Alain Badiou: Rapsodia per il teatro. Arte, politica, evento

Scritto da  Martedì, 20 Ottobre 2015 

Martedì 22 e mercoledì 23 settembre, presso il dipartimento di Storia dell’Arte e dello Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, si è svolto il seminario “Rapsodia per il teatro. Filosofia, cinema e arti performative nel pensiero di Alain Badiou” in occasione della pubblicazione del volume “Alain Badiou, Rapsodia per il teatro. Arte, politica, evento”, a cura di Francesco Ceraolo. Il testo, ricco di spunti interessanti, si adatta a differenti letture messe in luce da alcuni specialisti della materia, come Daniele Guastini docente di Estetica, Valentina Valentini docente di Arti e Scienze dello Spettacolo e Martino Feyles, dottore di ricerca in Filosofia, autore di numerosi saggi e articoli scientifici dedicati alla fenomenologia e all'estetica.

 

Il testo contiene la raccolta completa degli scritti di Alain Badiou sul teatro, dal 1990 ad oggi, che comprende la famosa Rapsodia per il teatro ed altri ulteriori interventi sui rapporti tra teatro e filosofia, teatro e politica e sulla commedia. Pubblicati per la prima volta in Italia, questi testi riconsegnano al lettore l'interezza dell'ultima grande teoria del teatro contemporaneo, il lungo e intenso lavoro di uno dei più importanti intellettuali e filosofi del nostro tempo, Alain Badiou. Il pensatore, eclettico nei suoi interessi, è anche drammaturgo. Alcune sue opere sono già state messe in scena. Autore sempre controcorrente, esegeta di Platone e fine conoscitore delle opere di Marx, Badiou è un grande estimatore dell’arte mimetica per eccellenza: il teatro.

Spesso i filosofi considerano il teatro come la forma artistica per eccellenza e Badiou ci regala un aforisma che motiva questa preferenza nella sua profondità: “Se il cinema è ovunque è perchè non richiede uno spettatore ma solo le pareti che circondano un pubblico. Uno spettatore è reale mentre un pubblico è una realtà la cui mancanza equivale alla presenza perchè si tratta solo di una questione numerica. Il cinema conta il pubblico mentre il teatro conta sullo spettatore”.

Questo paradosso spiega il particolare rapporto che il teatro stabilisce con lo spettatore, sul quale conta e che investe moralmente di valore in una relazione indispensabile all’evento drammaturgico. Mentre, per il cinema, l’accento viene posto sulla quantità del pubblico in una relazione più venale.

Rispetto al cinema che Badiou considera arte di massa, il teatro vive una marginalità poco rassicurante, ma è proprio dall’intrinseca fragilità dell’evento scenico che imbastisce la sua peculiarità.

Secondo Badiou solo il teatro riesce a cogliere l’essenza della realtà. Tutto nello spettacolo è deperibile, precario, non ripetibile, eppure non c’è arte che meglio riesca a cogliere l’intensità degli eventi.

Il teatro mette in scena un paradosso temporale.

“E’ quell’istante di vita che manca all’eternità per entrare definitivamente nel tempo, nell’essere. Il teatro stabilisce una connessione metafisica tra l’istante e l’eternità, costituisce il proprio tempo nel momento in cui scopriamo la banalità del nostro. Al nostro tempo non importa dell'eternità. È dalla parte del calcolo e dell'istante. La settimana prossima è già fuori dalla sua portata di significato. Ora, il teatro mostra come ogni misura reale del tempo implichi una presentazione dell'atemporale. Il teatro esibisce la connessione massima, quella dell'istante con l'eternità. Costruisce il proprio tempo, nel momento in cui noi sopportiamo la banalità del nostro. Il teatro ci dice che per sapere chi siamo, dove siamo, e quanto vale il nostro tempo, abbiamo bisogno di Amleto, di Antigone, del costruttore Solness, di Berenice, di Galileo, la cui esistenza atemporale è garantita dalla temporalità sperimentale e dalla singolarità dell’evento teatrale".

L’evento è la parola chiave della teoria di Badiou. L’evento teatrale, provvisoria espressione artistica che si ripete una volta sola mai uguale a se stessa incarna, rappresenta l’essere. Proprio perchè transeunte l’evento coglie l’aspetto universale del reale. Il teatro narrato come accadimento ideale.

Solo del teatro si può dire che accade certo non di un film. E’ l’evento che incarna, materializza le potenzialità rappresentative che nascono tra testo, autore, regista, attori, pubblico e spazio circoscritto sul quale si accendono le luci in attesa che qualcosa avvenga.

Badiou dà rilevanza anche all’aspetto politico del teatro che nasce, in Occidente, come apertura di uno spazio pubblico per riunire la comunità e dar vita all’atto catartico, teorizzato da Aristotele, come forma di terapia.

La dialettica di quest’arte mimetica con i poteri istituzionali ha attraversato tutta la sua storia. Il teatro come luogo di finzione ha di fatto sempre attirato lo sguardo vigile del potere in quanto luogo scomodo dove si lanciano continue sfide alla pigrizia mentale dello spettatore. Arte necessaria all’emancipazione della comunità deve per questo rivolgersi a un pubblico il più possibile generico.

Il “vero teatro” che si differenzia da quello commerciale d’intrattenimento è costituito da sette elementi: testo, regista, attori, spettatori, luogo, scenografia, costumi.

Badiou, nelle sue rigorose argomentazioni, dedica però maggiore attenzione alla figura autoriale che costituisce, secondo il filosofo, il perno insieme al regista per la realizzazione dell’atto scenico.

Estimatore del teatro di regia, Badiou con questo testo contribuisce ad arricchire le varie teorie intorno a questa forma artistica con una visione che sicuramente ne condizionerà la lettura nei prossimi anni.

 

Articolo di: Lia Matrone
Grazie a: Ufficio stampa Marino Midena

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