Allege - Biennale Teatro 2018 (Venezia)

Scritto da  Sabato, 04 Agosto 2018 

Clément Layes, coreografo, performer e regista quarantenne, da dieci anni attivo a Berlino, presenta al 46. Festival Internazionale del Teatro di Venezia la prima performance da lui creata, “Allege”. Era il 2009, anno delle crisi finanziarie e del fallimento della conferenza di Copenhagen sul cambiamento climatico. Partendo da una tecnica per tenere in equilibrio gli oggetti, Layes ci offre una magistrale lezione di ecologia politica e con un’eloquente metafora ci fa riflettere con leggerezza ed efficacia sull’assurdità del nostro sistema socio-economico.



ALLEGE
idea e coreografia Clément Layes
performance Vincent Weber
drammaturgia Jasna L. Vinovrski
musica David Byrne
costumi Public in Private
luci Ruth Waldeyer, Florian Bach
una produzione di Public in Private - Clément Layes
si ringraziano Sophiensæle, Tanztage Berlin, Festival Ardanthé, Dock 11, CND Paris
"Allege" è stato finanziato da the Governing Mayor of Berlin - Senate Chancellery - Cultural Affairs

 

Nel primo atto la performance consiste in un gioco di equilibrio in cui compaiono pochi oggetti tra cui un secchio, alcuni bicchieri, una piantina di plastica e tanta, tanta acqua. Nel secondo atto il performer prende voce e spiega, continuando con un certo ritmo performativo e ricorrendo a tratti all’ironia, il significato degli oggetti usati in precedenza, comunque già suggerito con successo dalla prima parte della pièce.

Lo spettacolo parla dell’approccio avventato alle risorse di questo pianeta, come se non stessero scarseggiando, come se non esistesse un limite. Protagonista dei movimenti è l’acqua, la stessa che ci dà la vita e che ci fa tirare lo sciacquone del gabinetto. Ma l’acqua è solo un pretesto per rendere evidente l’assurdità del nostro intero sistema socio-economico, inefficiente anche laddove asserisce (in inglese allege) di affrontare il problema.

Come agendo con un secchio in testa, che ci nasconde il palese limite, e non mettendo in discussione il desiderio inculcato, scambiato per necessità, lo spreco resta anche nella soluzione: è quello che nel mondo che ci circonda viene spesso definito greenwashing, lavaggio verde, dove non cambia la sostanza ma solo la vernice, l’immagine che se ne dà; e così si compiono peripezie incomprensibili in nome di un obiettivo verde come una piantina di plastica, per innaffiare la quale si sprecano - travaso dopo travaso - enormi quantità d’acqua, anche se in quanto finta non ne avrebbe alcun bisogno.

Se un primo rimando potrebbe farci pensare all’acqua e al petrolio coinvolti nella produzione di carne, l’autore fa un riferimento esplicito al nostro intero sistema socio-economico, dirottato dalla locomotiva impazzita di un’espansione che, per quanto abbellita da qualche aggettivo, non riconosce alcuno dei limiti biofisici o sociali i quali - suona tautologico - non possono consentirla ad libitum; eppure continua ad esercitare un incomprensibile fascino che, ingranaggio dopo ingranaggio, consuma e fa consumare risorse in un collettivo disturbo bulimico che non conosce sazietà ma nemmeno, poi, sensi di colpa.

 

Tese dei Soppalchi - Sestiere Castello, Campiello Tana 2169/F, 30122 Venezia
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041 5218711; e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: 25/07/2018 ore 19.30; 26/07/2018 ore 19
Biglietti: intero 26.50€, ridotto (over 65, under 26, studenti e altri requisiti) 21.50€
Durata spettacolo: 50 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Ufficio stampa Elsa Dubois
Sul web: www.labiennale.org/it/teatro/2018

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