Alice Dragstore - Teatro Argot Studio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 03 Novembre 2016 

Divine di notte, uomini ordinari di giorno: è il mondo delle Drag Queen che, nella drammaturgia di Daniele Aureli e Massimiliano Burini, ha colorato di piume e lustrini il Teatro Argot di Roma. “Alice Dragstore” è un viaggio nel Paese delle Meraviglie in cui però, una volta tolti i tacchi a spillo, dietro rossetti e parrucche sgargianti, ad emergere è la solitudine. Un racconto delicato di una trasformazione fisica e psicologica in cui la Maschera che aiuta e salva è la stessa che nasconde e soffoca.

 

Osm - Occhisulmondo presenta
ALICE DRAGSTORE
drammaturgia Daniele Aureli e Massimiliano Burini
regia Massimiliano Burini
con Matteo Svolacchia, Daniele Aureli, Amedeo Carlo Capitanelli, Stefano Cristofani, Riccardo Toccacielo
scene Francesco “SKY” Marchetti
disegno luci Gianni Staropoli

 

Così come la Alice di Lewis Carroll, spinta da curiosità e fantasia, si calava nella tana del Bianconiglio per andare a scoprire un mondo fantastico e bizzarro, così anche la Alice protagonista dello spettacolo portato in scena al Teatro Argot di Roma dalla Compagnia Occhisulmondo entra in una tana misteriosa, attratta da quello che sembra essere il Paese delle Meraviglie.

Alice/Matteo fa il suo ingresso in scena quasi timorosa, si guarda intorno spaesata. Una televisione accesa trasmette una telenovela sudamericana, dalle altre stanze arrivano voci e discorsi confusi, disseminati in giro ci sono parrucche, accessori, trucchi, sedie dorate, un carrello per il tè. Sul fondo, catalizzatrici dello sguardo del pubblico, grucce ingombre di abiti sfavillanti, sgargianti, vaporosi. Siamo nella tana delle Drag Queen, il loro rifugio, il camerino dove i sogni diventano realtà e si può ancora provare ad essere liberi.

E' uno spazio accessibile a pochi, perché qui ci si traveste per mettere nudo la propria anima e chi entra non potrà più uscire come prima. E' una terra di mezzo, fatta di finzioni e maschere, di sogni di trasformazione e di vite diverse. E questa è la vita nuova che sta cercando anche Matteo/Alice (Matteo Slovacchia), il primo ad entrare in scena in “Alice Dragstore”, continuo omaggio all'opera di Carroll, a partire dalla presenza del coniglio bianco Ossimoro, evocato e mai visibile. Matteo, giovane curioso e pieno di speranze, viene accolto con diffidenza ma presto imparerà, assorbirà, diventerà Alice, trasformato dagli altri strani compagni che già popolano la tana.

Ci sono The Queen (Amedeo Carlo Capitanelli), burbera Drag-matrona in decadenza che, seppur nascosta fuori scena per gran parte del tempo, esercita un controllo assoluto sulla vita delle altre; Bunny Bell (Daniele Aureli), fragile, buffa ed eccentrica; Caterpillar (Stefano Cristofani) elegante nelle movenze e nel linguaggio, cinico e pungente nelle parole; Mad Pussy (Riccardo Toccacielo) facilmente irascibile e permaloso, aggressivo seppur nel suo pigiamone infantile. Omogenei e capaci, i cinque attori riescono a caratterizzare bene ciascun personaggio, ognuno con atteggiamento, carattere e tipologia di linguaggio ben definiti, senza cadere in esasperazioni caricaturali.

Il lavoro è corale, nessun personaggio viene dettagliatamente approfondito ed i vissuti personali sono appena accennati ma sufficienti ad aprire uno spiraglio su anime indistintamente confuse e tormentate. Sono figure divise a metà: non solo donne ma Divine, sicure, audaci e piene di sé - almeno di notte sul palco - eppure fragilissime. Sono Drag Queen e brillano sul palcoscenico. Ma com'è la realtà, quando i riflettori non sono accesi?

Il percorso di iniziazione di Matteo/Alice diventa quindi il pretesto per raccontare l'intimità di un mondo di speranze e sacrifici. Il suo sarà un viaggio in un paese delle meraviglie fatto di luci, ciglia finte e paillettes, tra prove di camminate su tacchi a spillo, consigli per dar sfogo al proprio lato femminile, dolorose confessioni e duri scontri, verso l'accettazione di sé (perché Drag Queen si è, non si diventa). Lo sfaccettato spettacolo alterna dialoghi brillanti e momenti divertenti (il decalogo della perfetta Drag Queen!) a atmosfere più intime, concentrando l'attenzione sul momento del cambiamento, sul “dietro le quinte” che diventa anche un “dietro la maschera”. Non assistiamo mai all'esibizione delle Drag, non possiamo applaudirle quando, rivestite di piume e lustrini, su tacchi vertiginosi, diventano le Regine del Palco più sfrontate, belle e grintose. E' un'efficace scelta privativa che lascia accesa la curiosità del pubblico. Le seguiamo invece prima del loro numero quando, sedute in fila davanti allo specchio del camerino, si truccano per salire sul palco in quello che è per loro l'unico momento di vera libertà espressiva. Si preparano e indossano la maschera. Make-up e parrucche sono un gioco di eccessi, gli abiti stravaganti sono identità posticce, sono le maschere che le aiutano ad essere divine e a dimenticare. Ma poi, più si avvicinano allo specchio, più riconoscono il loro vero volto, quello umano, vulnerabile, quello delle debolezze tenute nascoste anche a se stesse. La maschera indossata per liberarsi dalle convenzioni cade, presto o tardi. E' una maschera che aiuta e insieme nasconde e il toglierla avrà delle conseguenze, non si può allontanare quel qualcosa che non si può ricordare di dimenticare: il proprio nome. In questo che è forse il momento più intenso dello spettacolo è efficace e simbolica la trovata scenica. Non ci sono specchi in scena ma, delimitati dai tipici faretti da camerino, specchiandosi verso la platea, gli attori osservano loro stessi, così come il pubblico si ritrova in loro. Le scene sono di Francesco “SKY” Marchetti, il disegno luci di Gianni Staropoli.

Il testo, scritto dal regista Massimiliano Burini insieme a Daniele Aureli, è stato Semifinalista al Premio Dante Cappelletti 2014 ed è nato da un accurato studio seguito all'osservazione diretta della Compagnia OSM-Occhisulmondo su alcune Drag Queen reali.

 

Teatro Argot Studio - via Natale del Grande 27, 00153 Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono | fax 06/5898111, mobile 392 9281031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro (intero) - 8 euro (studenti e over 65)

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Giulia Taglienti, Ufficio stampa Teatro Argot Studio
Sul web: www.teatroargotstudio.com

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