Amleto - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Sabato, 06 Dicembre 2014 

Dal 27 novembre al 7 dicembre la Compagnia Teatro Libero è in scena presso il Teatro Litta di Milano con l'"Amleto" di William Shakespeare, proposto con la regia e l'interpretazione di Corrado d’Elia. Versione metropolitana, resa contemporanea, scomposta in quadri di esposizione con dissolvenze luminose e sonore, stridenti, come i sentimenti violenti di Amleto. Una rilettura quasi psicoanalitica dalla parte di Amleto, un’autoanalisi tra follia, coscienza, desideri contrastanti di vendetta e di giustizia: dove finisce l’una e inizia l’altra? Una prospettiva originale, leggermente claustrofobica e ossessiva, un lavoro di grande sforzo per gli attori che devono inserirsi con agilità in una macchina complessa. Ottima l’interpretazione corale. Testo smembrato, ridotto, mai snaturato.

 

Compagnia Teatro Libero presenta
AMLETO
di William Shakespeare
progetto e regia Corrado d'Elia
con Corrado d'Elia, Giulia Bacchetta, Alessandro Castellucci, Gianni Quillico, Marco Brambilla, Giovanni Carretti, Andrea Tibaldi, Marco Biraghi, Gaia Insenga
scene Fabrizio Palla
luci Alessandro Tinelli
fonico Giulio Fassina
foto di scena Angelo Redaelli
assistente alla regia Andrea Lisco



"Mettere per iscritto le proprie impressioni dell’Amleto rileggendolo anno dopo anno significa virtualmente stendere la propria autobiografia, perché noi diventiamo sempre più esperti della vita, e così Shakespeare sembra contenere ciò che abbiamo appreso".
(Virginia Woolf, Charlotte Brönte, in The Essays of Virginia Woolf, Londra 1987).

“…Mi intimidisce parlare di lui. Si rischia sempre di cadere nel banale, nel già detto. Posso dire che Amleto è una sorta di crocevia dove si incontrano tutte le strade della vita”(Patrice Chereau)


Amleto è un’opera complessa la cui struttura è capace di abbracciare verità e finzione, razionalità e follia, amore e odio, sentimenti primitivi ed estremizzati, quasi resi metafora del sentire umano, come accade sempre in Shakespeare, per questo motivo il vero erede - a mio parere - della tragedia classica.

In quest’opera non c’è un intreccio secondario, l’attenzione è tutta concentrata sul protagonista anche quando non è in scena e la rilettura di Corrado d’Elia - già apprezzato nella rappresentazione di tragedie e storie classiche, anche se scritte da autori moderni - si focalizza sulla dimensione esistenziale psicologica. L’ambientazione contemporanea, senza scena, un box metallico, quasi una prigione, fondale fisso, esaspera ma cattura ulteriormente questo tipo di angolazione. Allo stesso modo i costumi, vestiti di tutti i giorni di gente qualunque, sottolineano la forza dirompente dell’animo umano. Unica concessione l’abito rosso in raso della madre di Amleto che la rende un po’ femme fatale, un po’ prima donna d’avanspettacolo, provocante e meschina insieme, regale solo simbolicamente.

Nello stesso tempo Amleto è a sua volta contraddittorio e sfuggente, è un personaggio ed un mito. Considerato come il maggior eroe tragico della modernità, Amleto, uomo del pensiero, della ragione e della coscienza, è ‘moderno’ in quanto immerso in un continuo interrogarsi su di sé e sugli altri, e nulla dà per scontato, nulla accetta dall’esterno, tutto vuole comprendere e sperimentare in prima persona, quasi un pirandelliano ante litteram nella meditazione tra follia e iper-coscienza, tra apparire ed essere, i cui ruoli possono essere facilmente scambiabili. E’ tutto nel dolore che acceca il cuore della vicenda.

La fissità della scena mima il senso di ammanettamento nel dolore del lutto per la perdita tragica del padre da parte del giovane Amleto, così come - e soprattutto - per il disgusto verso la madre che sposa il fratello a meno di due mesi dalla morte del marito. Un rapporto che da figlio non esita a definire incestuoso, aggravato dalla presunzione di colpa dello zio nella morte del padre. Amleto vive a sua volta il conflitto tra il desiderio amoroso e l’impossibilità di amare in una situazione di afflizione così forte.

Il regista riesce sapientemente a trasferirci lo sconforto che a tratti si illumina di sorprendente lucidità, tanto che Amleto dichiara di fingere di essere pazzo ma di non esserlo veramente, così come analizza la sua tentazione di vendetta e le possibili ricadute; mentre in altri momenti si abbandona alla rabbia cieca.

Interessante l’uso del suono: stridori, rumori, ritmi compulsivi di percussioni metalliche e pezzi struggenti di pianoforte classico; e ancora l’azione stilizzata che non perde forza e che viene proiettata direttamente sul pubblico in una richiesta implicita di dialogo ed interazione. Il duello ad esempio è combattuto non tra i personaggi ma ognuno rivolto alla platea senza armi se non immaginarie.

Un lavoro che richiede indubbiamente un grande affiatamento tra gli attori che si muovono rapidi nei cambi di scena al buio completo; spogliati di orpelli e attrezzi di scena, si muovono solo con la voce e il proprio corpo che in alcuni momenti dello spettacolo diventa mimo e teatro-danza.

Un lavoro intenso e complesso anche se lineare che toglie, lima e concentra sulla verticale dell’emozione e della riflessione. Certamente una prova che non può lasciare indifferenti.

Questa la dichiarazione della Compagnia e il suo approccio all'arte teatrale: "La Compagnia Teatro Libero, diretta da Corrado d’Elia, identifica da sempre la propria finalità artistica nell’idea di una cultura agita, basata sulla relazione continua tra gli artisti ed il pubblico oltre la dinamica del palcoscenico. L’evento teatrale sul palco è una tappa fondamentale del processo artistico, ma certamente non è l’unica. Da sempre concepiamo infatti l’idea delle “prove aperte” e la necessità di incontri ed approfondimenti che accompagnino gli eventi scenici per un raffronto autentico e per provare a comprendere insieme, attori e pubblico, ciò che andiamo a indagare o a rappresentare. Ed è anche, questo, il nostro modo per cercare di vivere profondamente la contemporaneità, il tempo presente."

Per l’occasione è stato promosso un ciclo di incontri del quale ha fatto parte anche una conferenza-spettacolo a cura di Corrado d'Elia sulla sua visione di Amleto, riflessione da cui nasce lo spettacolo in scena al Teatro Litta. #VERSOAMLETO è un’iniziativa congiunta di Teatro Libero di Milano, diretto da Corrado d’Elia, e di Teatro Litta, diretto da Antonio Syxty e Gaetano Callegaro, nell’ottica di una collaborazione sempre più intensa e produttiva tra le due istituzioni.



Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16.30, lunedì riposo
Biglietti: intero € 21, ridotti € 11/15
Durata: 70 minuti

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Diana Belardinelli, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

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