Amore e resti umani - Teatro Cometa Off (Roma)

Scritto da  Lunedì, 08 Dicembre 2014 

Un ritorno che avevamo auspicato ed incoraggiato, quello delle sette creature dilaniate, insofferenti ed appassionate di "Amore e resti umani", di cui avevamo fatto fortuitamente la conoscenza sull'intimo palcoscenico del Teatro dei Conciatori sei mesi fa; la drammaturgia lisergica, aggressiva ed emozionante di "Unidentified Human Remains and the True Nature of Love" (1989) del canadese Brad Fraser dirompe in maniera anticonvenzionale grazie alla regia acuta ed immaginifica di Giacomo Bisordi e a un ettagono di interpreti di possente carisma. E se il progetto, ambiziosamente coraggioso, di Barbaròs Teatro ci era parso al debutto dello scorso mese di marzo, un cristallo oscuro ma purissimo di tormentata abiezione esistenziale e di vivida arte teatrale mossa da un'urgenza incoercibile, nella sua nuova incarnazione sembra essere ulteriormente maturato, tramutandosi in quello che senza tema di smentita potremmo annoverare tra i più memorabili lavori transitati in quest'annata oltre i sipari romani.

 

Societa' per Attori e Barbaròs presentano
AMORE E RESTI UMANI
di Brad Fraser
traduzione Cosimo Lorenzo Pancini
regia Giacomo Bisordi
con Giuseppe Sartori (David), Valentina Bartolo (Candy), Dimitri Galli Rohl (Bernie), Cristina Poccardi (Benita), Marco Brinzi (Robert), Cristina Mugnaini (Jerri), Francesco Sferrazza Papa (Kane)
scene Paola Castrignanò
luci Marco D'amelio
musiche originali Mirko Fabbreschi
regista assistente Fausto Cabra
foto di scena Tommaso Le Pera
costruzioni Claudio Petrucci
comunicazione Studio Kmzero
ritratti e locandina Marco Montanari
assistente allo shooting Cecilia Santoni
cane tripode Bettina J.Morgan
produttrice esecutiva Cristina Poccardi 

 

La notizia del ritorno in scena di "Amore e resti umani", per ben tre settimane e in una cornice maggiormente impegnativa come quella offerta dal Cometa Off, ci era parsa un'ulteriore sfida affrontata da questa giovane, impavida compagnia con il galvanizzante sprezzo del pericolo che avevamo già in passato intravisto nella sua attitudine artistica e produttiva; peraltro non si trattava di una mera ripresa dello spettacolo applaudito sul tramonto della scorsa stagione teatrale, poichè il nuovo progetto rappresentava a tutti gli effetti un nuovo allestimento, con un impianto scenografico rinnovato e soprattutto un cast significativamente modificato, dal momento che due dei ruoli principali venivano ad essere indossati da diversi interpreti, volti e anime attoriali peraltro già ben conosciute ma in contesti performativi decisamente diversi da quello del connubio Fraser-Barbaròs.

Marco BrinziAspettative dunque notevolmente elevate, visto l'apprezzamento con cui avevamo salutato il debutto romano (QUI la recensione) e le più che intriganti novità all'orizzonte. Sarebbero state soddisfatte o un'impalpabile senso di delusione avrebbe accarezzato questo secondo manifestarsi dei sette fantasmi fraseriani? La risposta è stata decisamente e fortunatamente la prima.

Preceduto da una innovativa - almeno per i paludati meccanismi produttivi di italica tradizione - campagna di crowdfunding cui hanno collaborato anche artisti ispirati dal progetto, realizzando dei tributi grafici e pittorici a questo dedicati, "Amore e resti umani" nella sua seconda incarnazione è un'opera solida, disturbante, densa di tensione struggente e graffiante ironia, grondante disillusione di ogni speranza e affilata capacità di introspezione nel nucleo emotivo di ogni singolo personaggio in scena.

Si dipana dinanzi allo spettatore un intrico di sofferenza e vorticose relazioni destinate ad implodere. L'angosciata labilità affettiva di Candy (Valentina Bartolo), ossessivamente dedita a forgiare la propria bellezza estetica con allenamenti massacranti. Il corteggiamento tenero ma decisamente serrato con cui l'affascinante Jerri (Cristina Mugnaini) cerca di far breccia tra le sue granitiche resistenze, proprio mentre il barista ed impenitente playboy Robert (Marco Brinzi) con un rapido schiocco di dita la fa precipitare ai propri piedi facendo leva sul suo fascino indiscutibile e sul senso di protezione che una relazione "più tradizionale" parrebbe garantire. Peccato che poi il devoto corteggiatore, tutto romanticismi manierati e sensualità, si riveli ben presto un astuto doppiogiochista con tanto di premurosa mogliettina al seguito. Quanto possono rivelarsi ingannevoli le apparenze ed i frettolosi pregiudizi! Nel frattempo il coinquilino di Candy, il vigoroso e pungente David (Giuseppe Sartori), abbandonata una carriera da attore desolantemente naufragata dopo la partecipazione ad una sitcom ormai risalente a qualche era geologica fa, si divide tra l'assenza di prospettive del suo lavoro di cameriere, il sesso famelicamente e compulsivamente consumato con sconosciuti in amplessi che non potranno mai colmare la sua sconfinata solitudine ed i timidi approcci del suo "sguattero" Kane (Francesco Sferrazza Papa) che ne subisce l'influenza in maniera totalizzante. Ed infine, a corollario di queste vicende di umanissime delusioni e rincorse, slanci e rocamboleschi precipizi emotivi, il leitmotiv noir dell'opera, con all'orizzonte un misterioso serial killer che trucida le proprie vittime in modo efferato, la veggente Benita (Cristina Poccardi) che tra un siparietto erotico in webcam e l'altro - conditi da minuziosi racconti di delitti e carneficine - riesce a leggere le menti annegando in inconfessabili segreti e l'inquietante Bernie (Dimitri Galli Rohl), amico storico di David dietro le cui bravate notturne si celano mostri pronti a prendere inesorabilmente il sopravvento.

Cristina PoccardiUn magma in continuo sobbollimento che la regia attenta, puntuale ed incisiva di Giacomo Bisordi domina con efficacia, avvolgendo lo spettatore in una spirale sempre più serrata e coinvolgente, con un ritmo dal sapore quasi cinematografico; la scenografia di questo nuovo allestimento - curata da Paola Castrignanò - maggiormente ampia e ricca di particolari, riecheggia la desolazione ed il sudiciume che si annida nell'animo dei protagonisti, lasciandoli costantemente in scena anche quando non coinvolti direttamente nell'azione, testimoni di un dramma esistenziale di cui sono pedine senza alcuna via di scampo.

Assolutamente convincenti ed appassionate le prove recitative dell'intero cast: avevamo già apprezzato e sottolineato il talento e l'affiatamento di Valentina Bartolo, Cristina Mugnaini, Dimitri Galli Rohl e Francesco Sferrazza Papa qualche mese fa. Un plauso in questa circostanza è dunque opportuno rivolgerlo al sempre ottimo Giuseppe Sartori, capace di indagare dietro la beffarda ironia e la tracotante sicurezza di sè di David, individuandovi un coacervo di dubbi, anaffettività e tormenti che viene scaraventato sul pubblico con una forza così soverchiante da generare inevitabile partecipazione e sincera commozione; ben calibrata anche l'interpretazione di Marco Brinzi che, nel vestire i panni di Robert, non concede alcuna attenuante generica a questo impenitente ed insensibile seduttore. Infine, in questa seconda apparizione delle irrequiete creature di Brad Fraser sui palcoscenici romani, particolarmente a fuoco ed intrigante ci appare il personaggio di Benita, che Cristina Poccardi plasma all'insegna di una sfrontata femminilità e di un sarcasmo feroce, instaurando una forte empatia con gli altri protagonisti e, di riflesso, con lo spettatore.

Davvero complimenti quindi a Barbaròs Teatro, al regista Giacomo Bisordi e a tutto l'indomito gruppo di giovani talentuosi interpreti che, con "Amore e resti umani", ha dipinto un affresco torbido e lancinante dei nostri tempi, dell'assenza di approdi sicuri e rassicuranti certezze che li contraddistingue, con onestà, urgenza espressiva e una sanissima dose di artistica follia, linfa rigenerante per il nostro infeltrito, noioso panorama teatrale italiano.

 

Teatro Cometa Off - via Luca della Robbia 47, Roma (Zona Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/57284637

Articolo di: Andrea Cova
Foto di scena di: Tommaso Le Pera
Sul web: www.restiumani.com - www.teatrodellacometa.it/off

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