puntuale nell'incarnare i complessi personaggi del testo di Fraser; coloro i quali storcono talvolta il naso nei confronti della formazione accademica, farebbero bene a scendere dai loro pulpiti e ad assaporare il talento di questi artisti, cinque dei quali provenienti dalla fucina attoriale dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico (presso la quale peraltro si è diplomato anche il regista Bisordi) e una dal ronconiano Piccolo Teatro di Milano. Tra queste pregiate interpretazioni segnaliamo in particolare l'istrionica versatilità e presenza scenica di Massimo Odierna nel tratteggiare i molteplici aspetti del personaggio di David, diviso tra un'apparenza frivola e un'interiorità ben più sofferta e sfaccettata di quanto si potrebbe presagire. Naturale, commovente e ricchissima di sfumature la recitazione di Valentina Bartolo nel ruolo di Candy, personaggio in continuo divenire i cui dubbi, slanci, patimenti e sfoghi passionali vengono immancabilmente condivisi dallo spettatore grazie al preciso e personale lavoro interpretativo portato avanti con sicurezza. In conclusione un doveroso plauso anche al carisma e alla potenza espressiva di Luca Mascolo che ben plasma il personaggio di Robert, rassicurante e timido corteggiatore che finirà per svelare un'indole decisamente più disinvolta e priva di scrupoli.


"Amore e resti umani" è un progetto interessate, acuto ed appassionato, che vibra dell'impegno e del talento di tutti coloro che lo hanno concepito e realizzato. In queste prime date romane al Teatro dei Conciatori - i cui direttori artistici Antonio Serrano e Gianna Paola Scaffidi confermano ancora una volta un particolare intuito e gusto per la drammaturgia contemporanea - l'accoglienza del pubblico è stata estremamente calorosa (a testimoniarlo i numerosi sold out e gli applausi entusiastici degli spettatori); è dunque doveroso che queste sette creature fragili ed emozionanti riappaiano al più presto sia sui palcoscenici della capitale, dove torneremo con curiosità a salutarle, sia in tournèe in giro per la penisola.

 

 

 

Teatro dei Conciatori - via dei Conciatori 5, 00154 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0645448982 – 0645470031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 21; giovedì e domenica ore 18; riduzioni per gli studenti universitari, gli over 65, tutti coloro che si presentano in teatro come lettori di Saltinaria.it e Teatro Italiano
Biglietti: intero 18 euro, ridotto 15 euro; tessera associativa 2 euro

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro dei Conciatori
Sul web: www.teatrodeiconciatori.it

 

 

 

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