Amici per la pelle - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Sabato, 04 Maggio 2019 

Dal 30 aprile al 19 maggio. In finale di stagione, il Teatro Sette ospita un bellissimo lavoro ambientato a Roma, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, all’alba dell’arrivo degli americani. In scena, la validissima coppia composta da Massimo Wertmuller e Rodolfo Laganà. La regia è di Stefano Reali.

 

Teatro 7 Srl presenta
AMICI PER LA PELLE
scritto e diretto da Stefano Reali
con Rodolfo Laganà e Massimo Wertmuller
scenografia Carlo De Marino
disegno luci Gian Marco Cacciani
musiche originali Stefano Reali
costumi Mara Gentile
assistente alla scenografia Giorgia Visani
aiuto regista Natalia Balestra
assistente alla regia Luca Vergoni
suono Giacomo Stradaioli
organizzazione Alessandro Prugnola
ufficio promozione Valeria D’Orazio

 

È innestata sulla vera storia del più giovane martire della Resistenza italiana la vicenda raccontata in «Amici per la pelle», lo spettacolo in scena al Teatro Sette fino al 19 maggio che vede protagonisti due eccellenti esponenti del panorama teatrale nazionale, Massimo Wertmuller e Rodolfo Laganà. Lo spazio diretto da Michele La Ginestra chiude così, con un racconto interessante e di grande intensità, una stagione fortunata in cui la ricerca del divertimento ha trovato una solida sponda nell’individuazione di lavori intelligenti, profondi, capaci di trasmettere contenuti di spessore allo spettatore.

Sono le 20.45 del 5 giugno 1944, la giornata che segna il corso della Seconda Guerra Mondiale e che si compie all’indomani dell’eccidio de La Storta, dove Bruno Buozzi ed i suoi tredici compagni vengono trucidati dal fuoco nazista. Sulla struttura di ferro che sovrasta l’Aniene, due uomini semplici come uno stagnaro ed un orologiaio, Otello (Rodolfo Laganà) e Tazio (Massimo Wertmuller), si trovano a compiere la prima azione leggendaria della loro vita, sminando il ponte che i nazisti avevano armato per dispetto. Immediatamente la lente si posiziona sull’atteggiamento di questi eroi per caso che, con un inaspettato colpo di reni, passano una volta per tutte dalle parole ai fatti. E sì, perché un conto è chiacchierare di ideali, di libertà o di valore umano, un altro è agire concretamente rischiando di mettere in pericolo la propria incolumità.

L’inconveniente è dietro l’angolo. In un momento di disattenzione il mite Otello si siede su un ordigno antiuomo, probabilmente pronto a brillare. O forse, chissà, potrebbe essere difettoso e quindi innocuo. Di certo, difficile pensare di potersi alzare senza rischiare di saltare in aria. L’atto di coraggio si trasforma allora rapidamente in un potenziale disastro, ma ad ogni modo diventa l’occasione per avviare un dialogo intenso ed accorato che cambia registro in continuazione.

Dalla loro posizione sopraelevata, e quindi fortemente esposta, i due sono testimoni del gesto di un ragazzino di dodici anni che, per salvare la pelle ai due operai e realizzare un’azione di disturbo nei confronti del nemico, verrà ucciso dall’impietoso fuoco nazista. Assistere ad una tragedia di tale dimensione, induce Tazio e Otello a spostare il tono della conversazione per cominciare a parlare di sé, a riflettere su quanto fatto nel corso dell’esistenza, a snocciolare ideali, a trovare alibi per giustificare le decisioni scomode non prese. Va da sé che il discorso trascende per rinfacciarsi colpe, gettarsi addosso accuse più o meno velate, rievocare episodi del passato, parlare dell’amore, rimpiangere la donna che si scopre essere nel cuore dell’uno come dell’altro.

Il testo, scritto e diretto da Stefano Reali, attraverso l’espediente della presenza di Tazio ed Otello, accende i riflettori sulla figura del giovanissimo Ugo Forno, studente romano poco più che bambino morto senza gloria nella disattenzione generale, e lo rimette al giusto posto nella Storia più grande, quella di un Paese che deve a molteplici figure più o meno note la libertà di cui gode.

C’è veramente tanto in questa pièce che parla di audacia e di vigliaccheria, di amore e di odio, di libertà e di tradimento, di grandezza e di meschinità, mostrandoci che tutti gli elementi, anche se in misura diversa, possono costituire le molteplici sfumature dell’anima di ogni singolo uomo. E ci sono la speranza, la forza del riscatto, della possibilità di dirottare la dimensione della propria realtà anche quando si pensa che niente sia più possibile.

Forti della loro versatile preparazione attoriale, Massimo Wertmuller e Rodolfo Laganà conferiscono una marcia speciale ad un lavoro profondo, emozionando fino all’ultima battuta nell’ambito di una drammaturgia che offre tanti spunti di riflessione e, perché no, anche qualche risata.

 

Teatro Sette - Via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato ore 10.30-21, domenica ore 16-18
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18, lunedì riposo
Biglietti: intero € 24, ridotto € 18 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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