A.H. - Short Theatre, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Martedì, 16 Settembre 2014 

Antonio Latella, con il monologo “A.H.” prosegue il percorso di analisi artistica sulla menzogna di cui fanno parte, come a formare un unico spettacolo, "Die Wohlgesinnten" tratto dalle "Benevole" di Jonathan Littel, "Peer Gynt" di Ibsen e "Servitore di due padroni" dall'Arlecchino di Goldoni. Un doloroso e necessario viaggio nel male, le sue origini nel cuore dell'uomo, il suo incessante ed orribile ripetersi. Nobile Caronte, l'eccellente sensibilità attoriale di Francesco Manetti.

 

Stabilemobile Compagnia Antonio Latella presenta
A.H.
regia Antonio Latella
drammaturgia Federico Bellini e Antonio Latella
con Francesco Manetti
elementi scenici e costumi Graziella Pepe
luci Simone De Angelis
assistente alla regia Francesca Giolivo
fonico Giuseppe Stellato
production Brunella Giolivo
management Michele Mele
produzione stabilemobile - compagnia antonio latella
in coproduzione con Centrale Fies
in collaborazione con KanterStrasse / Valdarno Culture
special thanks Manetti Italia

 

La menzogna, la genesi, la Torah, Tolkien, il senso dell'umanità, il male.

Antonio Latella, modellando come creta il bravissimo Francesco Manetti, riflette e ci fa riflettere sulla perversa celebrazione del lato oscuro del genere umano, attraverso l'esplorazione del sonno della ragione.

A. H., Adolf Hitler ha rappresentato uno dei più famigerati paraventi dietro cui si è occultata, tracimando, l'insensata esplosione del male umano, condizione che si sta purtroppo riaffacciando in modo arrogante alle porte della nostra società umana, quando ci eravamo ormai illusi di esserci lasciati la storia alle spalle.

La creazione del mondo viene concentrata in una sola lettera della Torah, “Beth”, che contiene la frase “In principio Dio creò tutto” che contiene tutta la Genesi. La lettera viene segnata su un foglio, circondata dal bianco della carta, con un paio di baffetti che fatalmente splendono dentro di essa. Poi il foglio viene strappato, in pezzi piccoli, sempre più piccoli, vogliono rappresentare le vittime dei lager... 5.820.960! Homo homini lupus...

Il tutto è cadenzato dall’azione dell’attore, un Pinocchio che, con un elegante abito di carta bianca, impalpabile si corrompe disegnandosi ciuffo e baffetti da Terzo Reich con la Nutella, sembra Hitler, è... Hitler! Vaneggia, delira argomentando di dominio e di razze superiori, anche in natura, tra gli animali, tra uomo e donna... l’azione prosegue, l'abito, l'uomo si sporca, si umilia inseguendo una vacua eccellenza, il viso si stravolge in sofferente desiderio di onnipotenza.

Il linguaggio si frammenta, diventa essenziale, basico, secche frasi in tedesco, gli ululati di un cane lupo, una sequenza infinita di gesti, di armi per dare la morte, dalla clava all’atomica, la guerra come eterno, rassegnato boomerang. L'uomo, continuamente pronto a ferire, a straziare, a essere squarciato, sconquassato da tagli, abrasioni, pallottole, esplosioni, mentre il respiro si fa sempre più affannoso.

Le sequenze divengono pian piano meccaniche e mute, il pubblico assiste in una bolla di silenzio assordante, attonito, come se in tale silenzio, finalmente lontani dalle armi di distrazione di massa con cui vengono subdolamente costretti a gingillarsi costantemente, riescano ad aprire gli occhi, sopraffatti dall'orrore di se stessi.

Nel finale, in scena c’è solo un piccolo manichino da pittore, una marionetta a cui il leader si assuefà, illudendosi di riuscire a condizionarla, a cui offre in sacrificio l'anima. Più di 70 milioni, i morti della seconda guerra. Cosa è rimasto dell’Europa, cosa resterà di noi? Una sirena. “PAPÀ, PERCHÉ??!”, l’attore si strappa le vesti e, nudo, sembra dissolversi in un’esplosione atomica di borotalco, rannicchiato in terra, come a ripararsi da una crudele terra matrigna. Chiudono le ossessioni elettroniche di Antony and the Johnsons che ripetono: “cerco un po’ di tenerezza, e trovo Hitler dentro me”.

Teniamo sempre gli occhi aperti, per non doverli, poi, dover chiudere senz'anima.

 

La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: martedì 9 settembre, ore 20.15
Biglietti: singolo spettacolo € 8 - tessera giornaliera € 17 - Fabulamundi | We are still watching | Every-Body: € 3; prevendita online presso www.vivaticket.it

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio stampa Short Theatre
Sul web: www.shorttheatre.org - www.antoniolatella.com

TOP