Alla mia età mi nascondo ancora per fumare - Atir Teatro Ringhiera (Milano)

Scritto da  Domenica, 20 Marzo 2016 

Dall'8 al 13 marzo, è tornato in scena al Teatro Ringhiera, dopo aver debuttato in Italia nel 2014, lo spettacolo “Alla mia età mi nascondo ancora per fumare” della scrittrice Rayhana. Rayhana è lo pseudonimo di una scrittrice algerina che vive attualmente in Francia: la necessità di non utilizzare il suo vero nome deriva dal fatto che, dopo aver portato in scena questo lavoro a Parigi, è stata aggredita e picchiata a sangue da un gruppo di integralisti. "Alla mia età mi nascondo ancora per fumare" è una tragicommedia ed ha come protagoniste nove donne, nove personaggi, nove donne algerine, che si trovano, malgrado loro, a barricarsi dentro l’hammam, per sfuggire all’ira di parenti e uomini che reclamano il diritto di punire una di loro, ritrovata incinta senza il consenso dei genitori.

 

ALLA MIA ETA' MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE
di Rayhana
regia Serena Sinigaglia
traduzione Mariella Fenoglio
con Anna Coppola, Matilde Facheris, Mariangela Granelli, Annagaia Marchioro, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Marcela Serli, Chiara Stoppa
scene Maria Spazzi
costumi Federica Ponissi
disegno luci Roberta Faiolo
coproduzione ATIR Teatro Ringhiera e Theater Tri-buhne Stuttgart

 

Intimo. Seduttivo. Accattivante. Ammaliante. Crudo. Vero. Emozionante ed emotivo. Questi alcuni aggettivi che si possono attribuire all'opera magistralmente guidata dalla regista Serena Sinigaglia: “Alla mia età mi nascondo ancora per fumare”, andato in scena la scorsa settimana all' Atir Teatro Ringhiera.

Al nostro ingresso la scena è già pronta: siamo in un Hammam turco e tutto il teatro è pervaso da un leggero pulviscolo che sembra davvero (e forse lo è) il vapore acqueo che si trova dentro a questi luoghi. Tutto è bianco. Al centro della scena una piccola vasca bassa contenente acqua. L'immagine richiama subito a qualcosa di sacro. Un tempio. La Dea Madre. Acqua simbolo di vita, del femmineo. E il bianco ovviamente ci porta verso l'idea di pulizia, purezza, di una bellezza verginale.

Entra in scena una donna. Si denuda, si siede nella vasca e con violenza lava il suo sesso. Sempre di spalle, senza mai guardarci, nell'intimità di quel luogo dentro al quale in un attimo precipitiamo anche noi. Subito dentro, coinvolti, intimi e confidenti di una storia, e delle mille che ne racchiude, che presto andremo ad ascoltare.

La donna, padrona dell'Hammam (interpreta dalla vulcanica Marcela Serli), si ricompone, si asciuga e veste e si accende una sigaretta. Inizia il suo monologo, l'introduzione, dove denuncia la sua condizione di donna sposata ad un uomo che non sopporta, un marito che la prende con forza e per forza e dal quale deve nascondersi per fumare... ancora, alla sua età. E' la condizione delle donne turche, che se e quando fumano in pubblico, vengono additate come puttane. Sì, puttane, senza eufemismi.

Entra una ragazza, incinta e disperata. Chiede asilo. Il fratello vuole ucciderla. La donna la nasconde nello sgabuzzino. A poco a poco, entrano le altre donne. Ognuna con la sua storia, fatta di violenza nella maggior parte dei casi, e di piccole segrete ribellioni. Piccole emancipazioni fatte in nome di una dignità profonda e di un sentirsi vivi almeno dentro al proprio cuore e nei luoghi dove le donne si possono spogliare, non solo delle vesti. Aprirsi, parlare di sesso, fare pettegolezzi, fumare e ridere e scherzare. Essere libere. Come gli uomini. Ma chiuse dentro all' Hammam.

Alla fine abbiamo in scena otto donne, compresa la proprietaria e la sua imbranata e dolce assistente interpretata da una spumeggiante Arianna Scommegna, davvero divertente nel ruolo della ventinovenne che vuole sposarsi per fare finalmente sesso e che scappa spesso in bagno per masturbarsi e alleviare un pochino le sue voglie. Otto donne, dicevamo, di diverse età e con diversi vissuti alle spalle, ma unite nel loro desiderio di libertà e autonomia anche se in modalità diverse. L'atmosfera è frizzante, i dialoghi ben sostenuti e, sebbene si affrontino anche questioni molto dolorose (come la sposa bambina, lo stupro, l'ustione con l'acido), si cerca sempre una leggerezza e una qualità espressiva mai patetica, anzi. La cosa che colpisce dentro è la forza, la dignità, di queste otto meravigliose femmine, detto nel senso pieno e creativo di questo termine.

Ma, ad un certo punto, l'atmosfera del bagno turco viene spezzata: qualcuno bussa con violenza alla porta. Qualcuno vuole violare quel luogo. E' il fratello della giovane gestante, insieme agli altri uomini, vogliono la ragazza per fare “giustizia”. Tutte si uniscono per proteggerla e la ragazza, aiutata dalla più anziana, partorisce in anticipo per lo stress e mette alla luce una splendida bambina. Un'altra femmina, in questo mondo feroce di maschi. Ma questa purtroppo non è una favola e, sebbene l'atmosfera da mille e una notte ci abbia alquanto fuorviato, il finale non ha nulla di magico. Non accade ciò che noi tutte, le donne, che intanto siamo dentro a questa storia, facciamo il tifo e parteggiamo fortissimo per queste otto stupende guerriere (e anche gli uomini senza dubbio fanno altrettanto!) avevamo sperato. Una delle otto, l'ultima arrivata, una jihadista, è la prima che se ne va... portandosi via due vite, le vite secondo lei del peccato... chi è senza peccato scagli la prima pietra... tante pietre vengono scagliate e un velo bianco di quel posto incantato si tinge di sangue.

Usciamo con il ricordo del sapore del pompelmo, olio per massaggi e lacrime negli occhi. Le nostre guance sono calde, per la temperatura resa alta dal vapore sicuramente, e altrettanto sicuramente per la passione che ci ha pervasi, per l'intenso coinvolgimento e per la disperazione e il senso di perdita che ci accompagna in quel finale. Niente happy end, ma la cruda realtà di un luogo dove le donne valgono meno... anzi, non hanno alcun valore se non come oggetti sessuali e per fare figli. Stop.

Serena Sinigaglia ha scelto di raccontare questa storia, ci racconta all'uscita una delle attrici, un paio di anni fa durante l'evento “Face à Face” che vede la rappresentazione sotto forma di lettura di opere di drammaturghi francofoni in Italia. In quell'occasione mise insieme questa straordinaria squadra di attrici, intense e bravissime. Poi l'anno scorso il debutto come spettacolo e quest'anno la ripresa. E per fortuna! Che gioia quando spettacoli come questo hanno l'occasione di girare ed essere visti. Quando una storia come questa, purtroppo stramaledettamente vera e attuale, ha l'occasione di essere rappresentata in una parte del mondo dove questo abominio verso le donne sembra cosa d'altri tempi. Ma quanto lo è davvero? Non sarà espresso nella stessa forma, ma anche da noi quanti sono i casi di femminicidio? La violenza sulle donne è un fatto e non un incidente accidentale e questo è vero in tutto il mondo. Importante parlarne e continuare a tenere viva l'attenzione su questo. Sempre.

Un sincero grazie alle otto donne (più una, la regista) che hanno dato vita a questa magia.

Link di interesse sull'argomento:
https://youtu.be/wfbi3CxE3Lw - https://www.youtube.com/watch?v=dP7OXDWof30

 

Atir Teatro Ringhiera - via Boifava 17, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 84892195 - 02 87390039, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45, mercoledì e sabato ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: € 18 intero, € 15 ridotto convenzioni, € 12 ridotto under 26, € 8.50 ridotto over 65 e università

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valeria Daniele, Ufficio Stampa Atir Teatro Ringhiera
Sul web: www.atirteatroringhiera.it

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