Amleto - Teatro Out Off (Milano)

Scritto da  Francesco Mattana Sabato, 26 Gennaio 2013 

Dal 9 gennaio al 10 febbraio. Lo sappiamo che c’è del marcio in Danimarca. E sappiamo anche che ci sono più cose in cielo e in terra di quante Orazio, e noi tutti, possiamo apprendere dalla filosofia. Eppure, quattro secoli dopo la prima assoluta, eccoci ancora a teatro, curiosi di vedere all’opera questo principe Amleto così malmostoso, eternamente roso dall’inquietudine. Stavolta la cornice è l’Out Off di via MacMahon. E all’Out Off, lo sappia chi vi si accosta per la prima volta, succede sempre qualcosa di particolare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione Teatro Out Off presenta
con il contributo di Regione Lombardia - progetto Next
AMLETO
di William Shakespeare
traduzione di Cesare Garboli
regia Lorenzo Loris
con Mario Sala (Spettro/Becchino), Lorenzo Loris (Amleto), Alessandro Tedeschi (Re), Davide Giacometti (Orazio/Guildenstern), Alessandro Marmorini (Laerte/Rosencrantz), Sara Drago (Ofelia), Carla Stara (Regina), Paolo Dallatorre (Polonio/Becchino)
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale Andrea Mormina
alla batteria e maestro d'armi Alessandro Marmorini
luci Luca Siola

 

 

Alla larga chi insegue una - presunta - forma di teatro tradizionale. La porta è ovviamente aperta a tutti, bisogna però vedere se avranno il coraggio di seguire spettacoli che non dispensano certezze, ma alimentano anzi il gusto del dubbio. Il dubbio, appunto. In questo senso la scelta di allestire un Amleto in questo spazio è perfetta.
Lorenzo Loris, regista storico della compagnia, non frequentava il Principe da parecchi anni (dal 1989, quando in compagnia di Carlo Cecchi interpretava Laerte in una bellissima traduzione di Cesare Garboli). A dire il vero non ha mai smesso di frequentarlo: «Dentro di me ho sempre avuto una voglia matta di riprenderlo. È un progetto che incoscientemente cercavo - perché ci vuole anche una buona dose di incoscienza per calarsi in un ruolo impegnativo come Amleto. L’attesa è stata lunga, piena di rimandi e tentennamenti. È il mio carattere, non riesco a prendere di petto le situazioni. Dunque nel calarmi in Amleto ho estremizzato queste mie peculiarità caratteriali: a furia di pensare rimanendo inattivo Amleto è diventato vecchio, di dentro e di fuori. Il tempo lo ha sopravanzato: incanutisce, mentre i personaggi che si muovono attorno rimangono giovani e freschi. Addirittura il patrigno e la madre sono più giovani di lui»
Le persone a lui più vicine (gli amici, la compagna) lo hanno spinto a rifare l’attore, dopo anni in cui l’attività registica lo ha assorbito totalmente. E meno male che hanno insistito, in questo modo gli spettatori possono godersi il Lorenzo di sempre: bravo, tempi perfetti, un carisma naturale collaudato in anni di esperienza. Lorenzo insomma si era fatto prendere un po’ troppo dalla ‘sindrome di Amleto’, appunto: potenzialmente un ruolo perfetto per le sue corde, ma non se la sentiva mai. «Ora che lo spettacolo è in scena da alcune settimane mi sento più sicuro, ho visto poi che il pubblico risponde molto positivamente. Sì certo le esitazioni rimangono: Amleto è un personaggio verso cui nutro un tale timore reverenziale che non mi sento mai sicuro al 100% delle mie scelte registiche. Amleto è un viaggio infinito, ogni giorno hai la sensazione che si poteva lavorarci di più, apportare delle modifiche per renderlo più efficace».
Verrebbe da consigliare a Lorenzo la lettura del libro della Montalcini ‘Elogio dell’imperfezione’. Ma il fatto è che probabilmente lo ha pure letto: è un perfezionista incorreggibile, questa è la verità. All’Out Off il pubblico è a due passi dagli attori, quindi il famoso ‘sfondamento della quarta parete’ sarebbe garantito comunque. Si dà il caso però che chi ha allestito questo spettacolo non solo ama il teatro, ma ama pure il pubblico. E così, vuole sentirselo più vicino ancora, desidera coinvolgerlo nella messinscena. Fantasmi, ciambellani di corte, regicidi gironzolano attorno alla platea. Amleto si lancia nel celeberrimo monologo ‘Essere o non essere’ appoggiato alla parete sulle scale (giustamente senza il teschio, perché nella versione originale il teschio appare solo alla fine). Rosencrantz e Guildenstern sono vivi (e pure con una bella linguaccia: uno dei due si è avvicinato a chi scrive, e gli ha bisbigliato “è sempre stato così noioso”, riferendosi all’ex compagno d’università). Durante lo spettacolino messo in scena per placare l’animo turbato del Principe, gli attori cercano dei posti liberi e si seggono in mezzo alla gente. Pubblico tra il pubblico. «Con gli anni abbiamo costruito un rapporto speciale con gli spettatori. La nuova sede di via MacMahon, per come è strutturata la sala si presta benissimo a questa ‘amalgama’ col pubblico. Per quanto riguarda il tipo di pubblico che ci segue, arrivano persone di ogni fascia di età. Pensa che Amleto è stato visto da ragazzini in compagnia dei propri genitori: può sembrare strano, ma lo spettacolo ha entusiasmato più i ragazzini. Portare i giovanissimi a teatro è un’impresa, riuscire pure a fargli piacere il testo è da medaglia».
Dopo un esordio nazionale molto soddisfacente, cosa aspetta Loris nell’immediato futuro? «Dal 14 febbraio andrà in scena "Porno funeral". Si ispira alla drammatica storia vera di Stefano Savorani, il ragazzo dirottatore d’aerei che, una volta catturato e preso a randellate dagli scudi di cuoio, si impiccò in carcere. Raccontiamo il suo funerale: un funerale scalcagnato, stile "Brancaleone alle crociate". Poi tornerò a Beckett, con "Giorni felici"». Nel frattempo, fino al 10 febbraio tutti all’Out Off. Un Amleto tutto nuovo, ma sempre dotato di un certo amor proprio. La sua storia, sentenzia alla fine, merita di essere raccontata. E il resto? Silenzio. Soltanto silenzio.

 

 

Teatro Out Off - via Mac Mahon 16, 20155 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/34532140
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 16
Biglietti: intero 18 euro; riduzioni 12 euro (under 25), 9 euro (over 60) - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro

 

 

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrooutoff.it

 

 

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