Ago, Bianca e…Uno e Basta - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Sabato, 23 Marzo 2019 

Un gruppetto di estroversi spermatozoi si trova a ridere e giocare, fra un allenamento e l’altro, in attesa dell’atto della fecondazione che lo farà uscire in blocco per prendere una boccata d’aria. Ma come andranno le cose? A raccontarlo sono i protagonisti di «Ago, Bianca e…Uno e Basta», un lavoro di Michele La Ginestra e Adriano Bennicelli, in scena al Teatro Sette fino al 24 marzo.

 

Teatro Sette presenta
AGO, BIANCA…E UNO E BASTA
di Adriano Bennicelli e Michele La Ginestra
con Andrea Perrozzi, Ketty Roselli e Alessandro Salvatori
e con Manuela Bisanti, Alessandro Cecchini, Alice Diodovich, Matteo Magazzù e Mara Sabbioni
aiuto regia Ilaria Mariotti
assistente Flavia Prugnola
disegno luci Gian Marco Cacciani
organizzazione Alessandro Prugnola
foto di scena Debora Tofanacchio
grafica Laura Toniutti
regia Michele La Ginestra

 

Ha debuttato nell’aprile del 2004 per poi essere proposta in svariate occasioni. Ed oggi, a 15 anni dal suo primo allestimento, la commedia gode ancora di quella forza attrattiva capace di catalizzare l’attenzione dello spettatore facendolo divertire con educati riferimenti sessuali e commuovere con l’intensità del sentimento volto alla fratellanza. «Ago, Bianca e…Uno e Basta», in replica al Teatro Sette, ci racconta in chiave surreale e curiosa della difficile vita di alcuni simpatici gameti maschili sempre all’erta in vista dell’atto del concepimento, di cui hanno un’idea a dir poco pittoresca. Scritto da Adriano Bennicelli e Michele La Ginestra (che ne cura anche la regia), il lavoro è un inno alla speranza, che loda lo spirito di gruppo ed esalta il principio della solidarietà umana.

Resa sul palco mediante uno sdoppiamento dell’ambientazione, la pièce evolve lungo diversi percorsi destinati ad incontrarsi. Da un lato c’è quello di Agostino (Andrea Perrozzi) e Bianca (Ketty Roselli), e dei loro fantasiosi approcci amorosi; dall’altro quello degli spermatozoi, in allenamento costante in vista della “cosa” che dovrebbe portarli ad uscire per prendere una boccata di aria. Il concitato e frenetico Testosterone (un travolgente Alessandro Salvatori), anche preparatore atletico, è l’elemento di trait d’union fra il mondo interno ed esterno dell’individuo. Ghostwriter, autore di una tesi sull’esistenzialismo ungherese fra le due guerre, curatore della rubrica “rotti in cuore” che lo vede cimentarsi in un tema di cui non sa nulla, nello specifico l’amore, il quarantenne Agostino viene travolto dall’arrivo di Bianca, alias “amareggiata82”, una romantica trentasettenne persa per lui da tempo immemore, che dimostra di possedere grande senso pratico quando si rende conto di dover fare i conti con il ticchettare dell’orologio biologico.

E poi ci sono loro, le “cellule fecondanti”: 13015, che non accetta l’idea di poter venire alla luce con le fattezze femminili di cui è evidentemente dotata, ed ambisce ad essere battezzata con il nome di “Ogino”, al limite “Gino”. Al suo fianco saltella 712, aspirante poetessa che sceglie per la sua futura vita l’esotico nome di “Debborak” o Gaspara, in onore della scrittrice Gaspara Stampa. E ancora 5954, ossia Pàmela, puntigliosa e precisa, assieme al futuro Antonio, già ambizioso e di bell’aspetto. Fra tutti però chi spicca, suo malgrado, è 600, o “sei piotte”, “all’anagrafe Falloppio”, lo “spermatozoppo” cui è difficile dare una chance di riuscita. È lento, poco determinato, problematico. Insomma, arduo pensare che possa imporsi in quella gara oltremodo competitiva che la procreazione richiede.

Ma con l’espressione “uno e basta” cosa si intende? Si vuole fare riferimento al vincitore della “corsa” all’ovulo? Oppure si vuole esprimere il desiderio del singolo di distinguersi fra tutti? O al contrario, costituisce la traduzione dell’assenza di velleità di divenire qualcuno, per essere solamente se stessi? E ci si chiede, ma nella vita il trionfatore è sempre il più forte, il più furbo, il più veloce? Il testo, farcito di battute ironiche e divertenti, è solo in apparenza scanzonato perché in realtà lascia aperti tanti spunti di riflessione, affidando alla sensibilità del singolo l’eventuale loro sviluppo.

Lo spettacolo, che si snoda all’interno di una scenografia essenziale, è ben realizzato perché è dotato di una decisa coralità che è in grado di valorizzare, e di potenziare, le capacità espressive di ogni interprete.

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato ore 10.30-21, domenica ore 16-18
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero € 24, ridotto € 18 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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