Aminta, S’ei piace ei lice - Teatro India (Roma)

Scritto da  Lunedì, 16 Gennaio 2017 

Dal 12 al 29 gennaio nel foyer del Teatro India è di scena Aminta, S’ei piace ei lice, rilettura in chiave sensoriale e performativa dell’opera pastorale di Torquato Tasso, che Luca Brinchi e Daniele Spanò presentano come progetto articolato attraverso l’incontro di diverse realtà artistiche, una produzione Teatro di Roma.

 

AMINTA
S’ei piace ei lice
regia, scene, luci e video di Luca Brinchi e Daniele Spanò
drammaturgia e analisi filologica e autoriale Erika Z. Galli e Martina Ruggeri (Industria Indipendente)
in video Lorenzo Anzuini (Aminta) e Clelia Scarpellini (Silvia)
performer Davide Pioggia
voci Michael Schermi (coro e satiro); Francesco Bonomo (coro e Tirsi); Giorgia Visani (coro e Dafne); Michele Degirolamo (Aminta); Flaminia Cuzzoli (Silvia)
musiche Franz Rosati
costumi Gucci
Produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale
in collaborazione con Spellbound e con il sostegno di Regione Lazio Assessorato alla Cultura
il progetto ha debuttato nell’ambito della Sagra Musicale Malatestiana 2016
spettacolo/installazione per un numero ristretto di persone (max 60)



De Sanctis - storico e critico della letteratura italiana - sosteneva che l'Aminta di Torquato Tasso si distingue dal genere pastorale del secondo Cinquecento per una ricerca narrativa e drammaturgica non finalizzata all' intrattenimento/divertimento del pubblico. Si tratta piuttosto di uno scavo, di un'operazione chirurgica mirata ad enucleare la vera dimensione umana tesa tra istinto, sentimento, spiritualità e natura. Pur parafrasata in un'apparente struttura tipica dell'idillio campestre, l'opera del Tasso sottende - secondo De Sanctis - ad aspetti inquietanti, perturbanti, anticipatori del successivo Romanticismo in cui il rapporto Uomo/Natura è come incrinato da un elemento di modernità e di tragicità che s'insinua come sabbia in un meccanismo funzionante, inceppandolo.

L'età del Tasso coincide del resto con la Riforma luterana, la Controriforma , l'Inquisizione ed è quella dell'inizio del capitalismo moderno: il Faust in Germania - la leggenda del dottore che stringe il patto col diavolo è pure di questo periodo - e l' Aminta rappresentano i primi segnali che qualcosa non va, che qualcosa si sta incrinando nel rapporto tra la natura e lo spirito umano che non trova più appagamento, completamento nel riconoscersi come parte del tutto. In un mondo in cui bisogna possedere ciò che non si ha per essere ciò che non si è, lice appropriarsene con la forza, con la violenza o con la magia.

In questo senso l' Aminta contiene un significato pre-ideologico che va ben oltre l'aspetto del poemetto idilliaco-campestre: un background di rimandi ed allusioni storiche e filosofiche che il Tasso sembra nascondere sotto il tappeto del praticello fiorito o nel tronco del verdeggiante albero o ancora sul fondo del ruscello dalle fresche e chiare acque.

Luca Brinchi e Daniele Spanò probabilmente non partono da questa interpretazione che potrei definire "marxiana" del poema. Tuttavia, sia pur prendendo spunto dall'assunto opposto, cioè da un'interpretazione ipertestuale in cui (cito dalla presentazione) "ci si immerge in un universo in perenne divenire, quasi metafisico: un bosco sospeso nel tempo e nello spazio, proiettato nell'etere" si raggiunge il punto cruciale, il Perturbante ossia la frattura tra uomo e natura come "rimpianto dell'Età dell'Oro: un luogo e un tempo mitici, nel quale l'uomo viveva libero da vincoli , godeva a pieno dei frutti della Natura e di Amore, animato unicamente dalla libertà e dall'istinto, senza leggi civili a impedire comportamenti eccessivi".

Come a dire che, se proprio non vogliamo partire da una determinazione socio-economica di questa "perdita di innocenza", ci possiamo comunque arrivare dal piano nicciano del dissidio tra dionisiaco e apollineo, del dissidio tra istinto e ragione, per trovarci a metà strada nel punto in cui l'uomo mercifica il proprio spirito e perde il contatto con la Natura che diventa "altra" perché non "posseduta".

La lettura visiva dell'Aminta proposta all'India si concentra allora sull'aspetto del Perturbante: la Natura, sia pur non ancora ostile, non è amica, viene cercata dallo spirito che vaga nel bosco ma che tuttavia sembra perdersi sulle piste di una "poetizzazione" che piuttosto che sanare la frattura, finisce per attestarla definitivamente, sancirla come insanabile. Così, se il genere idilliaco e pastorale mira ad un ridimensionamento e reinserimento dell'Uomo nel Tutto, l' Aminta genera altro e opposto sentimento, piuttosto di esclusione e perdita definitiva: la "fuga" nella metafisica, nella voce del Verso o del Verbo poetico che perviene attraverso i megafoni, ma che viene spazzato dal vento che smuove come lenzuolate di fantasmi sospesi nel vuoto le metafore dei personaggi astratti, non più immedesimati nella Realtà naturale, rappresenta solo una scappatoia dal dilemma che sarà sancito due secoli dopo Tasso dall'Urfaust goethiano: Oh Natura, come fare a completarmi con te? (Oh Natur, wo fasse ich dich?). Un enigma irrisolto e irrisolvibile che l'umanità si porta dietro dalla nascita del capitalismo moderno.

Mi sembra così di poter concludere osservando che questa lettura dell'Aminta ha il gran pregio di innestare una chiave di lettura ideologica riproponendo l'opera del Tasso per la sua straordinaria modernità. La ricerca degli effetti visivi e anche della colonna sonora tendono per forza di cosa ad opprimere e a creare ansia nello spettatore, e non poteva essere altrimenti dal momento che attraverso l'apparente elegia e l'apparente idillio proprio a questa sensazione ansiogena puntava originariamente il Poeta.

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684.000.346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 20
Biglietti: 10 € intero, 7 € ridotto
Durata: 35 minuti

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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