Amleto² - Teatro Ambra Jovinelli (Roma)

Scritto da  Venerdì, 23 Novembre 2012 

Amleto Flippo TimiDal 15 al 25 novembre. Rappresentato per la prima volta nel 2009, torna sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli di Roma l’Amleto dell’istrionico e straripante Filippo Timi. Una rilettura dove ogni gesto o parola diventa gioco e voce personale, provocazione intelligente, “hellzapoppin’” ad alta gradazione di divertimento. Che fa ridere e ridere, anche quando non dovrebbe.

 

 

 

Produzione Teatro Franco Parenti presenta
Filippo Timi in 
AMLETO²
(il popolo non ha il pane? Diamogli la brioche)

uno spettacolo di e con Filippo Timi
e con Lucia Mascino, Marina Rocco, Luca Pignagnoli, Elena Lietti
luci Marcello Jazzetti
assistente alla regia Fabio Cherstich
secondo assistente alla regia Raphael Tobia Vogel
direttore dell’allestimento Emanuele Salamanca
elettricista Mirco Segatto
fonico Matteo Simonetta
sarte Simona Dondoni e Ginevra Danielli
produzione esecutiva Federico Parenti
scena e costumi realizzati dal Laboratorio e dalla Sartoria del Teatro Franco Parenti
Nuovo allestimento dello spettacolo prodotto nel 2009 da Santo Rocco & Garrincha con la collaborazione alla regia di Stefania De Santis

 

Ecco a voi Amleto, personaggio shakespeariano unico nella storia della drammaturgia mondiale per le sfumature e la complessità della sua psiche; un Amleto che ha aperto la strada al moderno concetto di teatro, con i giochi metateatrali e la perenne commistione di realtà e finzione, facendo sì che nulla di reale sembri più vero di un sogno.
Ma questo portato in scena dal bravissimo ed esilarante Filippo Timi sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli di Roma, non è un semplice Amleto: è un personaggio esagerato, elevato alla seconda potenza, i cui dubbi, debolezze, follie verranno dilatati fino ad assumere contorni paradossali ed a tratti deliranti.
Timi, drammaturgo e regista, coglie l’essenza e l’ambiguità del teatro di Shakespeare e ce la restituisce amplificata nelle sue mille sfaccettature, fino a riuscire a far fuggire Amleto, e forse anche se stesso, dalla condanna di una realtà terribile.
Amleto/Timi ci parla all’interno della sua enorme gabbia dorata, che altro non è che la sua mente, spazio scenico dal quale il protagonista interagisce con la platea a tratti con l’aggressività di un leone, a tratti con l’ironia di un clown, a tratti con l’analisi attenta di un regista. Amleto sa tutto, conosce il proprio destino e quello della storia, conosce la ripetitività delle battute pronunciate nel dramma e proprio da questa consapevolezza scaturisce l’atrocità del suo dolore.
In questa abile destrutturazione del testo originale, in questo delirio decadente dove ogni figura diventa grottesca e dove la continua ironia irriverente e derisoria decontestualizza quasi completamente i personaggi, è paradossalmente più semplice scorgere il dolore del protagonista, più chiaro comprendere la tragedia che si cela nella vanità del mondo che lo circonda, più agevole individuare ed interiorizzare la complessità dei rapporti che si creano e si modificano tra i personaggi della tragedia.
E così capiamo la distanza abissale che c’è tra Amleto ed Ofelia, il primo completamente estraniato dalla realtà ed ormai così profondamente consapevole della finzione del mondo da riuscire a prevedere le battute denunciandone la falsità e ripetitività, la seconda pura ed ingenua, confinata per sempre a recitare un copione già sentito.
Elementare anche comprendere più a fondo il rapporto ambiguo ed ambivalente tra Amleto e la madre, che viene vista attraverso gli occhi del figlio come una donna di dubbi valori morali in bilico a gambe divaricate sul trono che ha difeso con il sangue. In questo quadro di miseria morale, l’incesto, rappresentato in pochi secondi, diventa l’unica arma di vendetta da parte di un figlio il cui affetto è stato rinnegato ed umiliato.
Una coraggiosa ed entusiasmante interpretazione teatrale, coadiuvata anche dal sapiente allestimento della scenografia, la gabbia da circo dorata della ‘bestia’ Amleto all’interno della quale si erge il trono da cui spadroneggia beffardo il protagonista tra sberleffi e palloncini, dalla scelta delle musiche che attingono sia al repertorio classico che a quello pop a sottolineare la contemporaneità dell’interpretazione che ricalca soltanto la partitura storica, e dal disegno delle luci in sala, che riesce a trasformare di volta in volta il palco e la platea in una nuova realtà narrativa.
Un plauso particolare merita tutto il cast, che offre, senza eccezione alcuna, prova di forte abilità interpretativa: perfetta Marina Rocco nei panni di una Marylin Monroe simbolo della tensione spasmodica dell’attore, bravi Elena Lietti e Luca Pignagnoli, intensa ed ironica allo stesso tempo Lucia Mascino, nei panni prima dell’attrice della compagnia e poi in quelli della Regina.
Per ultimo Filippo Timi, un nome che ormai inizia ad essere una garanzia del buon teatro e della voglia e capacità di innovazione e sperimentazione. Un Timi che, meticoloso nei panni del regista quando trasforma ogni parola in studio attento e rimando intelligente, diventa straripante, energico, imbarazzante, vorace nei panni di Amleto.
Assolutamente da non lasciarsi scappare.

 

Teatro Ambra Jovinelli – piazza Guglielmo Pepe 43-47, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/83082620, mail
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Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica e mercoledì ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltronissima € 31 - poltrona € 26 - I galleria € 22 - II galleria € 17,00
Durata spettacolo: 2 ore (intervallo incluso)

 

Articolo di: Serena Lena
Grazie a: Ufficio stampa Maria Letizia Maffei
Sul web:
www.ambrajovinelli.org

 

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